Prezzo della Crisi del 27-07-2011: 'Tagliare la testa alla crisi'
Il commissario Charitos, personaggio creato dalla mente fertile dello scrittore greco Petros Markaris, è sempre riuscito a raccontare, utilizzando il meccanismo semplice del noir, con molta ironia e una buona dose di cinismo, vizi e miserie di una Paese europeo perennemente sospeso fra oriente e occidente. L’ombra ancora presente dell’epoca dei “colonnelli”, una società che muta con la presenza di migranti e di un mondo losco di capitalismo rampante, sciatto e corrotto, clientelismo e corruzione che contribuiscono a farcelo sentire come un mondo sin troppo vicino. Nella sua ultima opera “Prestiti Scaduti” (Edizioni Bompiani) il protagonista antieroe di Markaris è alle prese con la crisi che sta distruggendo la vita sociale greca. In alcuni momenti – il volume è stato scritto nell’estate scorsa – sembra di leggere la quotidianità di una crisi senza scampo, con le manovre imposte dalla perfida “Troika” (Bce, Fmi e U.E.), i tagli alle pensioni, agli stipendi dei pubblici impiegati, le manifestazioni giornaliere che sembrano divenute parte di una incessante routine, una ribellione che cova e sembra non trovare sbocchi. Gesti di disperazione che irrompono nella vita di Atene, la rassegnazione e il disgusto, la paura per il futuro e il tentativo di arrabattarsi per il presente, facendo la spesa nei luoghi più convenienti, cercando di parare i colpi, soli e impotenti. Ma accade qualcosa che irrompe nella vita del commissario Charitos e lo mette nella difficile condizione di dare la caccia ad un killer spietato che diviene ben presto popolare. Qualcuno si prende la briga di individuare il sistema delle banche come vero responsabile del disastro greco e comincia a decapitare alcuni banchieri con un colpo netto di spada. In un implacabile progredire saltano letteralmente le teste di uomini, non solo greci ma di altri paesi europei, che tengono in pugno l’economia e la politica del paese. Quelli che decidono se, a chi e a quali condizioni elargire prestiti, come spoliare persone e vite senza riguardo, con la violenza del potere e l’impunità della religione del mercato. E non basta, in concomitanza iniziano ad apparire sulle mura della città, manifesti che invitano i cittadini a non pagare i debiti, che, con una sintesi efficace da vero e proprio programma politico, propongono la soluzione per non essere schiacciati dalle ingiustizie. Governo, ambasciatori, l’intero establishment del Paese trema di terrore, si arriva a minacciare il blocco della concessione di prestiti con il congelamento di fatto dei movimenti di denaro. Dare la caccia a chi sta mettendo in crisi il sistema bancario mette in una condizione di impopolarità resa solo più accettabile dalla crudeltà degli omicidi che si susseguono. La soluzione, una grande e geniale metafora, dell’enigma è una vera e propria traduzione delle dinamiche della crisi economica e finanziaria ai profani. La scrittura agile e scorrevole di Markaris, i suoi personaggi così straordinariamente ordinari, come in una tragedia, sono in fondo il coro che narra la grandezza degli eventi attraverso gli occhi di comuni mortali. Una lettura ottima per l’estate perché riesce a far riflettere e incazzare ma lascia un senso sotterraneo di soddisfazione, per una idea di giustizia, forse di vendetta, catartica e liberatoria. Si d’accordo, decapitare i banchieri non è giusto, ma sbatterli al fresco come hanno coraggiosamente e nel silenzio assoluto dei media fatto i governanti Islandesi?
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