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Anfiteatro festival, l'ultima settimana è da non perdere: Nando Citarella, l'Adriano di Albertazzi e il Flamenco "universale"
L’Anfiteatro festival di Albano da martedì si avvia all’ultima settimana di programmazione. Ovviamente, si tratta di una “chiusura” tutta in grande stile, con spettacoli tutti da vedere. Nella splendida cornice di un’area archeologia recuperata all'uso pubblico proprio grazie al festival, e a due passi da Roma, per il grande pubblico c’è la possibilità di un palcoscenico prestigioso. Insomma, fuori dai circuiti del divertimentificio, qui si fa cultura. Gente giovane pronta a misurarsi con la sfida di una proposta artistica fuori dalle caste più o meno consolidate che ormai avvelenano la produzione italiana.
  
E la serata di ieri, con il “Don Giovanni” per la sobria e convincente regia di Gianmaria Romagnoli è stata l’ulteriore conferma che la formula, firmata dal direttore Renzo Renzi, tiene. Un “Don Giovanni” senza particolari sottolineature interpretative che ci ha restituito rappresentazione didascalica ma non per questo meno equilibrata ed intensa. E il pieno in platea lo racconta meglio di ogni altro indizio.

Anfiteatro festival è in realtà il luogo delle “contaminazioni”: tra passato e modernità, tra classico e sperimentale e tra teatro e musica. E così se martedì è in programma “Il Conte Tacchia” con il popolarissimo Maurizio Mattioli (regia di Gino Landi), giovedì 13 agosto sarà la volta di Nando Citarella con un “Carmina Burana nella tradizione popolare”: un festival di percussioni per un arco ideale, e non, di collegamento tra musica popolare e musica colta. Insomma, una perla da non perdere. Il 14 c’è l’immancabile Giorgio Albertazzi in “Memorie di Adriano” e si chiude con “Venite conmigo” dove musica, danza e poesia si danno il cambio nel riportare il flamenco a quell'altezza di “arte universale” duramente conquistata sul campo nel corso della sua lunga storia.
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