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Caccia ai prestiti tra Firenze e Prato

Le "formiche" abitano in Romagna, ma la Toscana batte tutti per la propensione all'investimento. Se infatti Rimini è in testa per il maggiore incremento dei depositi bancari delle famiglie (si veda Il Sole 24 Ore di lunedì 16 novembre), è Calenzano il primo della classifica per il rapporto tra impieghi e liquidità per cittadini e imprese. La maglia nera spetta invece a Calitri (Avellino).
Dopo la fotografia scattata dall'Abi sui finanziamenti alle imprese, scesi dello 0,2% a settembre rispetto a un anno prima, il Centro Studi Sintesi ha puntato i fari sulla propensione all'investimento. Il risultato è una mappatura sulla base degli indicatori della Banca d'Italia su impieghi e depositi riferiti al 2008.

Nel Comune di circa 16.000 abitanti lungo l'asse Firenze-Prato il valore dei prestiti supera di otto volte quello dei depositi, contro un coefficiente nazionale del 194%. «Più il rapporto è alto – spiega Michele Bacco, ricercatore del Centro Studi Sintesi – maggiore è la disponibilità ad investire. Più erogazioni di credito costituiscono infatti una risorsa a disposizione per migliorarsi e risultare più competitivi». Come spiegare la performance di Calenzano? Per Maurizio Morandi, vicedirettore generale del Credito Fiorentino, una delle dieci banche presenti sul territorio, le ragioni vanno ricercate nel mix tra localizzazione geografica e tessuto produttivo. «Innanzitutto – spiega – l'alta densità di imprese, in media una ogni tre abitanti, e la posizione strategica con tanto di uscita autostradale che ne fanno un centro della logistica e hanno favorito lo sviluppo di settori come il tessile, l'abbigliamento e l'edilizia cementiera». Al polo opposto Calitri, nel cuore dell'Irpinia: qui nel 2008 famiglie e imprese hanno depositato liquidità pari a 74,5 milioni e hanno chiesto finanziamenti per soli 14,6 milioni. «A penalizzare la propensione all'investimento è stata la forte vocazione agricola colpita dal raddoppio dei prezzi del grano - osserva il responsabile di una filiale che preferisce rimanere anonimo - ma anche l'industria tessile in crisi profonda».

I capoluoghi di provincia compaiono solo all'undicesimo posto, con Bergamo, seguito a distanza da Milano (al 30esimo posto). La classifica dei 50 centri meno vivaci sul fronte del credito vede la presenza di numerose aree del Mezzogiorno: ben tredici Comuni siciliani, dieci campani, cinque pugliesi, due lucani e tre calabresi.

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