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"Riforma della scuola? Basterebbe farla funzionare". Lo sfogo di una professoressa di Palermo, dove l'altro giorno è andato Renzi

Maria Gagliardito, insegnate, sindacalista della Flc-Cgil. L’altro giorno è venuto a Palermo il premier Renzi, per inaugurare l’anno scolastico, sciegliendo la scuola intitolata a Padre Pino Puglisi, martire della mafia.
La mia personale sensazione è che Renzi abbia “approfittato” della figura di don Pino Puglisi per andare a fare i suoi proclami a Brancaccio. Quel “io sono con voi” suona falso e vuoto. Con chi sta realmente Renzi visto che da una parte indebolisce le fondamenta della della scuola statale e dall’altra apre la scuola alla privatizzazione?

La scuola di oggi, specie la primaria e la secondaria di Primo Grado è spesso una scuola di trincea, in particolare in quei contesti degradati e poveri di risorse. Con il taglio dei finanziamenti e del personale, scolastico, le scuole devono fronteggiare situazioni di emergenza che vanno al di là dei normali compiti e delle risorse umane e professionali. Faccio un esempio: Il Fondo di istituto che serviva per molti progetti pomeridiani e poter tenere le scuole aperte agli studenti nelle ore pomeridiane è stato via via ridotto. Lo scorso anno, è stato dimezzato e quest’anno verrà ancora di più impoverito. Ci era stato detto che parte di queste risorse dovevano essere utilizzate per pagare gli scatti di anzianità, ora però la nuova riforma cancella di fatto gli scatti di anzianità, ma il fondo di Istituto è sempre più impoverito. E non si capisce quei fondi che fine faranno. Renzi è venuto a parlare di supporto alla scuola e ad oggi mancano molti gli insegnanti di sostegno, e gli organici in molte scuole non sono del tutto al completo, a fronte di una lunghissime graduatorie di precari storici disponibilità per molte classi di concorso.

I ragazzi con disabilità sono praticamente abbandonati a se stessi?
Le ore di sotegno agli alunni disabili è stato notevolmente ridotto. Prima della riforma Gelmini gli alunni con disabilità riconosciuta potevano contare sulla presenza dell’insegnante di sostegno per 18 ore settimanali almeno. Adesso il medesimo insegnante di sostegno viene affidato a più studenti magari inseriti in classi diverse, rendendo praticamente quasi vano il suo supporto didattico. Se poi la scuola si trova inserita in un contesto periferico, fuori da un’ottica di rete con le altre istituzioni, quali ad esempio i servizi sociali e i consultori, come accade spesso in alcuni quartieri “a rischio” della mia città, risulta difficilissimo recuperare le situazioni di disagio sociale e a di devianza. Non sono rari i caso in cui ci si trova ad intervenire per scongiurare comportamenti anche violenti, con rischi di incolumità fisica degli insegnanti e in primo luogo degli alunni . Tutto questo Renzi, che è voluto venire a Palermo, lo sa benissimo, ma è venuto a parlarci di altro.


E il fenomeno della dispersione scolastica?
I dati sulla dispersione scolastica includono i casi di bocciatura o di numero elevato delle assenze. La scuola rimane comunque l’unico punto di aggregazione nel territorio. I ragazzi superano il monte-ore delle assenze, è vero, ma di fronte a situazioni in cui hanno ricevuto anche sospensioni di quindici giorni per comportamenti gravi, ce li troviamo lo stesso a scuola. La scuola comunque è l’unico aggancio con la società. E’ un luogo che li incuriosisce e in cui possono manifestare la loro personalità anche con comportamenti scorretti.


Torniamo agli insegnanti, costretti a concorrere sulla produttività.
Non oso immaginare cosa possa comportare nella vita di una scuola, introdurre un sistema del genere. Non è ben chiaro chi valuterà chi e che cosa. Un nucleo di valutazione composto dal Dirigente Scolastico e da uno staff ovviamente vicino al dirigente scolastico e presumibilmente un membro esterno. Ciascun docente dovrebbe cercare di farsi “certificare” sul proprio “portfolio” quanti più “crediti” possibili con le più disparate esperienze formative e professionali. Un gruppo di docenti quindi dovranno decretare, a chi dei loro colleghi spetti un aumento di stipendio. Immaginiamo le conseguenze dal punto di vista delle relazioni umane per non parlare dell’effetto sulla credibilità e l’autorevolezza del docente nei confronti dei suoi studenti, quando sarà certificato che egli non figura tra i «bravi docenti» della scuola. Se a questo aggiungiamo la possibilità che la fondazione privata “X” andrà a finanziare la scuola, ovviamente aumenta il rischio della mancanza di oggettività dei criteri. Per non parlare della minaccia alla libertà e alla laicità dell’insegnamento oltre che alla parità delle opportunità di tutti gli studenti a prescindere dalle loro condizioni di partenza.

Gli insegnanti, intanto, sono al minimo della motivazione
Per quello che riguarda la mia esperienza, davanti all’emergenza si cerca di fare fronte compatto. L’unica arma che ci rimane di fronte al disagio è quella della solidarietà reciproca tra docenti. Però ci stanno togliendo la veramente la voglia di crederci.

Ci sentiamo continuamente beffati. Ritorniamo ad esempio agli alunni disabili. Mi riferisco sempre ai contesti di disagio sociale dove le sistuazioni di ritardo cognitivo e o disturbo del comportamento sono purtroppo più frequenti. A volte all’interno di una classe questi possono raggiungere il 40%. Cosa si sono inventati gli esperti del Ministero della Pubblica Istruzione? I cosiddetti BES Bisogni Educativi Specifici. E’ un modo per non riconoscere una disabilità tale da nominare un insegnante di sostegno per l’alunno, caricando ulteriormente gli insegnanti di responsabilità e di impegni per i quali non sono stati formati (es. alunni dislessici, disgrafici, con ritardi cognitivo). Il risultato è ovviamente, in molti casi, l’appiattimento verso il basso dei contenuti e dei risultati.

Spesso in questi contesti gli insegnanti che hanno precedentemente avuto esperienze professionali diverse, sono costretti a reinventarsi il proprio ruolo.Per un’insegnante di lingua straniera, come me ad esempio che insegno Francese, quando mi trovo davanti una classe di alunni la cui lingua veicolare è il dialetto palermitano, devo davvero mettere in moto innumerevoli risorse personali per creare un minimo di motivazione negli alunni.

Vogliamo parlare dei nostri stipendi? Ci sentiamo offesi nella nostra dignità professionale. Ti faccio il mio esempio, percepivo 1.320 euro che con i famosi 80 euro di Renzi sono diventati 1400. E’ chiaro che non è dignitoso. Con il blocco dei contratti non c’è alcuna possibilità di migliorare la propria condizione economica.

Ti sei fatta una idea di questa cosiddetta riforma?
Non accetto nulla di questa riforma perché tradisce visione della Scuola Statale come è sancita dalla Costituzione. Non è più al scuola della pari opportunità e della libertà di insegnamento. Rischiamo “imbavagliare” i saperi

L’assunzione dei precari è tutta da vedere. Ammesso che si realizzi, questo non deve essere l’elemento per trovare l’accordo su tutto il resto e avallare i trabocchetti di questa riforma. Il timore è che tutto questo si realizzi.

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