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"Il partigiano bambino", storia di Gildo Moncada, raccontata dal figlio Raimondo
"Il partigiano bambino" è un libro di memorie che racconta la storia di un bambino partigiano, rimasto tale fino alla fine dei suoi giorni. Sembra un romanzo, ma è una storia vera. È la storia di Gildo Moncada, partigiano, grafico, pittore. Verrà presentato dall'autore sabato prossimo a Bastia Umbra (16.30 libreria Musica&Libri).

A raccontare la storia è il figlio Raimondo che, avvertendone l'intimo e pressante bisogno, si mette alla ricerca delle proprie radici e delle tracce di una storia per lunghi tratti ignora ma che sente vibrargli dentro le carni. L'autore ricostruisce così l'esistenza del padre, scomparso venti anni fa, e della famiglia del nonno Raimondo deportata dalla guerra. Mette assieme schegge di ricordi, di testimonianze, di immagini, di emozioni ancora vive, e narra gli slanci ideali e le profonde sofferenze di un uomo, sempre fiero della sua scelta, che portò fino alla fine le ferite mai rimarginate della seconda guerra mondiale.

Il partigiano bambino racconta la storia di un impegno, di una fede, di un sogno, di un sacrificio, di una vita mutilata. Tutto ha origine da un esodo provocato da un conflitto. Gildo Moncada, neanche adolescente, viene un giorno sradicato dalla sua terra e catapultato in una terra sconosciuta, l'Umbria, dopo un viaggio avventuroso in treno col padre, la madre e le sorelle, lungo una Sicilia bombardata. Il padre lascia il lavoro, vende le proprietà, sperando di portare la famiglia in salvo
dalla guerra, con le bombe che annunciano l'imminente sbarco degli Alleati. Ma così non sarà. La guerra li inseguirà ovunque. Gildo Moncada a Perugia entra in contatto con ambienti della Resistenza e a 16 anni lo ritroviamo sulle montagne nella brigata partigiana "Leoni", comandata dalla medaglia d'oro al valor militare Mario Grecchi. Dopo la liberazione di Perugia, a cui
partecipa, viene gravemente ferito a Sansepolcro (in provincia di Arezzo) il 28 luglio 1944.
Raimondo Moncada racconta così la storia di un bambino diventato troppo presto uomo, dei suoi sogni infranti, del suo contributo alla lotta partigiana per la Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, delle tormentate operazioni dopo il ferimento, della sua testimonianza prima di morire su un episodio inedito riguardante il discusso papa Pio XII, della sua voglia di ricominciare e di riprendersi in mano la vita anche con una sola gamba e con un corpo martoriato, del suo rinnovato sogno di diventare artista, dei suoi maestri come Stainer ai Convitti Scuola Rinascita a Milano, dei
suoi inizi colmi di speranza come grafico e pittore, della sua collaborazione professionale con gli Editori Riuniti, del suo definitivo ritorno ad Agrigento, del suo totalizzante impegno nel Pci, dei suoi momenti di esaltazione e sofferenza come artista e come militante politico, del suo essere sempre in prima linea con l'Anpi per il 25 Aprile, della sua strenua difesa della Costituzione, del suo inseguire il sogno di vivere di arte, del suo essere eterno testimone di una tragedia e di un ideale che in lui si incarna a tal punto da segnarne il destino.
La prefazione è curata dallo scrittore, editorialista, attore e regista Giulio Cavalli. Il libro si apre anche con una nota di Gaetano Alessi, giornalista, scrittore, sindacalista.
Nell'anno in cui ricorrono i vent'anni dalla morte di Gildo Moncada e i settant'anni dal varo della Costituzione, il libro è pubblicato da Ad Est, gruppo editoriale indipendente che fa dell'antimafia e dell'attività di resistenza la propria ragione di esistere.

Raimondo Moncada

È nato ad Agrigento nel 1967. Ha maturato negli anni esperienze in diversi settori artistici e professionali. Ha collaborato con giornali, radio e tv siciliane.
Prima del Partigiano bambino, ha scritto e pubblicato opere di carattere umoristico. Nel 2013 vedono la luce la commedia Perollollero e il romanzo Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca). Nel 2015 raccoglie in Chi nicchi e nacchi cunti e canti in lingua siciliana.

Gildo Moncada

Gildo Moncada, partigiano, grafico e pittore, nasce ad Agrigento il 27 gennaio 1928. Diviene partigiano, volontario, a 16 anni. Fa parte della Brigata "Leoni", guidata dalla medaglia d'oro al valor militare Mario Grecchi, operante in Umbria e dipendente dalle ricostituite Forze Armate Italiane e dalle Forze Alleate anglo-americane. Partecipa alla liberazione di Perugia e ad altre azioni del movimento di Resistenza. A Sansepolcro viene gravemente ferito.

Nel dopoguerra, subite diverse operazioni e terapie per guarire dai segni lasciati dalla guerra, riprende gli studi, un tempo interrotti, grazie ai Convitti-scuola Rinascita, patrocinati dall'Anpi, prima a Roma, poi a Milano, seguendo tra gli altri le lezioni di Renato Guttuso e Albe Steiner.
Mutilato alla gamba e con altre menomazioni, Gildo torna nella terra d'origine alla fine degli anni '50: grafico e pittore, si impegna attivamente nel Pci. Trasferisce l'impegno politico anche sul piano artistico allestendo apprezzate mostre, in Sicilia e nei luoghi della sua Resistenza, ispirate ai temi a lui cari della libertà e della pace, della solidarietà e del lavoro, delle bellezze storiche, monumentali e paesaggistiche della sua terra.

Da allora è sempre tra gli organizzatori delle celebrazioni del 25 aprile nella sua città e vera e propria anima, per interi decenni, dell'ANPI provinciale di Agrigento, assieme al comandante partigiano e senatore Salvatore Di Benedetto. Sposato e padre di cinque figli, muore all'età di 69 anni, il 2 luglio 1997 nella sua città.

Tra gli attestati ricevuti, il "Diploma d'onore ai combattenti per la libertà d'Italia 1943-1945" conferitogli il 19 giugno 1984 dal presidente della Repubblica Sandro Pertini.

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