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"Dalla scuola è uscito netto un segnale collettivo contro l'autoritarismo". Intervista ad Alessandra Fantauzzi, rsu Unicobas
Alessandra Fantauzzi, maestra, rappresentante sindacale Unicobas a Roma. Il mondo sindacale è spaccato tra chi ritiene il testo inemendabile, chi chiede radicali trasformazioni e chi già segnala la propria disponibilità al compromesso…
Vedremo nel concreto cosa accadrà. Posso solo dire che questa materia non si può affrontare con un’ottica sindacale stretta. In piazza non c’erano solo gli insegnanti, che sono i diretti interessati, ma anche gli studenti, le famiglie, e anche molte persone che sono venute a gridare il loro “no”anche se non fanno parte della scuola. Il nodo è politico, come del resto ogni cosiddetta riforma che è stata tentata nella scuola. Proprio perché ogni riforma non aveva una ratio ma di volta in volta partiva da un angolo visuale ristretto, la riorganizzazione, piuttosto che il corpo docente, i tagli, oppure gli ordinamenti. Ad un certo punto è esplosa la contraddizione, ovvero la maturazione della consapevolezza politica dell’attacco alla scuola pubblica. Ancora si deve consolidare ma se sapremo irrobustirla avremo dato un senso alla battaglia di questi mesi.

Si è detto in più di qualche sede che il movimento contro la cosiddetta riforma della scuola è nato grazie a una forte spinta dal basso. Qual è la tua esperienza di rappresentante sindacale a stretto contatto con alunni, professori, personale tecnico e famiglie?
Ho tenuto molte assemblee sindacali in questo periodo per informare e compattare la protesta. Una prima considerazione è quella che il mondo della scuola, come tutto il mondo del lavoro, ha sofferto in questi anni del deficit di democrazia sindacale dal quale è afflitto il nostro paese, I sindacati maggiormente rappresentativi, hanno rinunciato al loro ruolo di promotori di una coscienza di classe. Ho trovato colleghi, più o meno giovani, subissati da informazioni spesso contraddittorie che non riuscivano nemmeno più ad orientarsi nella prassi consolidata della partecipazione agli organi collegiali. Colleghi spauriti, rassegnati spesso alla mercè delle prepotenze del Dirigente Scolastico di turno. A scuola c' è sempre stata l' anomalia di vivere, per una questione inerente alla formazione emotiva del corpo docente  - chi insegna , salvo poche eccezioni non è mai uscito dalla scuola: da studente l' autorità massima è il preside e, da lavoratore il tuo capo è il preside - la figura del Preside come una sorta di archetipo.

Vuoi dire che è in atto una vera e propria ribellione all’autorità?
Se questa funzione, negli anni scorsi, veniva controbilanciata anche psicologicamente, dalla "prassi democratica" degli organi collegiali - collegio dei docenti e consiglio d' istituto -, e dalle figure dei "vecchi" presidi abituati esercitare il ruolo di primi fra pari, oggi , con la funzione Dirigenziale attribuita loro e con l' entrata di giovani dirigenti dotati di nuovi e maggiori poteri, formati per essere burocrati, con pochissime o inesistenti esperienze didattiche, "controllati" dall' amministrazione centrale, puoi ben immaginare, l' azione di bilanciamento degli organi collegiali è davvero inficiata. Ci sono scuole dove il Dirigente, davvero si comporta, oggi, come un satrapo, prepotente e inutilmente feroce. I colleghi vedono, negli sproporzionati poteri che assumerebbe la Dirigenza Scolastica,

Una minoranza, come scriveva oggi Repubblica è comunque rimasta a difendere la riforma Renzi-Giannini, come te lo spieghi?
E' grazie a queste voci che incitano alla rassegnazione, declinano la dialettica del conflitto a mera rivendicazione che come tale può essere sempre tacciata di corporativismo, può essere sempre ricondotta alla logica della mediazione su piccoli ed insignificanti particolarismi. Ma non è forse anche questo, uno degli infiniti modi, in cui si rappresenta , banalmente, il volto feroce del "gattopardismo"? A fronte di questi che danno l’idea di essere dei veri e propri colonnelli pronti ad eseguire qualsiasi ordine e invasati di spirito di competizione, c’è la maggioranza dei colleghi spaventanti dalla trasformazione del lor stato giuridico che li renderebbe a tutti gli effetti lavoratori subordinati, con buona pace della libertà d' insegnamento, alla mercè di un uomo solo che deciderebbe delle loro scelte didattiche. Sono spaventati dalla differenza che ci sarebbe tra una scuola e l' altra, differenza che anche oggi è possibile apprezzare, grazie proprio a quell' autonomia scolastica che è diventata autogestione della miseria.

 

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