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Alitalia e la perdita della memoria


da www.sbilanciamoci.info

La vicenda della liquidazione della (vecchia) Alitalia è sintomatica di una visione proprietaria della cosa pubblica. La sua privatizzazione è raggiunta a favore di un gruppo (privato) di imprenditori la cui funzione è sostanzialmente quella di traghettare la compagnia (pubblica) verso quello stesso partner internazionale, AirFrance-Klm, che la politica aveva allontanato in precedenza per ben due volte. Anche per questa sua conclusione, la vicenda Alitalia offre molteplici spunti per riflessioni su come è gestita la nostra politica industriale.
(...) La (nuova) Alitalia ha ereditato a buon prezzo i migliori asset materiali e immateriali della (vecchia) Alitalia sgravandosi nel contempo di tutti i suoi debiti pregressi. Sostanzialmente, essa è stata posta nelle condizioni di avviare la sua attività come se fosse un'impresa "start up, ma con cinquanta e passa anni di avviamento". Per realizzare queste condizioni lo Stato e la collettività hanno sostenuto un costo fin troppo pesante: (...) appare convincente la stima da più parti avanzata che, rispetto all'accordo con AirFrance del 2008, il maggior costo della privatizzazione e costituzione della (nuova) Alitalia si colloca tra i 2,8 ed i 4,4 miliardi di euro. Un costo che corrisponde al taglio dei fondi per la Ricerca e l'Università deciso dal governo per il prossimo quinquennio e a oltre la metà del Fondo di Finanziamento Ordinario dell'intero Sistema Universitario statale. (...)
Il senso comune dice che i processi di privatizzazione non si giustificano di per sé, ma solo se generano nel tempo benefici aggiuntivi in termini di valore aggiunto per la collettività. Il modo e i tempi con i quali si è realizzata la privatizzazione dell'Alitalia, pur da lungo auspicata come essenziale per gli interessi industriali del Paese, non dà particolari evidenze che i rilevanti costi sostenuti dal Paese siano, o saranno, compensati da significativi e permanenti benefici per la collettività. Se il processo di privatizzazione di un'impresa pubblica è un momento cruciale per comprendere la visione della classe dirigente del paese, sia imprenditoriale che politica, essa non offre elementi per individuare l'ottica di lungo periodo del governo, né la sua attitudine ad affrontare l'incertezza del futuro produttivo. La vicenda Alitalia appare emblematica della politica economica dell'attuale governo, ovvero di una gestione della politica industriale in un'ottica oligoliberista, nel senso della costruzione e gestione di mercati connotati da opacità informativa. Si tratta di una scelta funzionale alla dissimulazione delle reali implicazioni di operazioni che, nel caso dell'Alitalia, rappresenta per l'entità dell'esborso uno dei maggiori interventi di politica industriale del Berlusconi III (sempre in attesa di conoscere l'effettivo impegno per il Ponte sullo Stretto e per il rilancio del nucleare). Siamo, in altre parole, in presenza di una politica industriale che, attraverso la frammentarietà ed opacità delle iniziative, non permette di valutare costi e benefici delle diverse iniziative e delle loro possibili alternative (il caso Fiat docet); un atteggiamento per il quale la memoria di quanto è realmente avvenuto è essenziale per contrastare quella irresponsabilità degli attori di politica economica che garantisce loro di decidere, in mancanza di un consapevole contraddittorio, la nostra realtà futura.
* Abbiamo chiesto questa «rilettura» all'economista Claudio Gnesutta, autore con Roberto De Blasi di «Alitalia, una privatizzazione italiana» (Donzelli 2009)
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