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Scuola, la fregatura dei prestiti d'onore all'università. Link protesta: "Il punto è il diritto allo studio"
Nelle scorse settimane, a studenti e studentesse di diversi atenei è stata recapitato, tramite mail, un questionario da parte del Miur, atto ad indagare la possibilità di promuovere all’interno delle Università uno strumento finanziario per erogare prestiti finalizzati all'accesso di tutti i percorsi universitari, meglio noto come prestito d’onore.

Il prestito d’onore in Italia fu introdotto dalla legge quadro per il diritto allo studio n.390/91, che introduce la possibilità di averne accesso per sopperire alle esigenze di ordine economico connesse alla frequenza agli studi. La legge indica che questo prestito deve essere rimborsato ratealmente, senza interessi, indipendentemente se lo studente abbia iniziato a lavorare, entro 5 anni dalla conclusione degli studi. Alla luce della normativa (rimasta tutt’ora a discrezione degli atenei sul piano dei criteri di accesso), più che un’agevolazione economica, il prestito d’onore si definisce come una trappola sul medio-lungo termine, che fa leva sulla speranza e l’aspettativa di un facile accesso al mondo del lavoro immediatamente dopo la laurea. Se consideriamo anche il tasso di disoccupazione giovanile oggi al 31,7% è evidente che il prestito d’onore come strumento di supporto risulterà disastroso per la già precaria salute dell’Università italiana e dei suoi studenti e studentesse.

“Per tale motivo,questa volta le domande al ministro le facciamo noi - continua Andrea Torti coordinatore di Link Coordinamento - è giusto che non venga garantito a tutti il diritto di accedere all'università senza che questo comporti problemi economici per studenti e genitori? Perchè si propone ad un ventenne di indebitarsi per chissà quanti anni con un debito che non potrà mai ripagare anzichè rendere l'università sostenibile? Dove sono i fondi regionali per finanziare il diritto allo studio?”

“Al governo che in questi giorni sta mandando questionari con domande faziose vogliamo dire - conclude Andrea Torti coordinatore di Link Coordinamento- che il prestito d’onore non è la soluzione adeguata, ma che questa debba ricercarsi nell’ulteriore ampliamento dei sistemi di diritto allo studio, nell’abbassamento della tassazione studentesca e dei costi dei corsi post-laurea, nel supporto alle famiglie con redditi medio-bassi, iniziando dal porre fine all’esistenza degli idonei non-beneficiari e favorendo progressivamente la gratuità dell’università.”

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