Prezzo della Crisi del 24-07-2010: 'Economia, la pratica criminale dei cantori del potere'
di Fabio Sebastiani
Quanti danni sta facendo la crisi? Guarda caso questo è un argomento che piace trattare a pochi. Nessuno si misura con la realtà di quei numeri che con pochi passaggi farebbero immediatamente capire la realtà della crisi economica. E’ una realtà dura, che ha al centro l’inadeguatezza dei redditi da lavoro dipendente. I lavoratori e i pensionati sono gli unici a pagare la crisi. Ogni giorno arriva la prova, diretta e indiretta. Cosa credete che racconti lo stress-test se non il fatto che le banche non sono state nemmeno sfiorate dalla crisi economica. I soldi stanno lì. E loro non li tirano fuori. Chi può, come Sergio Marchionne, si gioca la sopravvivenza alla crisi, a colpi di ricatti e di licenziamenti. Le banche se la stanno giocando chiudendo il rubinetto del credito. E i lavoratori dipendenti? E i pensionati? Gli ultimi dati di Bankitalia sui consumi interni sono da impallidire. Ormai le famiglie stanno tagliando anche la spesa primaria. Siamo alla frutta, in poche parole. La spesa primaria è quella dedicata al cibo: pane, latte, pasta, olio. Ebbene, quanto emerge dal rapporto sulle economie regionali di Bankitalia, sottolinea che la spesa in beni alimentari è diminuita soprattutto nel Mezzogiorno (-3,9%) e al Centro (-4,1%); nel Nord la riduzione è stata dell'1,9% (-2,9%). Complessivamente, in base all'Indagine dell'Istat sui consumi, nel 2009 la spesa media mensile delle famiglie italiane è stata di 2.442 euro (con quasi mille euro di differenza fra i 2.768 euro nel Nord ed i 1.898 del Sud); in calo dell'1,7% rispetto all'anno precedente. La flessione è stata più marcata al Sud (-2,7%), rispetto a Nord (-1,5%) e Centro (-1,4%). L’analisi sulle cause è tutta da ridere. Ma si sa, è firmata da chi deve difendere i privilegi delle lobby economiche che stanno al potere. «Il deterioramento del clima di fiducia - si legge nel rapporto - ha indotto le famiglie a ridurre sensibilmente la richiesta dei prestiti per l'acquisto di abitazioni», mentre «il calo degli acquisti di beni durevoli ha pesato sulla dinamica del credito al consumo, che è risultata particolarmente negativa nel secondo semestre del 2009 e che, secondo le attese delle banche, risulterebbe debole anche nella prima metà del 2010, quando invece dovrebbero riprendere le richieste di mutui». In particolare, la crescita del credito al consumo (non corretta per l'effetto contabile delle cartolarizzazioni), è scesa al 4,6(8,2% nel 2008); la decelerazione è risultata più intensa nelle regioni meridionali, aggiunge Bankitalia. La mancanza di reddito viene quindi classificata come “clima di fiducia”. Da che cosa scaturisce la fiducia per un lavoratore dipendente? Guarda negli occhi il padrone tutte le mattine prima di prendere servizio? Continuare a chiamare con altri nomi la realtà della crisi ci sta conducendo verso una china pericolosa. Prima lo sport preferito era quello di nascondere la crisi. Ora siamo arrivati al punto di chiamare con altri nomi le forze reali del disastro. Semplice cattiva coscienza? No, è qualcosa di più. L’economia in mano a questi “cantori del potere” non è più nemmeno una scienza triste ma una “pratica criminale”.
Quanti danni sta facendo la crisi? Guarda caso questo è un argomento che piace trattare a pochi. Nessuno si misura con la realtà di quei numeri che con pochi passaggi farebbero immediatamente capire la realtà della crisi economica. E’ una realtà dura, che ha al centro l’inadeguatezza dei redditi da lavoro dipendente. I lavoratori e i pensionati sono gli unici a pagare la crisi. Ogni giorno arriva la prova, diretta e indiretta. Cosa credete che racconti lo stress-test se non il fatto che le banche non sono state nemmeno sfiorate dalla crisi economica. I soldi stanno lì. E loro non li tirano fuori. Chi può, come Sergio Marchionne, si gioca la sopravvivenza alla crisi, a colpi di ricatti e di licenziamenti. Le banche se la stanno giocando chiudendo il rubinetto del credito. E i lavoratori dipendenti? E i pensionati? Gli ultimi dati di Bankitalia sui consumi interni sono da impallidire. Ormai le famiglie stanno tagliando anche la spesa primaria. Siamo alla frutta, in poche parole. La spesa primaria è quella dedicata al cibo: pane, latte, pasta, olio. Ebbene, quanto emerge dal rapporto sulle economie regionali di Bankitalia, sottolinea che la spesa in beni alimentari è diminuita soprattutto nel Mezzogiorno (-3,9%) e al Centro (-4,1%); nel Nord la riduzione è stata dell'1,9% (-2,9%). Complessivamente, in base all'Indagine dell'Istat sui consumi, nel 2009 la spesa media mensile delle famiglie italiane è stata di 2.442 euro (con quasi mille euro di differenza fra i 2.768 euro nel Nord ed i 1.898 del Sud); in calo dell'1,7% rispetto all'anno precedente. La flessione è stata più marcata al Sud (-2,7%), rispetto a Nord (-1,5%) e Centro (-1,4%). L’analisi sulle cause è tutta da ridere. Ma si sa, è firmata da chi deve difendere i privilegi delle lobby economiche che stanno al potere. «Il deterioramento del clima di fiducia - si legge nel rapporto - ha indotto le famiglie a ridurre sensibilmente la richiesta dei prestiti per l'acquisto di abitazioni», mentre «il calo degli acquisti di beni durevoli ha pesato sulla dinamica del credito al consumo, che è risultata particolarmente negativa nel secondo semestre del 2009 e che, secondo le attese delle banche, risulterebbe debole anche nella prima metà del 2010, quando invece dovrebbero riprendere le richieste di mutui». In particolare, la crescita del credito al consumo (non corretta per l'effetto contabile delle cartolarizzazioni), è scesa al 4,6(8,2% nel 2008); la decelerazione è risultata più intensa nelle regioni meridionali, aggiunge Bankitalia. La mancanza di reddito viene quindi classificata come “clima di fiducia”. Da che cosa scaturisce la fiducia per un lavoratore dipendente? Guarda negli occhi il padrone tutte le mattine prima di prendere servizio? Continuare a chiamare con altri nomi la realtà della crisi ci sta conducendo verso una china pericolosa. Prima lo sport preferito era quello di nascondere la crisi. Ora siamo arrivati al punto di chiamare con altri nomi le forze reali del disastro. Semplice cattiva coscienza? No, è qualcosa di più. L’economia in mano a questi “cantori del potere” non è più nemmeno una scienza triste ma una “pratica criminale”.
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