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Finanza, Chiesa e killer: Il nodo di seta nel thriller di Marco Forneris
Marco Forneris, Il nodo di seta, Roma, Sandro Teti Editore, 2017. Con la Prefazione di Evgenij Kaspersky e la postfazione di Giuliano Tavaroli. Euro 16.00.

La trama
Due esecuzioni in una filiale in un paradiso fiscale. Per una banca che ha appena visto svanire 438 milioni di dollari da un proprio conto significa o la soluzione veloce del mistero o la possibile fine. Per questo David Faure, un consulente affidabile e già impegnato in inchieste interne, viene chiamato a risolvere il giallo. David costruisce il suo gruppo di intervento e le trame si dispiegano in tutto il mondo. Un killer legato alla mafia cerca di eliminare tutte le connessioni possibili e anche David e il suo gruppo ne faranno le spese. I nuovi sistemi digitali per i controlli dei conti correnti, che si stanno appena affacciando alla ribalta, lasciano però, come pollicino, tracce che ad occhi inesperti sembrano inesistenti. Proprio quelle tracce portano verso i grandi segreti della finanza vaticana, dello IOR. Roma rimane sempre un punto nevralgico del potere del pianeta. E per mettere fine a possibili ulteriori ricostruzioni di responsabilità... si può anche produrre un evento che cambierà la storia del pianeta.

La recensione di Sergio Bellucci
I fili intrecciati in viluppi, che formano lo scorrere degli accadimenti della vita, fluiscono lentamente, fino a trovare i loro punti di arresto. Quello è il momento in cui emerge il lavoro oscuro, silenzioso, spesso ignorato di un nodo. Un groviglio che emerge dalla complessità degli eventi, come un fattore adattivo complesso, che mira a stabilizzare connessioni, rendere salde delle relazioni, garantire solidità ad un sistema. Una funzione quasi sempre oscura, nascosta negli eventi e che, quasi sempre, viene ad essere ignorata da chi vede, nel divenire, solo la forza del movimento. Chi naviga tra i flutti dei mari, invece, sa perfettamente quanta attenzione vada messa in un nodo, quanta cura nell’avvolgerlo, stringerlo, ancorarlo. E quanto possa garantire un movimento sicuro proprio quella solida e immobile certezza. La capacità di fluire si basa anche sulla solidità degli ancoraggi.
Proprio la metafora della navigazione, per chi si immerge nei meandri di quella rete di reti di computer che avvolge ormai il pianeta, affida a nodi digitali – in questo caso simboleggiati da database e possibilità di accesso - una importanza strategica spesso ignorata dai più. Nell’era della velocità della luce, sono proprio i nodi a rappresentare quelle ancore di informazioni necessarie a dipanare soluzioni, sete di conoscenza, possibilità di relazioni.
Certo, ogni nodo può anche rappresentare un ancoraggio, un tirante, un grumo, che può risultare ingombrante o pericoloso. Molto dipende dallo scopo di chi si è premunito di tirare la corda che lo forma. Se poi la corda è una cravatta di seta di una famosa casa di Napoli e l’ancoraggio il collo di un banchiere… beh, allora si può dipanare una storia che contiene molte storie, un susseguirsi di eventi che svelano intrighi antichi utili a comprendere gli intrecci dei fili che avvolgono il mondo reale di oggi. Quali e quante password e sistemi di sicurezza devono garantire il nodo rappresentato da una banca?
È qui che David Faure, il protagonista del libro di Marco Forneris, Il nodo di seta (pag. 341, Sandro Teti Editore, 16.00 Euro) è chiamato a fare la sua comparsa. Forse non del tutto convinto del proprio ruolo e della propria missione. Forse ancora scottato dall’esistenza, dalla perdita della moglie e dai ricordi della loro storia in California; forse perché chiamato ad una missione impossibile proprio in quel punto della vita in cui non hai chiaro se devi ancora investire sul futuro o lasciarti cullare dal moto che, nei decenni precedenti, hai messo in campo e che dovrebbe portarti ai giorni sereni della riflessione sul senso vero della esistenza; forse anche per qualcosa di non detto; forse perché più obbligato dalle dinamiche che lo avevano accompagnato fino a quel confine. Ma accetta di affrontare quel “nodo” che sembra racchiudere, in sé, tutti i nodi della sua anima.
Personaggio non definito del tutto (ma d’altronde chi può affermare onestamente di esserlo in questa società liquida che tutto rimescola in permanenza, come se il frullatore dell’esistenza fosse la vera metafora delle cose) David mette su la sua squadra per aggredire il segreto rappresentato da quel nodo. Ci sono, come sempre nella vita, persone di cui ci si può fidare ciecamente, come Pablo Bidarte o Aaron Singer, e individui che si mal sopportano, ma che servono e che è inutile ricordare. E poi ci sono, come accade spesso, le new entry, figure in grado di mettere in discussione gli equilibri, di spostare i bilancieri, di forzare al massimo i propri giroscopi. Spesso hanno capelli biondo-cenere, occhi chiari e, nella fattispecie, assumono i connotati di Susan Finzi. Questa è la donna che si insinua nelle pieghe della esistenza di David, prepotentemente, ma con un successo ambiguo, che potrebbe virare addirittura in una sconfitta. Ogni membro della squadra ha un compito preciso, una sua necessaria collocazione. I rischi sono altissimi e il tempo è una variabile dannata: sciogliere il nodo di seta è una questione di giorni, altrimenti tutto potrebbe saltare. Quello che accade sotto gli occhi di David è sempre più una metafora della sua vita. E lui è disposto a rischiarla fino in fondo.
Come la rete è globale, infatti, anche il segreto che si cela dietro quel nodo di seta sembra non avere confini, né geografici, né di forza. Le trame millenarie di poteri secolarizzati e potenti si intravvedono dietro ogni mossa e la potenza degli apparati legati allo sviluppo della rete, si affacciano offrendo possibilità e pericoli nuovi. In controluce si incrociano, uno ad uno, un serial killer spietato e maniaco, una vecchia conoscenza di Pablo quando era alla FBI; banchieri con le loro trame oscure, cardinali di altissimo livello e faccendieri romani, quelle figure che tutto sanno restando sempre seduti al medesimo tavolo del medesimo ristorante, al centro di una Roma che, pur lontanissima dai fasti del suo vecchio impero e percepita nella sua decadenza politica e affaristica, resta al centro di lunghe e oscure trame planetarie.
Eppure Davide è e rimane un uomo. Un uomo in crisi con la propria vita e che, oltre a proteggere la sua “squadra” e piangendo per le persone perdute nello scontro con un potere molto più grande di lui e della stessa banca che sta servendo, decide di guardare negli occhi la propria condizione quando Susan, terminata la loro missione, si ripresenta davanti a lui. Tutto si deciderà sulla base della sua capacità di rifiutare o meno anche solo il minimo contatto con la sua pelle.
Tutte le trame, tutti i segreti, trovano una soluzione e anche questo nodo di seta, alla fine, viene sciolto. Tutto sembra concluso ma c’è ancora un filo in giro per il mondo che potrebbe riavvolgere quel coagulo e mettere in discussione poteri che non possono essere discussi. Allora l’intera storia, una volta apparentemente conclusa, viene inaspettate sigillata con un atto destinato a cambiare la storia dell’intera umanità. D’altronde chi può calcolare realmente gli effetti di un accadimento?
La storia si chiude. Ma la Storia, quella con la “S” maiuscola, non si può fermare e riemerge sempre, in un istante, senza preavviso. Non sappiamo dove, non sappiamo quando, non sappiamo come. Spesso possiamo intuire il perché. Allora restiamo ad osservare gli eventi con gli occhi aperti in attesa di nuovi capitoli.
Aspettando che David sia richiamato in servizio dalla vita.
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