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La crisi non è finita
Ancora cattive notizie per l’industria italiana. L'Istat (qui i dati) disegna un 2009 nero per il fatturato dell'industria italiana. Nella media dell'intero anno, infatti, il giro d'affari degli stabilimenti industriali del Belpaese ha fatto registrare un meno 18,7% rispetto al 2008, mentre gli ordinativi sono colati a picco: -22,4%. Si tratta, ancora una volta, di un record negativo: è il peggior calo da quando l'Istituto di statistica registra la serie storica, ovvero almeno dal 2000. Sempre considerando l'intero 2009 il fatturato totale dell'industria è calato del 17,4% sul mercato interno e del 21,6% su quello estero. Analogo andamento per gli ordinativi totali: quelli nazionali sono calati del 21,7% e quelli esteri del 23,7% rispetto all'intero 2008. Per quanto riguarda i diversi settori di attività economica il calo più forte ha riguardato, sempre nell'intero periodo gennaio-dicembre 2009, il settore della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-34% tendenziale). Una nota positiva arriva solo dal dato relativo agli ordinativi di dicembre: +4,7% rispetto a novembre e +10,1% rispetto a dicembre 2008. I ricercatori dell'Istat, tra l'altro, precisano che si tratta del maggiore incremento su base annua da febbraio 2008.

Sul fronte del lavoro, dal Veneto e dalla Lombardia arrivano dati che fotografano un generale impoverimento e l’esplosione della cassa integrazione.

E se è in difficoltà il lavoro dipendente, quello a tempo, flessibile o precario vive una fase drammatica. Nel quarto trimestre del 2009 il numero di lavoratori in somministrazione (ex interinali) è stato pari a 220mila unità, in calo del 25% in meno rispetto allo stesso periodo del 2008. Lo riferisce oggi (19 febbraio) il Centro studi bilaterale Ebitemp-Formatemp, specificando però che il dato risulta in crescita del 5% rispetto al trimestre precedente. Dal giugno dello scorso anno, l'andamento dell'occupazione in somministrazione segna una ripresa lenta ma costante e dal livello minimo, raggiunto a metà del 2009 (204mila occupati in somministrazione), il dato di dicembre mostra un recupero dell'8% circa. In media, nel 2009 le giornate retribuite sono state 38,4 milioni (un dato simile a quello registrato nel 2005) con una riduzione del 33,1% rispetto al 2008, ma anche in questo caso si registra un'inversione di tendenza nella seconda metà dell'anno.

In casa Cgil si ragiona su contromisure e argini. Uno strumento valido, secondo la confederazione, può essere la contrattazione sociale territoriale, che può attivare contrasti alla crisi attraverso accordi sugli ammortizzatori sociali e di sostegno al reddito insieme ad interventi di rilancio e di incentivo per le economie locali. La Cgil ha fatto il punto sul tema presentando il suo ‘Primo Rapporto sulla Contrattazione Sociale Territoriale’ (approfondisci qui). Per il sindacato c’è ormai un intreccio ineludibile fra le politiche di welfare e quelle di sviluppo”.

“Siamo ancora nell’ambito di una congiuntura complessa, dove i miglioramenti saranno lenti”. A dirlo, infine, è la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia commentando i dati Istat. Marcegaglia sottolinea anche l’impatto sul lavoro: “La disoccupazione è all'8,5%, nei prossimi mesi dovremo gestire situazioni complesse di ristrutturazioni”. Per questo serviranno “grandi riforme perché il paese soffre di crescita troppo bassa”. Il Centro studi di Confindustria ha stimato per il 2010 una crescita del Pil pari all’1,1%.
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