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LA BANDA DEGLI ONESTI

26/11/2009 16:48 | ECONOMIA - ITALIA

da ilManifesto.it
L'accusa lanciata da Brunetta a Tremonti è di quelle che bruciano: tu di economia non capisci nulla. Brucia e preoccupa perché da una decina di anni (non continuativi) Giulio Tremonti ha nelle mani le redini della politica economica italiana: tante promesse, ma risultati concreti quasi zero. Anzi meno di zero, perché con i condoni fiscali a raffica ha provocato una ulteriore degenerazione, prima di tutto morale, tra gli evasori. Questo non significa che il manifesto faccia il tifo per Brunetta che non è mai stato una stella di prima grandezza in grado di dare luce alla «trista scienza»: al massimo ha letto qualcosa di più di Tremonti, ma non ha lasciato il segno su nulla.
Tuttavia Brunetta (oltre che presuntuoso, come Tremonti) è più furbo: fiuta l'aria (brutta) che tira e, un po' in ritardo, si è accodato a Mario Baldassarri (l'unico economista del giro) chiedendo una politica di sviluppo oltre che di rigore. Perché non basta dire - come fa Tremonti - che nel 2010 il Pil aumenterà dell'1% dopo che nel biennio precedente è sceso del 6%. Di più: Brunetta si rende conto che con questo andazzo e senza una svolta (soprattutto sul fronte del lavoro) il governo rischia di frantumarsi alle prossime elezioni. E non è un caso che Berlusconi da un po' di tempo non diffonde più sondaggi.
Per far sapere ai lettori chi ne sa più di economia tra Tremonti e Brunetta, il manifesto suggerisce un giochino messo a punto con un economista vero che ci ha lasciati alcuni mesi fa: Fernando Vianello. La soluzione, ovviamente, è aperta a tutti: economisti e non. Anche se era stato inventato per spiegare l'economia ai giovani. In onore di Totò, il gioco si chiama «banda degli onesti». Prendiamo una situazione come l'attuale nella quale come direbbero gli economisti borghesi siamo in una situazione di non piena occupazione dei fattori produttivi. Il che significa alta disoccupazione, produzione calante, investimenti a rotoli e disoccupazione prossima allo zero.
La «Banda degli onesti» è fortunata: riesce a fabbricare 30 miliardi di euro falsi (meno di 2% del Pil) ma così perfetti che nessuno è in grado di scoprire che sono contraffatti. La «banda» non cerca ricchezze personali e deposita gli euro in tutte le banche italiane che ovviamente, visti i problemi di liquidità, non guardano tanto per il sottile di fronte a queste nuove risorse che permettono di espandere gli impieghi. I nostri, però, non stanno fermi: cominciano a investire, a prestare soldi agli imprenditori in crisi a tassi di assoluto favore. E lo stesso fanno con le famiglie in crisi, vessate dagli alti tassi di interesse praticati dal sistema bancario.
Cosa succede a questo punto? Semplice: il sistema economico prende fiato, la produzione aumenta, i cassintegrati vengono riassorbiti e si crea nuova occupazione. Di più: si riattivano i consumi e grazie alle maggiori vendite e alla ripresa del ciclo economico, ricominciano a crescere anche le entrate fiscali con benefici sul bilancio pubblico che gode anche per i risparmi realizzati dalla non erogazione degli ammortizzatori sociali. Inoltre è quasi nullo l'impatto sul sistema dei prezzi. Insomma, per l'inflazione non ci sono problemi. A questo punto la «Banda degli onesti» decide che è ora di varare una «exit strategy»: un po' per volta toglie dalla circolazione i 30 miliardi di euro e li distrugge. Una favola? Chi ha imparato qualcosa provi a rispondere.

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