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La Cina non rivaluterà lo yuan«Crescita nonostante la crisi»

PECHINO - Il 2010 non comincia secondo gli auspici del segretario al Tesoro americano Timothy Geithner che da mesi fa pressioni su Pechino perché rivaluti la sua moneta per ridurre il maxi-deficit commerciale americano: il premier cinese Wen Jiabao invece ha fatto oreccchie da mercante, ha criticato domenica il protezionismo dei partner commerciali della Cina e ha ribadito che Pechino non cederà di un millimetro alle richieste di rivalutare lo yuan.

La mossa di fine anno di Pechino rende così più complesso il rapporto con gli Stati Uniti e l'Unione euroea che chiedono da tempo ai cinesi di moderare la loro politica di "export oriented" a favore di una nuova strategia che dia più spazio ai consumi interni del gigante asiatico e allievi le sofferenze dell'Ooccidente. In un'intervista rilasciata all'agenzia ufficiale Xinhua, il premier Wen ha confermato di voler proseguire anche nel 2010 le politiche macroeconomiche per stimolare la crescita e lottare contro gli effetti della crisi finanziaria mondiale: «Ho detto ai nostri amici stranieri: voi ci chiedete di rivalutare lo yuan adottando ogni sorta di misure protezionistiche; in altri termini, volete limitare lo sviluppo della Cina». Insomma il dragone cinese non sembra intenzionato a fare la sua parte come da mesi l'Fmi e le altre istituzioni internazionali chiedono insistentemente ma senza risultati apprezzabili.

Dopo essersi rivalutato del 21% rispetto al dollaro negli ultimi quattro anni, lo yuan segna il passo dall'estate del 2008 quando di fatto è rimasto ancorato al biglietto verde, seguendone la debolezza verso l'euro e danneggiando in questo modo le esportazioni dell'Unione europea, primo partner commerciale della Cina. Il peg informale che lega dollaro e yuan è stato oggetto di dure discussioni nel corso dell'ultimo viaggio della troika europea a Pechino ma senza successo.

Non solo. Pechino sembra essere sempre più cosciente delle sue forze e assume un atteggiamento sempre meno propenso alla trattiva: «Il 2009 per la Cina è stato un «anno mozzafiato» e i cinesi devono essere orgogliosi per la crescita economica raggiunta», ha aggiunto trionfante Wen Jiabao pur ammettendo che l'economia avrebbe potuto crescere ancor di più «se le nostre attivitá creditizie fossero state più bilanciate, meglio strutturare e non su così ampia scala».
Secondo dati ufficiali, la produttivitá industriale del mese di novembre - che misura l'attivitá di circa 430 mila imprese con fatturato annuo di oltre 5 milioni di yuan (732 mila dollari) - è
salita al 19,2%, un risultato migliore delle attese. Nei primi 11 mesi il tasso di crescita è del 10,3%.
«La crisi finanziaria non è ancora superata, ma il nostro lavoro indica che le misure sono state efficaci. I cinesi dovrebbero esserne orgogliosi», ha detto Wen, difendendo così il pacchetto di
misure di stimolo varato il 5 novembre dell'anno scorso, con un piano di investimenti da 585,6 miliardi di dollari.

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