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10:02 - WTO: G33, SI' A NEGOZIATI. MA SINDACATI DENUNCIANO, MANCA SVILUPPO

(ASCA) - Ginevra, 30 nov - Una conferenza stampa nella quale hanno dichiarato di volere una conclusione ''rapida e di successo'' per il ciclo di negoziati ''dello sviluppo'' lanciato dalla Wto nel 2001 a Doha. E poi, nel pomeriggio, un incontro nella sede dell'Organizzazione internazionale del lavoro, sponsorizzata dai sindacati internazionali Ituc, nella quale hanno chiarito pero', in presenza del direttore generale della Wto Pascal Lamy, che il contenuto di sviluppo si e' annacquato nei testi in discussione, e che ad esso e' appeso, pero', il risultato finale delle trattative. La giornata di domenica a Ginevra e' stata utilizzata dai ministri al commercio di Brasile, Argentina Sudafrica e , alcuni tra gli Stati emergenti piu' influenti del G20, che in ambito Wto guidano il raggruppamento del G33, per ''posizionarsi'' rispetto a Europa e Stati Uniti in vista dell'apertura della Settima ministeriale. Celso Amorim, ministro degli Esteri del Brasile, ha assicurato in conferenza stampa che i Paesi in via di sviluppo ''vogliono tenere in vita questo ciclo di negoziati e concluderlo presto e con successo, e per successo intendiamo che lo vogliamo amico dello sviluppo''. E' inconcepibile, ha sostenuto Amorim piu' chiaramente nell'incontro del pomeriggio ''che Obama, campione della democrazia, continui a chiederci sempre piu' spazio di mercato continuando a portare avanti le stesse politiche della gestione repubblicana''. Il ministro del commercio indiano Anand Sharma ha spiegato alla stampa, infatti, che in questo confronto ''i nostri Paesi hanno molto in ballo. Molto da guadagnare e molto altro da perdere''. La Wto, ha sottolineato Amorim ai sindacati ''ha il peccato originale di essere nato come club dei Paesi ricchi. Molto e' stato cambiato negli anni, il Doha round infatti e' stato lanciato per aiutare i paesi poveri migliorare le proprie condizioni attraverso un commercio piu' libero ma il processo e' lungo e resta ancora tanta strada da fare nel negoziato perche' questo proposito diventi realta'''.

Lamy nell'incontro del pomeriggio e' sembrato sfilarsi dalla disputa: ''I trattati Wto non obbligano nessuno ad accettare niente - ha affermato -. I Paesi membri sono sovrani e possono decidere. L'accordo e' chiuso all'80%'' ma rimangono grandi differenze, ha ammesso, su come esattamente i membri taglieranno le proprie tariffe sui prodotti agricoli e industriali, elimineranno i sussidi in agricoltura e apriranno il mercato dei servizi.

Il gruppo dei G20 in ambito Wto, coordinato dal Brasile, sostiene la necessita' di una maggiore apertura dei mercati agricoli a Nord ma anche a Sud, e ha lanciato in direzione della ministeriale un documento nel quale ha affermato che l'agricoltura deve essere tema centrale in ogni accordo per via di come i sussidi dei Paesi ricchi stanno schiacciando i piu' poveri fuori dal mercato. Un altro comunicato dei G33, gruppo coordinato dall'Indonesia che combatte per assicurare che i Paesi piu' poveri siano protetti in qualche modo dagli effetti piu' destabilizzanti dell'apertura dei mercati, hanno chiarito pero' in un proprio documento che ogni accordo debba proteggere i mezzi di sussistenza dei piccoli produttori soprattutto agricoli. Ma il negoziatore al commercio statunitense Ron Kirk, prima della partenza per Ginevra, ha chiarito che il suo Paese si sente impegnato, insieme ad altri, a giocare un ruolo di leadership nella Wto per ''spingere le esportazioni americane e far crescere il numero dei posti di lavoro ben pagati che gli americani vogliono e di cui hanno bisogno''. Un posizionamento chiaro e reciprocamente assai distante, che getta un'ombra di grande incertezza sulla ministeriale ancor prima dell'inizio.

sis/sam/alf

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