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Pasta, perquisite le maggiori aziende del settore

di Matteo Giuli

ROMA - In seguito a un esposto della Codacons che risale al 2007, il nucleo della Polizia Tributaria ha perquisito le più grandi aziende italiane che producono la pasta. La Barilla a Parma, la De Cecco a Pescara e a Roma,  la Divella a Rutigliano in provincia di Bari, la Garofalo a Gragnano e infine la pasta Amato di Salerno. L'inchiesta avviata dalla Procura di Roma ipotizza il reato di aggiotaggio in relazione ai prezzi imposti al dettagli dalle case produttrici.

 

Insomma una sorta di "cartello" speculativo tra produttori. Anche l'Antitrust aveva tentato di indagare dopo le segnalazioni ricevute dalle confederazioni degli agricoltori che avevano lamentato un aumento del grano duro addirittura del 400%.

"Nella segnalazione - spiega Carlo Rienzi, presidente Codacons - abbiamo sottolineato, attraverso un nostro dossier l'andamento anomalo dei prezzi della pasta in relazione alle quotazioni del grano, e abbiamo smentito dati alla mano le giustificazioni fornite dai produttori per motivare i rincari, che a nostro avviso sono del tutto speculativi. Non solo. Abbiamo anche evidenziato alla Procura di Roma il ricarico che si verifica sui prezzi della pasta nei passaggi dal campo alla tavola, spiegando quanto incide il costo della materia prima sul prodotto finale. Contro gli speculatori non bastano le sanzioni - ha ribadito Rienzi, commentando le perquisizioni disposte oggi dalla Procura - ma serve il carcere".

Secondo il presidente della commissione Straordinaria per il controllo dei prezzi e delle tariffe del Senato, senatore Sergio Divina "le perquisizioni di oggi della Guardia di Finanza nelle sedi dei produttori di pasta italiana confermano le anomalie rilevate nelle audizioni presso la Commissione Prezzi del Senato ai danni dei consumatori e dei coltivatori di grano duro. Auspichiamo - ha aggiunto il senatore Divina - che queste speculazioni, se confermate, possano essere sanzionate come previsto dall' art.501 bis del codice penale che punisce le manovre speculative sulle merci. Si è rilevato, nella trasformazione del grano duro, pagato 18 centesimi al kg agli agricoltori, un ricarico di circa il 400% da parte delle aziende produttrici di pasta".
Intanto gli industriali della pasta tentano di minimizzare.  Massimo Menna, Presidente dell'Unione degli industriali della pasta ha ribadito che non vi sono mai state speculazioni nè si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori.
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