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"Intellettuali ridotti a meri tecnici del consenso. E i politici fanno quello che vogliono". Intervista al prof. Angelo D'Orsi (audio) sul seminario "Politica e Cultura" (oggi a Roma)
Domani, organizzato da HISTORIA MAGISTRA (la rivista di storia critica diretta dal prof. Angelo d’Orsi, ideatore dell’incontro) e dall'ISTITUTO LUIGI STURZO, (presieduto dal prof. Nicola Antonetti), si svolgerà a Roma il seminario dal titolo “Politica e Cultura”. Il seminario parte da una riflessione di Noberto Bobbio, che è la seguente: "Se tutto il mondo fosse diviso, esattamente, in rossi e neri, mettendomi dalla parte dei neri sarei nemico dei rossi, mettendomi dalla parte dei rossi sarei nemico dei neri. Non potrei stare in alcun modo al di fuori degli uni e degli altri, perché - questa è l'ipotesi - essi occupano tutto il territorio. E, quando quell'ipotesi si avvera, il mestiere dell'intellettuale, che rifugge o dovrebbe rifuggire dalle alternative troppo nette, diventa difficile".

Bobbio scrisse questo passo nel 1955, nel volume Politica e cultura. Ragionava proprio sul ruolo faticoso dell'intellettuale, “alla ricerca del dialogo in un'epoca dominata da un'esasperata tensione politica e dalla guerra fredda”. A 60 anni da quella riflessione, e in uno scenario storico e sociale profondamente mutato, qual è il mestiere dell'intellettuale? E come viene formata la classe politica? Qual è oggi il rapporto tra politica e cultura? Come e con quale profondità tale rapporto segna il nostro sguardo sulla contemporaneità e come, infine, può influenzare il futuro? “La crisi della politica da un lato, la latitanza o il silenzio, come è stato definito, degli intellettuali dall’altro, sembrano indicare che la questione, archiviata forse frettolosamente, conserva intatto il suo interesse e merita di essere riaffrontata in modo critico”, si legge nella nota illustrativa dell’iniziativa.

Il seminario vuole quindi stimolare una riflessione a più voci, tra giovani studiosi, intellettuali di fama e rappresentanti della classe politica, sul legame tra questi due ambiti: un nesso da taluni viene giudicato in termini negativi, in nome di una separatezza della cultura rispetto alla politica e da altri, al contrario, rivendicato come necessario o addirittura ineludibile.

In questa intervista (audio), Angelo D’Orsi sottolinea che “oggi il recupero di un rapporto stretto tra politica e cultura sia un dato fondamentale. Gli intellettuali non hanno solo rinunciato a destrutturare le menzongne ma anche di aiutare a comprendere. Un cosa che colpisce nel dibattito degli anni cinquanta è che tra i poli, anche diversi, della riflessione c’è il tentativo di arrivare sempre al cuore delle cose. Oggi nessuno vuole arrivare al cuore dei problemi. Gli intellettuali sono ridotti dei tecnici e i politici fanno quello che gli pare, perché non hanno più alcune elemento critico che li controlla”.

La giornata prende il via alle 9.00 e durerà fino alle 19.00, con un intervallo fra le 13.30 e le 15,00. ed è strutturata in due sessioni: al mattino sono previste le relazioni di studiose e studiosi in ottica storica, guardando al rapporto politica e cultura nel passato della Repubblica, soffermandosi sugli anni nei quali quel dibattito fu intenso, come emerge dal libro di Bobbio.

Nel pomeriggio, con una coda del seminario di studi, a partire dalle 16.00 una tavola rotonda, animata dal giornalista Roberto Ciccarelli, un confronto diretto tra politici e intellettuali.
Tra i partecipanti: Fausto Bertinotti, Piero Bevilacqua, Angela Blasi, Rita Borsellino, Carlo Felice Casula, Giuseppe Civati, Angelo d’Orsi, Eleonora Forenza, Giovanna Martelli, Valentino Parlato, Guido Pescosolido, Giuseppe Vacca, Vincenzo Vita.

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