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Fisco, il regalo del premier ai ricchi


Le aliquote diminuiscono solo per i redditi medio alti e costerà al paese 30 mld

di Fabio Sebastiani (Liberazione del 10/01/2010)
In Italia il 10% dei cosiddetti contribuenti detiene il 45% della ricchezza. Ergo, secondo il premier Silvio Berlusconi, che ieri è tornato a sponsorizzare la riforma del fisco, il modo migliore per avere un sistema più equo è quello di togliere le aliquote più alte, quelle del 42% e del 38%. Il mondo possibile del Cavaliere prevede solo due fasce: 23% e 33%; per i redditi al limite della povertà, quindi, non cambia niente. Tira aria di propaganda elettorale. E non ci vuole molto a capirlo. Il centrodestra ieri ha mobilitato tutti i megafoni a sua disposizione: da Daniele Capezzone, che il megafonista lo fa di mestiere nel Pdl, a Paolo Bonaiuti, che lo fa per conto di palazzo Chigi, passando per Maurizio Gasparri e Benedetto Della Vedova. Tutti osannanti, ovviamente. In realtà, l'ipotesi di ridurre le aliquote Irpef a due costerebbe tra un punto e mezzo e due punti di Pil, «risorse che sarebbe più adeguato spendere per ristrutturare l'Irpef occupandosi degli incapienti, dei figli a carico e abbassando le imposte sul lavoro dipendente», afferma l'ex ministro delle Finanze Vicenzo Visco. Siamo quindi nell'ordine dei trenta miliardi. La perdita di gettito secca per l'Irpef in realtà era stimata, 8 anni fa, a 20,5 miliardi di euro. Ma è solo un ordine di grandezza, perché nel mentre il gettito è aumentato. «Per mettere in pratica quello che ha in testa il presidente del Consiglio - taglia corto l'economista Paolo Leon - bisognerebbe da un giorno all'altro Scuola, Sanità e Pensioni-. Del resto è quello che hanno sempre scritto nei loro programmi, ovvero la privatizzazione del serivizio pubblico». Anche Agostino Megale, segretario nazionale della Cgil, parla di propaganda. «La nostra proposta, invece, prevede di alzare il reddito disponibile di 100 euro già nel 2010 e nel triennio. Per farlo occorrono risorse intorno ai 19 miliardi. L'unico modo è quello di intervenire sull'armonizzazione delle rendite e di una nuova imposta sulla ricchezza sull'esempio del modello francese». Ovviamente, tutto questo è fuori dalla portata del centrodestra, che nel concreto vuole solo rafforzare la filosofia dell'elusione fiscale, vero e proprio timone del suo blocco sociale elettorale. La semplificazione è la chiave attraverso la quale si apprestano a picconare "il vecchio sistema fiscale italiano". Nonostante parlino di una visione comune tra il premier e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in realtà i due percorsi non sembrano proprio coincidere. Già a partire dalle premesse politiche, innanzitutto. Il ministro sta pensando a un nuovo sistema in grado di traslocare dalla tassazione delle persone a quella dei movimenti delle merci. Una sorta di "universalizzazione" dell'Iva. L'intuizione non sembra sbagliata nell'epoca della globalizzazione. Rimane da capire quanto sia in sintonia con la Costituzione italiana, che ancora parla di "progressività". Da via XX Settembre, lasciano filtrare una immagine di grande attivismo. Il tavolo con le parti sociali dovrebbe prendere il via già tra quindici giorni. Tremonti, in questi giorni, ha continuato ad insistere su tre fattori chiave: «prudenza, consenso, rispetto dei vincoli di bilancio». Esattamente il contrario di quanto va dicendo Silvio Berlusconi. Non c'è spazio per tagli di tasse che non siano coerenti con una riforma «organica, strutturale» del sistema fiscale, dicono al ministero dell'Economia. L'obiettivo finale di una riforma che arrivi, come auspicato dal Premier Silvio Berlusconi, ad un sistema che preveda due sole aliquote Irpef, al 23% e al 33% è, allo stato, «solo un target di prospettiva». Per quanto riguarda lo spostamento del carico dalle imposte dirette alle indirette, ovvero dalla tassazione dei redditi a quella sui consumi, Tremonti nel '94 scriveva: «Oggi si tassa troppo chi lavora e vuole produrre ricchezza. Con la riforma si riducono le imposte sul lavoro e si tutelano l'ambiente e lo sviluppo». Infine, il grande tema dell'evasione, neppure sfiorata dalla proposta del centrodestra, naturalmente. «Sono stato il primo a dire che era necessaria una forte riduzione dell'Irpef - dichiara Visco - ma per farla bisogna che si recuperi una parte dei circa 100 miliardi di imposte evase che oggi ci sono. In Italia si evade il doppio della media degli altri Paesi. Altrimenti è solo propaganda, ci sono le elezioni regionali... Da notare che si tratta di un cambiamento anche rispetto al programma di governo del centrodestra che aveva di fatto abbandonato l'idea delle due aliquote». Secondo il segretario del Prc, Paolo Ferrero, «la proposta di ridurre a due le aliquote fiscali è un puro regalo ai ricchi perché è evidente che in questo modo la tassazione perderà il suo carattere di progressività. Berlusconi come al solito vuole favorire i ricchi e questo aggraverà la crisi economica».
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