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Libri & Conflitti. L'estratto: Tsipras chi? Il leader greco che vuole rifare l'Europa
Libri & Conflitti. Non sono le polemiche oggi a interessarci ma tornare al programma della lista Tsipras e così alla candidatura di Alexis Tsipras. Un'opportunità e un interessante lavoro per approfondire e conoscere il leader greco candidato alle europee - nel caso di chi ancora non avesse potuto incrociare questo giovane quasi quarantenne, già leader di Syriza - è di certo il libro a cura di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena, Tsipras Chi? edito da Edizioni Alegre.

Sono quaranta, forse di più, le presentazioni in cui sono impegnati i due giovani giornalisti che, libri in spalla, in Italia, si stanno dedicando a far conoscere e divulgare attraverso l'impegno della parola e della divulgazione vis à vis, la figura di questo giovane leader che qualcuno ha definito “il nemico numero uno dell’Europa”.

E' davvero così? Tsipras, di sé, dice di essere solo "nemico solo della finanza e dei poteri forti e vuole un’Europa sociale e solidale". Oggi incarna senza alcun dubbio l'alternativa europea più concreta alle politiche d'austerity imposte dalla trojka.
Il libro edito da Edizioni Alegre, a cura di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena ripercorre dunque la sua storia politica, dal movimento No Global alla nascita di Syriza, analizza la genesi della crisi economica e come essa ha influito sul sistema politico contribuendo all'enorme successo del partito di Tsipras e all'implosione dei socialisti del Pasok. Gli autori ne presentano il programma senza nascondere i dibattiti interni al suo partito, il reale radicamento sociale ma anche le difficoltà di fronte all’ipotesi di un governo anti-sistema.






L’ascesa di Tsipras


È il 2006 l’anno della svolta. Alavanos ha l’intuizione e lancia il leader dei giovani del Synaspismós alle elezioni amministrative
di Atene. Come candidato sindaco. Fresco, dinamico, estraneo alla cerchia del potere e della corruzione dei suoi competitor di
centrodestra e centrosinistra, Tsipras segna una rottura netta con il passato. La sinistra radicale non è più rappresentata dai vecchi
reduci, ma da un ragazzo dal linguaggio semplice e accattivante.
Alavanos lo sceglie come erede, lo incorona andando contro una parte della coalizione che vede nella scelta un azzardo eccessivo.
Da parte sua il promettente leader in pectore, trentaduenne, non delude le aspettative del suo “padre politico”. Fa una campagna
elettorale aggressiva invocando nuovo welfare e diritti, puntando l’indice soprattutto contro la dilagante piaga della precarietà
giovanile. Porta a porta. Parlando – ed è questo forse il pregio migliore – una lingua diversa dagli altri e lontana dal politichese.
Nei comizi incita: «Rivoltiamo questa città dalla testa ai piedi». Alla fine Tsipras, con la sua lista “Città aperta”, conquista il 10,5
per cento e viene eletto consigliere comunale: un risultato senza precedenti per un candidato della sinistra radicale. Alavanos aveva
puntato sul cavallo vincente.
Intanto nel 2007 si aggregano a Syriza la Koe (Organizzazione Comunista di Grecia che in Italia è “gemellata” con la piccola organizzazione Rete dei Comunisti) e il gruppo ambientalista “Intervento Ecologico”. La coalizione alle elezioni nazionali aumenterà di 120.000 voti raggiungendo il 5 per cento. Sopra ogni aspettativa, passando da 6 a 14 deputati. Ma Syriza è ancora un animale strano e poco conosciuto fuori dai confini nazionali.
L’inviato di Repubblica Renato Caprile dando conto delle elezioni parla del risultato degli «ecologisti di Syriza». Alavanos decide di completare l’opera già iniziata con le elezioni amministrative di Atene nel 2006: dare le chiavi del Synaspismós ad Alexis Tsipras, relegando se stesso ad un ruolo di supervisore, di “padre spirituale”. Un controllo dall’alto, dando però a Syriza – almeno a livello pubblico – un’immagine di forte rinnovamento generazionale. Il 10 febbraio 2008 il passaggio del testimone formale: Tsipras, appena trentatreenne, viene eletto presidente diventando il leader più giovane di un partito greco.
Nel suo discorso di insediamento conferma l’importanza della coalizione di Syriza rivendicando il percorso intrapreso negli
anni precedenti all’interno dei movimenti e per l’unità delle sinistre.
In tutte le sue differenze. Inoltre ribadisce l’intenzione di non aprire forme di dialogo col Pasok sottolineando – per la prima volta – una vocazione maggioritaria. È questa la vera novità. Non più opposizione, ma voglia di governare. Lì per lì sembra quasi un atto di presunzione, la follia di un esaltato.
«Eravamo un partito piccolo ma volevamo davvero cambiare mentalità. Il nostro obiettivo era arrivare al potere senza mai ovviamente rompere il rapporto coi cittadini e le lotte sociali», ricorda ora Nikos Karadilion, coetaneo di Tsipras, sindacalista del
settore privato e dirigente di Syriza ad Atene. Nelle “giovanili” del Synaspismós dai tempi di Genova, dà rilievo alle parole del suo amico Alexis: «C’è stato un cambio di paradigma. Seppure i sondaggi ci dessero al 4 per cento, abbiamo iniziato a porci nel
partito la questione del governo. Syriza non era nata per fare mera opposizione ma per cambiare la società e i suoi rapporti di
forza: dal basso verso l’alto».
In una taverna di Kesariani, luogo simbolo della Resistenza greca dove nel 1944 i nazisti uccisero duecento partigiani, Karadilion
ripensa al crollo del Pasok e all’ascesa di Syriza: «La storia ci ha dato ragione. La nostra coerenza ha pagato. La credibilità in

1. Syriza, una storia in movimento

La politica è un fattore importante, se hai una strategia devi mantenerla anche quando sul momento non ti porta i frutti sperati». «Il
nodo della governabilità è molto difficile. Dipende per chi lo fai e in quale direzione», aggiunge invece Primikiris. «E soprattutto
dobbiamo allontanare l’idea riformista di cambiare un po’ lo status quo, perché così si ottiene solo l’alternanza tra centrodestra
e centrosinistra. Bisogna andare al governo ma con politiche di rottura e di vera alternativa, altrimenti i cittadini ti puniscono».
Il rapporto con gli anarchici Il 2008 segna l’inizio della crisi, e porta con sé una rivolta sociale e generazionale fino ad allora relegata ai margini della società. Syriza, fedele alla sua breve storia, continua a contaminarsi coi movimenti, anche quelli più radicali.
È il 6 dicembre. Ad Atene un agente della polizia spara due colpi e uccide, nel cuore del quartiere anarchico Exarchia, lo
studente quindicenne Alexandros Grigoropoulos, lì in compagnia degli amici. Secondo la ricostruzione del poliziotto i giovani avrebbero lanciato sassi contro la pattuglia, versione invece negata dai presenti. Alexis muore agonizzante, in piazza. Sotto
gli occhi della gente. Il pianto si trasforma in rabbia e la rabbia, presto, in rivolta. Da Exarchia, la sera stessa dell’assassinio, si sviluppa una forte protesta di 300-400 persone che si riversa per le strade: i durissimi scontri si diffondono a macchia d’olio. Da
Atene a Salonicco e a Patrasso. Grigoropoulos diventa simbolo di una generazione senza futuro né diritti che pian piano lo Stato
greco sta uccidendo. Secondo il Guardian2 questi giovani «sono figli e figlie della classe media, scioccati dall’uccisione di uno di
loro, disgustati dall’incompetenza e dalla corruzione del governo, arrabbiati per le promesse disattese del sistema educativo,
impauriti dalla prospettiva di dover lavorare più duramente dei loro esausti genitori». Gli attivisti di Syriza scendono in piazza con loro. Sono parte di quel movimento che prende il nome di “generazione 700 euro”, riferendosi alla precarietà di cui sono vittime. Un
movimento in realtà nato anni prima e che aveva vissuto una fase di forte conflitto sociale già nel biennio 2006-2007 con
un’ondata di occupazioni e manifestazioni contro la riforma della Costituzione e la privatizzazione dell’università pubblica.
Una gioventù sfiduciata dal sistema bipolare Pasok-Nuova Democrazia e, quindi, senza rappresentanza. «In questo quadro la radicalizzazione e la creatività dei giovani in tutto il Paese assume la ribellione di dicembre 2008 come un simbolo e un’occasione
per uno scontro con la polizia, che costituisce il potere più vicino e visibile, ma anche con le banche, i media, il modello
di organizzazione della vita. Un’offensiva totale contro il sistema e i suoi simboli» racconta Dimosthenis Papadatos, giovane blogger e attivista delle reti antirazziste che proprio in quei caotici momenti, come molti altri, si accorse della presenza in piazza di Syriza: «Delle forze partitiche e parlamentari, era la sola a esserci. Mentre tutti invocavano la repressione
degli incappucciati e dei violenti, i suoi dirigenti e militanti parlavano di ribellione giovanile».
Il libro Il fuoco di Atene3 ricostruisce in maniera minuziosa le proteste e, stando sul posto in quei concitati momenti – dove
nella prima settimana di violenza vengono sparati dagli agenti 4.600 lacrimogeni – il giornalista riesce a incontrare Yannis Bornous,
allora ventinovenne e giovane dirigente del Synaspismós.
Per lui «l’uccisione di Alexis ha fatto esplodere simultaneamente diverse frustrazioni e ha rappresentato la generalizzazione della
crisi greca, una crisi risultato di un deficit multiplo: di lavoro, con l’irruzione prepotente del precariato in una società abituata
fino a quel momento al posto fisso; di istruzione, con l’educazione superiore segnata da una competitività esasperata e dal
privato che supplisce alle carenze del settore pubblico; del mondo degli intellettuali e dell’arte, che con la loro partecipazione hanno espresso profonda insofferenza nei confronti di un potere politico bloccato».
Per i detrattori, tra Syriza e le ali più dure e violente della piazza c’è stata una sorta di reciproca intesa. Un’affermazione spesso utilizzata in termini propagandistici, con l’intenzione di screditare il movimento liquidandone le ragioni. Di certo però Syriza ha avuto nel tempo la capacità di relazionarsi con tutti, anche con gli anarchici, cooperando nelle università o nei luoghi
di lavoro. Una ricerca del 20124 evidenzia come il 12 per cento dell’elettorato complessivo del partito di Tsipras si dichiari
«antiautoritario e anticapitalista» e molti anarchici, quelli non ferventi astensionisti, vadano a votare Syriza. Nella giovanile del partito, ancora oggi, si leggono autori della scena teorica anarchica tradizionale e di quella post-autonoma come Antonio Negri,
Giorgio Agamben, Sergio Bologna, Franco “Bifo” Berardi e George Caffentzis.
Il 10 gennaio 2013 in un’intervista radiofonica il deputato Vanghelis Diamandopoulus – che a ottobre 2012 insieme al collega di partito Dimitris Kodelas salì a bordo della nave che trasportava aiuti umanitari per Gaza – per difendere un centro sociale dallo sgombero esordì con un «condivido alcune idee dell’anarchia», per poi continuare: «In quello spazio si tengono lezioni per ragazzi, corsi di teatro e attività utili per contrastare le piaghe sociali della popolazione. Il problema è il governo che vuole distruggere ogni forma di resistenza».
Sempre per il blogger Papadatos, durante le dure proteste degli anarchici «Syriza è stretta tra due fuochi: da una parte la destra la accusava di organizzare e proteggere i violenti, dall’altra alcune frange più radicali le dicevano di essere troppo moderata. Il partito viene dalla tradizione No Global, dalla disobbedienza civile e preferisce altre pratiche a quelle della devastazione, nello stesso tempo si schiera contro la repressione dello Stato e comprende le ragioni dei cosiddetti incappucciati».
Come dopo l’uccisione di Grigoropoulos. In una Grecia già infuocata dalle ribellioni giovanili nell’ottobre del 2009 si va a elezioni anticipate. A vincerle è il Pasok di Geórgios Andreas Papandreou – soprannominato “Giorgaki” e terzo premier di una dinastia politica iniziata col nonno – che ottiene il 43 per cento dei consensi a scapito del presidente uscente Kostas Karamanlis di Nuova Democrazia. A Syriza va il 4,6 e Tsipras per la prima volta viene eletto nel Parlamento greco. Da quel momento – forse casualmente, forse no – comincia l’ascesa della “Coalizione della sinistra radicale”.


Matteo Pucciarelliè nato a Livorno nel 1984. Giornalista di Repubblica, lavora nella redazione di Milano. Collabora con Micromega e cura un blog su Micromega.net. Ha scritto Gli ultimi mohicani, una storia di Democrazia Proletaria (Alegre, 2011) e L'armata di Grillo. Radiografia del Movimento 5 stelle(Alegre, 2012).Giacomo Russo Spena è nato a Roma nel 1981. Giornalista di Micromega, in passato ha lavorato per il manifesto e Il Riformista. Ora collabora anche con l'Espresso.it e Il Fatto del lunedì. Blogger de l'Huffington Post, ha scritto con Daniele Nalbone Ripuliti, postfascisti duerante e dopo Berlusconi (Castelvecchi, 2012).

Giacomo Russo Spena è nato a Roma nel 1981. Giornalista di Micromega, in passato ha lavorato per il manifesto e Il Riformista. Ora collabora anche con l'Espresso.it e Il Fatto del lunedì. Blogger de l'Huffington Post, ha scritto con Daniele Nalbone Ripuliti, postfascisti duerante e dopo Berlusconi (Castelvecchi, 2012).

Tsipras chi?
di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena
edizioni alegre
prefazione di Valeria Parrella
euro 12,00
pagine 128
isbn: 9788898841059
date uscita: 04/2014



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