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Libri & Conflitti. L'estratto di NON VOLEVO VEDERE
Libri & Conflitti Trieste, marzo 1989. Due giovani universitari si incontrano durante l’occupazione della facoltà. Si innamorano, si fidanzano, si sposano… ma lui si rivela autoritario, instabile e dedito alla droga. Un rapporto progressivamente sempre più difficile e claustrofobico, stretto fra l’ostinata convinzione di poter cambiare il destino ed un crescendo di menzogne, minacce e violenza, fino al tragico epilogo. Tratto dalla vicenda autobiografica di uno degli autori, il libro si presenta come una testimonianza «autentica» del distorsivo rapporto uomo/donna che, con agghiacciante frequenza ai giorni nostri, trova sbocco nel dramma del «femminicidio».

Trieste, viale Miramare spazzato dalla bora, sotto il cielo bianco di una mattina di dicembre. Due auto dei carabinieri inchiodano davanti ad una palazzina liberty in mattoni rossi. Hanno la sirena spenta, ma i militari che scendono armi in pugno hanno fretta: una rapida occhiata ai quattro piani e in pochi passi sono al portone. Un battente in ferro lavorato si apre e dal ramage di foglie si affaccia una giovane donna. Agita una mano: presto, presto, dicono i gesti convulsi. Gli agenti la seguono nell’atrio e il battente
si riaccosta. Dal vetro chiuso, il milite rimasto in auto guarda nervosamente verso il terzo piano. l’abitacolo oscilla sotto le raffiche
del vento, che piegano gli alberi sul lato opposto della strada, in un crescendo di gemiti e di schiocchi legnosi.
Lungo il viale, il flusso delle auto continua ininterrotto, rallentando appena in prossimità delle gazzelle, riaccelerando subito dopo, verso il centro o verso il mare. Sui marciapiedi non c’è nessuno, nessuno nemmeno ai giardinetti pubblici lì vicino, altalene, girello e scivolini di una città fantasma.
All’improvviso il primo sparo. L’istinto fa slacciare la fondina all’agente. Poi un secondo… tre, quattro, cinque, sei… Grida, donne, il pianto di un bambino. L’agente, nervoso, si morde il labbro inferiore.
Finalmente, al terzo piano si apre la porta finestra del balcone. Si affaccia un suo collega ma anche con il finestrino abbassato non c’è speranza di udirlo: la bora è troppo forte ed un treno sta fischiando il suo arrivo oltre il muro e il filare di alberi fiaccati.
Ma tutto il viale sembra essersi accorto di qualcosa: ombre appaiono alle finestre del palazzo e a quelle del palazzo a fianco, stagliate contro le tende e le luci al neon; Infagottati passanti, comparsi chissà da dove, si avvicinano cauti alle auto bianche e blu dell’Arma.
Il ramage di ferro si riapre e il brigadiere, curvo per contrastare i gelidi soffi carsici, corre dal suo collega. Confabulano per un minuto, poi entra a sua volta in auto e parla gesticolando alla radio.
In un momento di quiete si leva il lamentoso richiamo di una nave nel porto vecchio, nascosto dal muro della ferrovia.
Poi sirene lontane, improvvisamente vicine, spinte dal vento che ha ripreso a soffiare.
La folla cresce, qualche finestra si apre e facce si protendono sul viale. Clacson: le auto si bloccano all’arrivo zigzagante della prima ambulanza. Poi una seconda, seguita da altre auto del 112. C’è concitazione, c’è ansia.
In un carosello psichedelico di lampeggianti blu, medici e portantini corrono verso il palazzo. Dietro, i carabinieri. Un agente fa segno di circolare, di tornare a casa, qualche altro cerca di sbrogliare l’ingorgo.
Dalla penombra dell’atrio spalancato esce una lettiga su cui è adagiato qualcuno. Sulla coperta, a stento trattenuta, si allargano macchie scure. Via, via! Portiere sbattute. Di frizione e di sirena, l’ambulanza fende il traffico immobile; scodando, una gazzella la segue. Per un istante, i loro laceranti ululati riempiono il cielo opaco, prima di perdersi in lontananza.

Non volevo vedere
di Avalon - Fernanda Flamigni - Tiziano Storai -
Presentazione di: Lella Costa
Prefazione di: Susanna Camusso
Pubblicato nel: Novembre 2013
Pagine: 124
euro 10,00

ISBN: 88-230-1815-0




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