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Crisi, Dilma Rousseff attacca l'Europa: "Con l'austerity non andate da nessuna parte"
E’ l’austerity ad aggravare la recessione. Ieri il presidente del Brasile, Dilma Rousseff ha messo piede a Parigi per far visita al presidente della Repubblica francese, Francois Hollande. E’ stata l’occasione per entrare a piedi pari nelle ingarbugliata situazione europea che, evidentemente, non lascia così indifferenti le altre aree del mondo. Le considerazioni di Rossoueff partono da un elemento molto semplice: l’attuazione di politiche di austerity nella maggior parte dei paesi sviluppati, ''non ha risolto il problema della crisi''. Anzi, hanno contribuito ''ad aumentare la recessione, la disoccupazione, in particolare dei giovani, e ad un aumento del sentimento di disperazione''. A parlare di fine delle manovre lacrime e sangue per quanto riguarda l’Italia è il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che ieri ha commentato i dati sulla situazione italiana del Centro Studi di Confindustria.

Il presidente del Brasile ha difeso ''la ricerca di un percorso che combini risanamento dei conti pubblici con incentivi adeguati per gli investimenti e il consumo, che sono essenziali per la ripresa della crescita''. I paesi latino-americani, dopo due decenni ''di serio aggiustamento'' dei conti pubblici, sottolinea Rousseff, hanno imparato che ''un radicale taglio delle spese danneggia soprattutto il futuro dei popoli''. Nei paesi sviluppati ''i tagli hanno colpito le basi dello Stato sociale conquistato da generazioni di uomini e donne dopo la terribile esperienza di due guerre mondiali'' e ''ha colpito anche una delle piu' grandi opere politiche del mondo che e' stata la creazione dell'Unione europea e l'euro''. Per superare la crisi in Europa, ha sottolineato ancora Rousseff, ''serve un'unione bancaria efficace'' nella zona euro con una Banca Centrale ''con poteri per difendere l'euro'' a trecento sessanta gradi e che con la possibilita' di ''emettere degli eurobond''.

Ieri per le borse di Milano e Madrid e' stato il momento del rimbalzo. Nel resto d'Europa l'indice Stoxx 600 ha toccato i massimi di 18 mesi in attesa delle decisioni della Fed: la banca centrale amercana oggi potrebbe espandere ulteriormente le sue misure di stimolo economico. A condizionare le borse è stato anche il migliore andamento delle attese della fiducia degli investitori tedeschi, che fa ben sperare per la ripresa della prima economia dell'Eurozona.

Al di là di questo dato congiunturale, la situazione, almeno per l’Italia, continua ad essere nera. Confindustria, nell'ultimo rapporto del Centro studi, rivede in peggio la stima del Pil nel 2013, con una contrazione dell'1,1% rispetto al precedente -0,6% indicato a settembre e sposta l'inizio del recupero al quarto trimestre dell'anno prossimo (+0,2%), dal secondo trimestre. E, cosi', solo nel 2014 prevede una ''modesta'' ripresa, con un +0,6%. Al centro dell’analisi di Confindustria, la caduta dei consumi: quelli delle famiglie cedono il 3,2% quest'anno (il 3,6% pro-capite), ''il peggior risultato dal dopoguerra''. Caduta che proseguira' nel 2013 (-1,4%), in peggioramento rispetto alla precedente stima (-1%). E l'aumento del tasso di disoccupazione, che nel 2014 salira' al 12,4% in media d'anno, arrivando al 13,6% se si includono le ore di cig utilizzate. Con 1,5 milioni di Ula (Unita' di lavoro equivalenti a tempo pieno) che rispetto al picco di fine 2007 saranno perdute nel terzo trimestre del 2013. Alla meta' del 2011 si contano gia' 1,1 milioni di posti in meno. Tra il credit crunch ''perdurante'' e soprattutto la pressione fiscale che strangola: ''Rimarra' prossima ai massimi storici e insostenibilmente elevata, specie quella effettiva: 53,9% del Pil nel 2014 tolto il sommerso dal denominatore'', avverte ancora Confindustria. Il pareggio di bilancio strutturale sara' raggiunto nel 2013 e, sostiene Squinzi, non c'e' alcuna necessita' di fare una nuova manovra.

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