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La crisi del Sud sempre più pesante
Riparte l'emigrazione e la società invecchia. Il tessuto sociale si disgrega mentre l'industria subisce colpi assai duri. Parla Adriano Giannola, economista esperto di questione meridionale e presidente della Svimez

È deprimente il quadro dell’economia
e della società meridionale raffigurato nell’ultimo Rapporto Svimez. Il divario con il Centro-Nord torna a presentarsi in termini netti, radicali. Per effetto della crisi, certo, ma anche di una fragilità dei fattori di sviluppo presente ben prima che la crisi prendesse corpo. A dare del panorama odierno un’idea sono i numeri del Pil – il -0,3% di incremento medio annuo nel decennio 2001-2010 a fronte del +3,5 del Centro-Nord –, quelli della disoccupazione giovanile – due giovani su tre senza lavoro –, dell’occupazione: solo nel 2010 il -5,6% contro il -3,1 del resto del paese.

A colpire, soprattutto, due fenomeni: la disgregazione del tessuto industriale e la ripresa massiccia dell’emigrazione – quasi 600mila unità tra il 2000 e il 2009, in gran parte giovani –, accompagnata quest’ultima dalle pessime previsioni circa il trend demografico: un vero e proprio tsunami, si è detto, che nel 2050 vedrà gli over 75 crescere dall’attuale 8,3% al 18,4 sorpassando il 16,5% del Centro-Nord, e gli under 30 scendere dai 7 milioni di oggi a meno di 5 milioni.

L’industria che scompare e la società che invecchia. Una situazione preoccupante, ripetiamo, sulla quale abbiamo posto qualche domanda ad Adriano Giannola, economista da sempre tra i più attenti alla questione meridionale, dal 2010 presidente della Svimez. Partiamo da un punto: la ripresa dell’emigrazione, i suoi caratteri.

Giannola Ad andarsene sono i giovani, molti appena formati. Poi, siccome il paese vive grandi difficoltà, il fenomeno non riguarda solo i ragazzi del Sud. Però nel Sud la situazione è peggiore; spesso non ci si trasferisce stabilmente ma si va via con più facilità.

Rassegna Si ritiene che in Italia la famiglia sia anche un ammortizzatore sociale. Nel meridione non è così?

Giannola Lo è molto di meno. Nel Sud la famiglia è spesso monoreddito, ha difficoltà ben più grandi che altrove, i giovani sono meno protetti. Da qui, anche, le previsioni Svimez sul trend demografico.

Rassegna Accanto a questo il dato preoccupante dell’industria. Irisbus di Valle Ufita e Fiat di Termini Imerese, Firema di Caserta e cantieri di Castellammare – e poi ancora il trasferimento al Nord della sede dell’Alenia, con l’abbandono di Pomigliano –, le vicende più note. La fine del Mezzogiorno industriale, si potrebbe dire parafrasando Luciano Gallino, il titolo del suo bel libro sulla “scomparsa” dell’industria italiana.

Giannola Stiamo assistendo a uno smottamento impressionante. Non ci sono politiche industriali: né per il Sud né più in generale per il paese. E le ricette finora escogitate – dismissioni e privatizzazioni – mi sembrano semplicemente suicide: l’esatto contrario di quanto accade in Germania, dove invece si fanno politiche attive.

Rassegna L’idea di politiche e risorse per il Sud, non è una novità, non gode di molti favori. È convinzione diffusa che i trasferimenti siano semplicemente uno spreco.

Giannola Un luogo comune: le risorse per il Sud oggi sono abbondantemente razionate. Un luogo comune alla pari di un’altra convinzione: quella che senza la palla di piombo del Mezzogiorno il Nord starebbe meglio. Non è così: il Nord sta male, in realtà, da quando è finita l’epoca della svalutazione. E può riprendere il cammino solo con il Mezzogiorno: approfittando delle opportunità che questo può offrirgli, come del resto la storia c’insegna. Il miracolo economico fu fatto dal Nord e dal Sud insieme: la Cassa per il Mezzogiorno funzionò da vera e propria agenzia di sviluppo sia per il Sud che per il Nord, fornendo alle aree forti del paese il polmone produttivo della grande industria pubblica insediata nel meridione

Rassegna Oggi?

Giannola Oggi siamo di nuovo in una situazione in cui il Sud può rappresentare un vantaggio competitivo. Il Mediterraneo è tornato a essere centrale. Rafforzare al suo interno il ruolo logistico dell’Italia significa puntare sul Mezzogiorno. Possiamo farlo senza una moderna rete infrastrutturale? Lo stesso può dirsi della politica energetica: non solo per il petrolio della Basilicata ma per il ruolo che sempre più dovranno svolgere in futuro le fonti rinnovabili. Il Sud da questo punto di vista rappresenta una risorsa straordinaria. Oltre che all’eolico, si pensi al geotermico, alla ricchezza rappresentata il tal senso dal versante meridionale del Tirreno: potremmo davvero imitare l’Islanda. Ma occorrerebbe ben altro che le iniziative, scarse e scoordinate, tuttora in campo: occorrerebbe una politica, un piano concreto. Il problema, in sintesi, è trovare uno spazio del Sud all’interno di una strategia nazionale di crescita e di sviluppo.

Rassegna Ci parla di due possibili terreni di iniziativa. Per tutti gli altri – a partire dalla difesa del tessuto industriale sino alla proposta di una fiscalità di vantaggio e alla problematica questione del federalismo – rimandiamo all’ultimo Rapporto Svimez. C’è un punto, però, che appare pregiudiziale: la presenza forte e radicata, nel Mezzogiorno d’Italia, delle mafie. È vero che la criminalità organizzata si è estesa anche al Nord, ma è altrettanto vero che solo nel Sud essa si presenta come un potere contrapposto alla sovranità della legge, come un vero e proprio antistato.

Giannola È un veleno che è entrato in tutto il sistema, che circola non più soltanto al Sud. Ma, per tenersi alle sue terre d’origine, io resto convinto che il problema di fondo sia prosciugare l’acqua in cui nuotano i pesci. L’azione repressiva dello Stato, la sua efficacia, va rafforzata: è ovvio. Tuttavia, se non ci sono alternative, un sistema in grado di provvedere alle necessità quotidiane – per quanto barbaro esso sia – non può che guadagnare terreno. Anche in tema di valori. Perché si comincia per necessità, ma si finisce poi per aderire a una sfera di valori, chiamiamola così, completamente altra. Prima violi le regole, poi arrivi a credere che sia giusto. Un veleno, anche questo, che va combattuto.


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