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"La partita da vincere è contro il ricatto dei mercati". Intervista a Vladimiro Giacché

Nel giro di pochi giorni nella politica italiana c’è stato un cambio di passo notevole. Qual è la tua opinione, da economista?

Silvio Berlusconi, come al solito, ha fatto saltare il tavolo E l’altro ha reagito, rilanciando. Il premier sta cercando di rendere evidente la sua indispensabilità. Certo, c’è la possibilità che rientri nell’agone politico. E questo sarebbe sicuramente un tradimento della cosiddetta veste tecnica. Probabilmente avrebbe una funzionae aggregante mentre l’altro cercherebbe di aggregare sulla destra. Berlusconi vuole diventare indispensabile per gli scenari del dopo voto, per cercare di condizionare ancora il quadro politico.

Come giudichi la reazione dei mercati?

Il dato generale dei mercati era abbastanza prevedibile. Tutto questo è aggravato dal fatto che c’è un momentaneo sollievo per la situazione della Grecia, mentre la Francia è ai rendimenti dei suoi titoli più bassi della storia dell’euro. Comunque, al di là di questo, era prevedibile. E’ anche un po’ una lezione, ovvero un antipasto di quello che succederà in tempo di elezioni. E quindi per la politica sarà molto importante la reazione che sarà in grado di produrre a questa situazione. Cioè, sarà molto importante vedere quello che farà Bersani e il Centrosinistra, perché è difficilmente accettabile un tipo di pressione così forte da parte dei mercati. L’opinione comune è che lo spread lo si deve accettare come la pioggia. Non è come la pioggia perché ci sono degli interessi ben precisi dietro. C’è un elemento più di fondo.

Cioè, vuoi dire che in questo momento non è centrale la competizione politica ma quella della politica rispetto allo strapotere dei mercati?

Di fronte alla corsa dello spread e degli interessi sui titoli, probabilmente saranno tutti posti di rientrare entro certi parametri, rispondendo colpo su colpo. Ma il punto è se fai politica o no. Questo è un tema molto importante perché se si accetta il principio dello stormir di fronde e tu regoli le tue azioni per evitare che questo succeda poi si crea davvero una situazione molto imbarazzante con un avvitamento verso il basso di pil e deficit. E’ molto importante che oggi ci sia stata questa avvisaglia perché così possiamo prendere le misure ed avere sott’occhio un elemento di chiarezza sul nostro grado di ricattabilità.

Tra i provvedimenti che stanno saltando a causa della crisi c’è quello della Tobin tax, anche se era in sedicesimo.

Non è utile la Tobin tax, e alla fine è quasi nulla. E credo sia stata usata in Germina come specchietto delle allodole per votare la Merkel. Invece, un altro tema è il dato sulla produzione industriale. E questo non ha a che fare con Berlusconi ma con Monti. Chi opera sui mercati sa benissimo che il tuo debito è insostenibile per una pluralità di ragioni tra cui l’indice sulla produzione industriale. Il vero problema dello spread è la bilancia commerciale. E questo dato del meno 6% lo mette ben in evidenza.

A sinistra si comincia a prendere in considerazione l’ipotesi di un “piano b” fuori dall’euro.

La vera alternativa non è la costruzione di un euro B. Per noi in realtà i problemi sono di molteplice natura. L’altra cosa che non bisogna dimenticare, infatti, è che siamo subfornitori della Germania e questo mal si concilia con un’altra area con caratteristiche lontane dall’Europa centrale. Il problema secondo me è un altro, e poco giocato da un punto di vista negoziale dai governi: è vero che chi ha beneficiato dell’euro è la Germania, e quindi è insensato politicamente far pagare il peso dell’aggiustamento per rendere più stabile l’area soltanto ai paesi più deboli.

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