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L'economista Jossa: La rivoluzione liberale avverrà nel segno di Marx
Il futuro? Capitalisti in tuta blu


"L'impresa Democratica" (Carocci Editore) è il titolo dell'ultimo libro di Bruno Jossa, ordinario di Economia Politica alla Federico II di Napoli, che propone un modo nuovo di produrre e distribuire il reddito, di concepire il mondo delle imprese che dovrebbero assumere forma cooperativa per realizzare quella che si definisce una vera rivoluzione democratica.

Alfonso Ruffo


Professore, che cosa manca oggi alle imprese per essere considerate "democratiche"?

Le imprese attuali, per lo meno quelle più rilevanti dal punto di vista della società capitalistica, sono dirette dal principio "un'azione, un voto" che si può definire plutocratico. L'idea di fondo è affermare, invece, il principio democratico "una testa, un voto".

Il capitale al posto del lavoro e viceversa: una specie di rivoluzione copernicana?

Sì, una vera e propria rivoluzione la cui matrice culturale ho ripescato nei classici del marxismo. Ma una rivoluzione pacifica, da realizzare nel tempo e attraverso percorsi democratici che condurranno a risultati positivi impensabili.

Si può concepire una rivoluzione pacifica?

Per "pacifica" intendo "parlamentare". Se gli intellettuali si convincono che il nuovo sistema è migliore del capitalismo, è più efficiente e produce vantaggi per la mano pubblica, penso che una decisione del Parlamento, di qui a cinquant'anni, fatta con le dovute regole, dopo un'ampia discussione che coinvolga i cittadini, si possa avere.

Il suo è un attacco al capitalismo ma non all'economia di mercato. Come la mette con il socialismo di Marx?

La novità è l'idea di riuscire a coniugare, per la prima volta, socialismo e mercato. Il sistema che propongo è più di mercato dello stesso capitalismo perché rende imprenditori anche i lavoratori e diffonde libertà economica ovunque si irradi.

Lei è sicuro che i lavoratori, tutti o in gran parte, vogliano trasformarsi in imprenditori assumendosi anche le responsabilità del ruolo?

Questo è un punto importante. L'idea è bellissima. Ma, naturalmente, ci sono punti che vanno discussi. Si potrebbe credere che i lavoratori non siano d'accordo nel passare da una situazione di reddito è fisso ad un'altra con reddito variabile. Potrebbe sembrare un passo indietro ma così non è perché in un sistema di imprese cooperative la perdita del posto di lavoro è quasi da escludere.

Perchè ritiene che nei momenti di crisi lo strumento cooperativo funzioni meglio di quello capitalistico classico?

Un sistema di imprese democratiche reagisce meglio alla crisi perché la disoccupazione per alto costo del lavoro, secondo una timore dei conservatori, diventerebbe inconcepibile dal momento che il costo del lavoro non esisterebbe praticamente più.
In questo modo lei annulla il ruolo dei sindacati che non avranno più nulla da difendere se i lavoratori si trasformano in imprenditori…
Questo è un punto dolente. E' chiaro che quando i lavoratori saranno padroni di se stessi non avranno più bisogno di un sindacato che li protegga. L'aspetto importante, chiarissimo a Gramsci al cui pensiero mi rifaccio volentieri, è realizzare un marxismo democratico.

Non teme l'opposizione di troppe forze rilevanti: capitalisti, sindacati, parte stessa dei lavoratori?

Credo sia facile conquistare gli intellettuali all'idea che il sistema è molto bello. Ma è indubbiamente difficile conquistarli all'idea che il passaggio sia anche facile. Occorre avere visione e coraggio.

Un passaggio intermedio poteva essere quello della cogestione. Ma non ha avuto successo. Perché?

C'è tutta una letteratura a riguardo, di matrice soprattutto marxista, che porta a dire che la cogestione è peggio del capitalismo perchè lascia il potere decisionale in mano ai capitalisti e rende i lavoratori più partecipi alla attività produttiva e quindi maggiormente sfruttati.

Siamo in un'economia globalizzata: a che scala dovrebbe avvenire questa rivoluzione? E' possibile che un paese che adotti il sistema cooperativo possa competere con un altro di stampo capitalistico?

La riposta da parte mia è un netto sì perché in una economia rigorosamente di mercato le imprese gestite dai lavoratori devono e possono competere con imprese capitalistiche del mondo intero. E siccome è radicata in letteratura la convinzione che le imprese cooperative siano le più produttive, vincerebbero anche la gara degli scambi internazionali.

Sta attendendo alla creazione di un uomo uovo o quello che c'è è sufficiente a incarnare il suo ideale?

Non c'è nulla di idealistico in quello che dico. La mia tesi poggia sulla convinzione che l'uomo sia perfettamente egoista e persegua dunque il suo proprio interesse. Ma noi sappiamo che l'uomo non è solo egoista; dunque…

Lei richiama il ruolo degli intellettuali. E' sicuro che abbiano un peso nella società?

Voglio essere un po' cattivo e penso che oggi gli intellettuali non siano sufficientemente coraggiosi. Si collegano ai partiti e perdono la loro autonomia. C'è poco da sperare se non si svegliano perché potrebbero e dovrebbero svolgere una funzione fondamentale

Quale?

Su questo punto mi sento un po' gramsciano ma ancor più hayekiano. Hayek, economista di destra, ha detto e scritto più volte che per affermare un'idea non c'è bisogno di conquistare la maggioranza della popolazione perché basta convincere gli intellettuali.

E' quello che cercherà di fare?

Ho l'impressione che se gli intellettuali l'abbracciassero e la difendessero, l'idea dell'impresa democratica si affermerebbe anche in Parlamento. La sua origine, la sua matrice culturale, è sicuramente liberale.

Non le sembra un tentativo di conciliare gli opposti?

Questa è una vera rivoluzione liberale. Anzi, è il passo in avanti che la rivoluzione liberale non è ancora riuscita a compiere. Queste cose le ha dette meglio di qualsiasi altro Carlo Rosselli nel suo magnifico libro "Socialismo liberale". Poi, l'idea è fortemente cattolica per il solidarismo che sviluppa. E poi c'è un po' di marxismo che io amo metterci dentro.

Perchè si sforza di appoggiare tutta la costruzione su una solida base marxista? Perché ci tiene così tanto?

Il mio maestro, il mio grande maestro di cui venero la memoria, Paolo Sylos Labini, con cui parlavo di queste cose, mi faceva la stessa domanda: perché ti vuoi collegare a tutti i costi al marxismo?, non sarebbe meglio rifarti alla cultura borghese?

E lei che cosa rispondeva?

Io sono di matrice cristiana, ma nei confronti dei cristiani oggi ho molta sfiducia perché li vedo poco battaglieri, sulla difensiva. Aspettarsi una rivoluzione dai cattolici mi sembra impossibile. E per quanto riguarda liberali, come si può pensare che la rivoluzione contro il capitale la facciano i proprietari degli strumenti?

Quindi giunge a Marx per differenza?

C'è una ripresa di marxismo autentico, di altissimo livello, negli Stati Uniti che si collega al crollo del Muro di Berlino: il grande avvenimento storico che lungi dall'aver sancito la fine del marxismo e del socialismo rappresenta in qualche modo l'inizio del vero marxismo e del vero socialismo, quello democratico.

***

Bruno Jossa
L' impresa democratica
Editore Carocci
Pagine 365
euro 33.50


FONTE: www.ildenaro.it (18-04-2009?



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