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"Chavez il presidente della pace", note a margine a proposito dell'ultimo libro della giornalista Marinella Correggia
Un libro sulla pace, ma che parla di guerre...come a dire che non possiamo parlare ancora dei nostri desideri, fagocitate come siamo da quella logica destruente e distruttiva che ci costringe a ribattere colpo su colpo all'assedio senza peraltro avere il sopravvento. Un maestro e amico che non c'è più, Luigi Cortesi, in un testo di ricerca sul rapporto tra condizione umana e guerra, " Storia e catastrofe" si chiedeva : "L'uomo puo' distruggere il mondo. Ma che "uomo" è? in quale veste si presenta? E' un "uomo" umano? Se non lo è, quali sono gli aspetti e gli strumenti della sua disumanità: Che cosa, trascerndendo la storia propiamente umana, rimane storia, eppure si rivolge contro l'umanità"-

Chavez," El presidente de la paz" che è anche il titolo del libro di Marinella Correggia (Edizioni Sankara, 2015), è una figura che si muove nel solco di quell'indagine e delle domande che poneva. Da uomo di stato, cerca di trovare delle risposte. La cosiddetta "crisi libica" fu uno dei banchi di prova della sua proposta politica: ribaltare l'orientamento di trovare soluzione a una crisi con un'altra crisi, a una guerra con un'altra guerra, a una catastrofe con un'altra catastrofe. Alla base di quello che sarebbe potuto diventare un "New Deal" delle relazioni internazionali non c'era un'invocazione umanitaria, ma la rielaborazione di un paradigma che vuole nel rapporto crisi economica/guerra l'affermazione di un autmatismo della Storia. Non è così.

La Storia non dimostra nulla più di quanto non abbia già una sua origine e volontà, e dunque Chavez, forse, aveva capito che è della storia (con la s minuscola) che si tratta, quando si dice "la storia siamo noi" e dunque non c'è paradigma che tenga se la facciamo e narriamo sulla base delle nostre azioni.
La cronaca ragionata che Marinella Correggia ci offre nel suo libro-indagine è la visione di una politica internazionale: resistenza all'imperialismo bellico, solidarietà internazionalista, cammino verso l'ecosocialismo, tre linee-guida della "politica estera" del governo venezuelano a guida Ugo Chavez, che si manifesta in maniera strategicamente inequivocabile nelle sue proposte per affrontare l'avvento della nuova era di guerre del XXI secolo. Una visione pragmatica nell'infaticabile tentativo di ribaltare un tavolo dei negoziati sempre monco dell'opzione di pace, ma anche una visione profetica dell'infinita barbarie a cui stiamo assistendo, che ci costringe a concentrarci su un'improbabile resistenza a non farci coinvolgere, ma da questo lato del mondo, l'occidente, "anche se ci sentiamo assolti siamo lo stesso coinvolti" come ci suggerisce Fabrizio De Andrè.
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