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Libri & Conflitti. L'estratto da FRIDA KAHLO. La bellezza terribile
Libri & Conflitti. La mostra su Frida Kahlo in corso a Roma, presso le Scuderie del Quirinale, anche per l'editoria italiana diventa un'occasione importante per rilanciare pubblicazioni su quest'artista ormai molto popolare a livello mondiale, non solo per la sua attività artistica, ma anche per l'interesse che ha suscitato e continua a scatenare nel pubblico e tra gli addetti ai lavori per la sua stessa, tromentata, drammatica eppure tanto ricca e profonda vita.
Una commistione, dunque quella tra vita e arte, in questo caso impossibile da scindere. In Frida Kahlo, la bellezza terribile (Gaffi editore, pagine 154, euro 12.90) di Gérard Roero Di Cortanze viene ripercorsa la sua intera esistenza, dalla sua attività di autodidatta, all'incidente che le mutò il percorso. E non è possibile, in tutto questo neanche trascurare il ricordo dei suoi amori, il contesto storico in cui è vissuta, e la stessa volontà della pittrice, che arricchita dalla forza e dal coraggio, attraverso la pittura, le hanno consentito di dare vita alla sua ricca produzione artistica.




Sono un povero piccolo cervo ferito

«Mi occorre volontà per ritrovare almeno la voglia di dipingere o di fare qualsiasi altra cosa»
Frida Kahlo

Rientrati in Messico, Diego e Frida si sistemano nella nuova dimora di San Ángel. Ne abbiamo già parlato, si tratta di due ambienti separati collegati da una passerella. Ognuno per conto proprio: cubo rosa per lui, cubo blu per lei. Come si dice in Messico, nella casa grande abita l’uomo, nella casa chica vive l’amante. Octavio Paz descrive Città del Messico degli anni ’30 come un luogo saturo di splendore decaduto, una specie di Palermo del Sudamerica, con le sue vecchie dimore e i palazzi antichi, «grandezza e povertà: lontana grandezza e malinconia».
Ma non è solo questo. C’è l’altra Città del Messico, quella che sembra ossessionata dalla modernità. La casa di Diego e Frida partecipa a tale spirito, quello di una capitale caratterizzata da strade e hotel di recente costruzione, monumenti, edifici amministrativi, che si estende verso ovest e sudovest, e «soggiace al piccone dei demolitori o alla fantasia devastante degli architetti».
Come vive il rientro Frida? Non molto bene. Al massimo fa colazione con il marito nella casa blu. Si parla di un lungo rituale che li vede leggere la posta e i giornali insieme, informarsi sui rispettivi progetti. Ciò nonostante sembra che lei cominci a bere, che abbia preso l’abitudine di tenere sempre con sé un fiasco di cognac nascosto nella borsa o sotto il vestito. Si dice che regga l’alcol meglio di un uomo… In realtà questo rientro non ha niente di allegro, Diego non era del tutto convinto. È deluso, frustrato, angosciato, arriva anche ad ammalarsi. Quell’anno segna l’inizio di una lunga serie di problemi di salute che gli impediranno di lavorare come avrebbe voluto. È sempre di cattivo umore.
Frida vive una fase di ripiegamento su se stessa, la malattia diventa un rifugio. A Alex scrive – si sono riconciliati da tempo e ormai è un confidente – che ha la testa «piena di microscopici aracnidi e di una grande quantità di minuscole bestioline4». Di colpo, in questo Messico che voleva tanto rivedere, «si perde […] ritrova i suoi vecchi demoni: la solitudine, il dolore, l’atmosfera di fatalità che aleggia su casa Kahlo e che la morte della madre ha reso ancor più percettibile5». Soffre, si sente terribilmente sola.
Scrive una lettera toccante a Ella e Bertram D. Wolfe:
«Sono completamente sola. Prima passavo le giornate a urlare per la rabbia contro me stessa e le mie disgrazie; ora non riesco
nemmeno a piangere perché ho capito che è stupido e inutile. Speravo che Diego cambiasse, ma mi rendo conto che è impossibile, ero un’allocca, avrei dovuto capire sin dall’inizio che non sono io a farlo vivere in un modo o in un altro, e ancora meno in questo genere di situazione».
Come se non bastasse, sopraggiunge una terza gravidanza, seguita da un aborto provocato dal dottor Zollinger. Una laparotomia esplorativa porta a un infantilismo ovarico. Nel corso dello stesso anno, Frida subirà inoltre un’appendicectomia e una prima operazione al piede destro: l’amputazione di cinque falangi la cui cicatrizzazione è interminabile. Ma c’è dell’altro. Un fatto tanto terribile quanto inatteso, mostruoso, insopportabile. Più brutto della solitudine e più intollerabile della malattia: un tradimento…
Cristina, sua sorella minore, la piccola figlia modello dagli occhi chiari e i lineamenti da bambola, la ragazza che ha dipinto nel 1928 e che Diego ha posto al suo fianco su uno degli affreschi del Mondo di oggi e di domani, la giovane madre abbandonata dal marito e che vive da quattro anni con i suoi due bambini nella casa di Coyoacán, l’amica più vicina, il suo doppio, la gemella, l’alleata − la sola alleata di sempre −, avvia una relazione con Diego.
Alcuni critici affermano che il rapporto tra i due artisti può definirsi “sadico”, ricordando che la piccola peste di Guanajuato
amava aprire la pancia di topi vivi per vedere cosa ci fosse dentro.

Frida Kahlo
la bellezza terribile
di Gérard Roero Di Cortanze
Gaffi editore
collana Centenaria
pagine 154 
euro 12,90
ISBN 978-88-6165-115-9

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