Mercoledì 19 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento 16:26
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Libri & Conflitti. L'estratto da IN BASSO A SINISTRA. Politica, sindacato e conflitti sociali tra globalizzazione e crisi
Libri & Conflitti Negli ultimi trent’anni il panorama politico italiano è cambiato radicalmente.
Le organizzazioni della sinistra sono state trasformate fin nella loro identità e si sono presentate disarmate di fronte alla “tempesta perfetta” creata dall’incrocio delle quattro grandi crisi che hanno segnato il passaggio dal XX al XXI secolo: la sconfitta del movimento operaio novecentesco e la crisi delle sue ideologie, il crack finanziario iniziato dagli Stati Uniti e culminato nella recessione europea, il collasso della rappresentanza politica e l’affanno della democrazia, il disagio sociale e l’aumento delle diseguaglianze.
Due testimoni privilegiati ricostruiscono le tappe e i passaggi di questa trasformazione: Rinaldini con un racconto in prima persona, e poi in dialogo con Polo. Ne viene fuori un “diario di viaggio” nella storia della sinistra, del sindacato e dei movimenti negli anni in cui la lotta di classe è stata fatta dal capitale: dall’autunno ’80 in Fiat al crollo del Muro di Berlino, dalla fine del Pci all’era berlusconiana, dalla ritirata sindacale alla precarietà del lavoro, dalla finanziarizzazione alla recessione economica.
Il bilancio è ricco di critiche, e anche di autocritiche: non per rassegnarsi, ma per ritrovare strumenti di ricostruzione.



Nel ripensare questi anni di militanza sindacale, la prima immagine che mi viene in mente è anche una delle più dure e dolorose: Roma 26 maggio 2003, un drammatico comitato centrale della Fiom si conclude a tarda notte con una dichiarazione di voto di Claudio Sabattini, allora segretario generale regionale della Fiom siciliana: “Devo dire che la Sicilia è ampiamente rappresentata in questo comitato centrale e date le mie fatiche e le mie esperienze, rassegno le dimissioni dal comitato centrale e quindi dalla direzione”.
Per la Fiom è un colpo durissimo. Talmente pesante da essere rapidamente rimosso dalla gran parte di quel gruppo dirigente, come se non fosse successo nulla. Per me un’amarezza profonda, un buco allo stomaco e alla testa mai rimarginato, alleviato soltanto dai
rapporti personali di stima e d’affetto che non si sono mai interrotti.
È possibile che alla scelta di dimettersi dagli organi dirigenti, dalla sua Fiom, Claudio Sabattini sia stato spinto anche dal fatto che durante quella riunione – visti i toni e le accuse intollerabili che andavano ben oltre il merito – in un rapido colloquio gli avevo annunciato d’aver deciso di rassegnare seduta stante le dimissioni da segretario generale della Fiom. Mi rispose che capiva ma che non potevo farlo o meglio, non dovevo farlo. Non escludo che in quel momento abbia
maturato la decisione delle sue dimissioni.
Quell’episodio è emblematico delle ragioni che mi spingono a ricostruire gli avvenimenti, le scelte della Fiom, il confronto e le discussioni nella Cgil di questi ultimi decenni; può rappresentare bene la radicalità delle trasformazioni e le difficoltà delle scelte conseguenti che hanno coinvolto tutti. Mi sembra doveroso farlo, al termine di decenni di militanza attiva nella Cgil con responsabilità a livello confederale e di categoria, per contribuire a evitare semplificazioni e rappresentazioni di comodo oggi dilaganti in operazioni di revisionismo storico a uso e consumo dei gruppi dirigenti che possiamo leggere anche sulle pubblicazioni del sindacato.
Sono stato eletto segretario generale della Fiom nel maggio 2002 su proposta del segretario uscente, Claudio Sabattini, condivisa da Sergio Cofferati allora segretario generale della Cgil. Al governo c’è Berlusconi, alle spalle abbiamo la grande manifestazione della Cgil del 23 marzo con tre milioni di persone al Circo Massimo e l’accordo separato tra Federmeccanica, Fim e Uilm sul rinnovo del biennio economico del 2001, mentre siamo alla vigilia del rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici che scade a fine 2002.
Non ho una storia “fiommina” e arrivo alla Fiom nazionale da un ruolo di responsabilità generale confederale, nella Camera del lavoro di Reggio Emilia e poi nella Cgil dell’Emilia Romagna. Quel passaggio, dalla confederazione ai vertici della categoria dei metalmeccanici, rappresenta una cesura nella mia esperienza: vengo proiettato in una assunzione di responsabilità sindacale e politica certamente gratificante ma nello stesso tempo da “brividi” perché ci arrivo privo di un’approfondita e specifica conoscenza contrattuale della categoria e in una situazione congiunturale non semplicissima, con la Fiat praticamente in stato fallimentare e all’avvio della discussione sulla piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale.
Viceversa, mi erano chiare e condividevo le scelte fondamentali compiute dalla categoria negli ultimi anni e i termini della discussione in Cgil. Un prima e un dopo che in situazioni e fasi diverse hanno caratterizzato il ruolo della Fiom e dei metalmeccanici.

In basso a sinistra
Politica, sindacato e conflitti sociali tra globalizzazione e crisi. L'anomalia chiamata Fiom
di Gabriele Polo, Gianni Rinaldini
manni editore
euro 14,00
isbn 978-88-6266-558-2



Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi