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Uno «scudo» per i piccoli

Salvo prova contraria, il record dello scudo fiscale più piccolo edizione 2009 spetta a un'operazione di rimpatrio chiusa il 15 dicembre pomeriggio, e con una certa ansietà dato il ritardo, per la somma di 25mila euro. Quello che potrebbe sembrare un caso isolato, una curiosità, un'eccezione, è invece la conferma della caratteristica che contraddistingue i rimpatri e le regolarizzazioni realizzati nello scudo ter rispetto alle due precedenti edizioni 2001-2003: la polverizzazione delle operazioni, con tanta «gente comune» tra gli scudanti, e la quota in crescita delle banche medio-piccole o a vocazione territoriale rispetto alle grandi istituzioni.
Il taglio medio degli scudi 2009 è stato più basso rispetto alle emersioni 2001-2003, è l'opinione prevalente tra gli intermediari principali, che hanno registrato cali fino al 35% sulle grandezze medie dei capitali scudati. «I grandi importi sono stati una rarità questa volta», ha confidato un banchiere che ha trattato migliaia di operazioni per il suo istituto. Una chiave di lettura ipotizza che la partecipazione degli imprenditori sia stata deludente rispetto alle attese. I tempi strettissimi («quindici giorni operativi»), l'assenza del condono tombale, le incertezze sull'applicazione delle norme antiriciclaggio con relativa documentazione avrebbero scoraggiato molti potenziali scudanti di grosso taglio.
I dati definitivi e ufficiali dello scudo ter inizieranno a essere pubblicizzati da domani. Una prima fotografia del taglio medio di questa emersione di capitali esportati illegalmente si può dedurre dai dati rilasciati per ora dalle singole banche o dall'esperienza diretta di commercialisti, fiscalisti e avvocati. Il numero dei mandati sarebbe cresciuto notevolmente rispetto ai rientri 2001-2003, ma a questa crescita spesso non si è abbinato un aumento degli importi scudati o del taglio medio. Negli scudi 1-2, presso alcuni grandi istituti la grandezza media è risultata attorno ai 900mila euro: sarebbe in area 550mila per lo scudo tre. Molte delle operazioni avviate in gran ritardo avevano dimensioni talmente piccole da consentire agli intermediari bancari di anticipare il pagamento dell'aliquota, o di accordare fidejussioni, per poi rinviare il rimpatrio fisico al 2010.
Di conti "segretati" ne sono stati aperti a colpi di migliaia in un rush finale concentrato nei primi quindici giorni di dicembre: un fenomeno che ha registrato molta dispersione, profili e importi eterogenei di scudanti ma con un peso importante delle operazioni di taglio piccolo. Sono stati prevalentemente «rimpatri di gente comune», ha detto un banchiere privato che ha preferito mantenere l'anonimato e ha aggiunto: «Abbiamo rimpatriato molte eredità di medio taglio, concentrate a Lugano, nel Ticino, per eredi di seconda generazione che avevano lasciato i capitali all'estero quasi per incuria, pigrizia, non avendone bisogno: la lotta all'evasione fiscale li ha spaventati e sono ricorsi allo scudo».
Per molti intermediari italiani, i rimpatri fisici sono il 90-95% delle emersioni. Nel private banking di dimensioni medie e nelle banche popolari gli importi dello scudo tre sono stati più alti rispetto ai due precedenti: questa volta Banco popolare di Milano ha tagliato il traguardo dei 2,4 miliardi. Banca Esperia, private bank di Mediobanca nata nel 2001, ha fatto rimpatri e regolarizzazioni nello scudo ter per 1,5 miliardi contro i 700 milioni del 2001-2003.
Lo scudo ter è stato segnato (e lo sarà ancor più nelle due proroghe) da un altro fattore: la novità del rimpatrio giuridico, che non ha precedenti, e la conseguente importanza delle fiduciarie usate per sbrogliare la matassa dei rientri di immobili e delle partecipazioni societarie. Unicredit e il colosso svizzero Ubs, per esempio, hanno trattato tutti i rimpatri e le regolarizzazioni tramite fiduciaria: per questo, gli importi di queste due istituzioni è stato conteggiato nei 41,2 miliardi riconducibili al private banking per lo scudo 2009, al momento ipotizzati dall'AIPB (Associazione italiana private banking), in aggiunta ai 10 miliardi delle fiduciarie e 25 miliardi delle operazioni retail (family office, Sim ed Sgr di consulenza, reti di promotori come Fideuram del gruppo Intesa SanPaolo). Anche nello scudo delle fiduciarie, le banche popolari sono cresciute: Unione fiduciaria, che ha come soci trenta banche popolari, ha fatto uno scudo ter da 6 miliardi contro i circa 2 miliardi del 2001-2003.

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