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"Oggi a Gramsci chiederei una Pentecoste straordinaria". Intervento di Paolo Andreozzi
Citerò l'infinitesima volta, insieme ad altri infiniti citatori, la pagina della Città Futura dell'11 febbraio '17, quella contro gli indifferenti? Oppure, altrettanto all'infinito, quella dell'Ordine Nuovo del 1° maggio '19, l'esortazione allo studio, all'organizzazione e all'agitazione?

Oggi, 125 anni fa ad Ales, paesino della sub-regione storica di Marmilla, adesso provincia di Oristano, Sardegna, nasceva Antonio Gramsci.

"È davvero meravigliosa la lotta che l'umanità combatte da tempo immemorabile; lotta incessante, con cui essa tenta di strappare e lacerare tutti i vincoli che la libidine di dominio di un solo, di una classe, o anche di un intero popolo, tentano di imporle. È questa una epopea che ha avuto innumerevoli eroi ed è stata scritta dagli storici di tutto il mondo. L'uomo, che ad un certo tempo si sente forte, con la coscienza della propria responsabilità e del proprio valore, non vuole che alcun altro gli imponga la sua volontà e pretenda di controllare le sue azioni e il suo pensiero."

"Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza."

"Il tempo è la cosa più importante: esso è un semplice pseudonimo della vita stessa."

Su Gramsci, Hobsbawm.
"La politica è per Gramsci il nucleo non soltanto della strategia per realizzare il socialismo, bensì del socialismo stesso. La politica è in parte implicita nel concetto stesso di prassi: e cioè il fatto che comprendere il mondo e cambiarlo siano la stessa cosa. Una classe dominante non fa affidamento solo sul potere e l’autorità coercitivi, ma sul consenso che deriva dall’egemonia, ciò che Gramsci chiama ‘direzione intellettuale e morale’ esercitata dal gruppo dominante e ‘l’indirizzo impresso alla vita sociale dal gruppo fondamentale dominante’. Il problema basilare della rivoluzione è come rendere capace di egemonia una classe fino a questo momento subalterna, fare in modo che creda in se stessa come classe potenzialmente dominante e risultare credibile in quanto tale ad altre classi. In assenza di una forza egemone anche le rivoluzioni possono sfaldarsi, in quanto devono ancora conquistare il sostegno e il consenso sufficienti.

O Pasolini.
Tu giovane, in quel maggio in cui l'errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore,
quanto meno sventato e impuramente sano
dei nostri padri - non padre, ma umile
fratello - già con la tua magra mano
delineavi l'ideale che illumina
(ma non per noi: tu morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell'umido
giardino) questo silenzio.
...
Uno straccetto rosso, come quello
arrotolato al collo ai partigiani
e, presso l'urna, sul terreno cereo,
diversamente rossi, due gerani.
Lì tu stai, bandito e con dura eleganza
non cattolica, elencato tra estranei
morti: Le ceneri di Gramsci... Tra speranza
e vecchia sfiducia, ti accosto, capitato
per caso in questa magra serra, innanzi
alla tua tomba, al tuo spirito restato
quaggiù tra questi liberi. (O è qualcosa
di diverso, forse, di più estasiato
e anche di più umile, ebbra simbiosi
d'adolescente di sesso con morte...)
E, da questo paese in cui non ebbe posa
la tua tensione, sento quale torto
- qui nella quiete delle tombe - e insieme
quale ragione - nell'inquieta sorte
nostra - tu avessi stilando le supreme
pagine nei giorni del tuo assassinio.

Ora, Google proprio oggi mette come banner celebrativo il disegnino di un tipo coi baffi evidentemente nato anche lui un 22 gennaio. E' Wilbur Scoville, dice il cursore, e Wikipedia cataloga: chimico statunitense, ideò il test per misurare la piccantezza di un peperoncino.
La piccantezza dei peperoncini. E Google oggi avrà il suo solito miliardo di utenti che vi si connettono, e scoprono così l'anniversario del dottor Scoville.
Cosa scriveva Hobsbawm sull'idea gramsciana di egemonia?

Sono 125 anni dalla nascita di Gramsci.
Sarebbe il V Giubileo, se noi comunisti (italiani) fossimo una Chiesa che funziona. E se lo fossimo, entrerei oggi in uno dei nostri templi a chiedere a Gramsci la grazia di una pentecoste straordinaria: di far scendere almeno un po' del suo immenso spirito nei nostri cuori, nelle nostre menti, nelle nostre voci, nelle nostre braccia, mani, gambe.
Ma invece è il Giubileo dei cattolici, intitolato (e ne gioisco) alla misericordia da questo papa che forse ha davvero a cuore la giustizia in Terra.

Antonio Gramsci, abbi misericordia per tutti i nostri errori.

E grazie, che non so dire quanto.

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