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FINESTRA INTERNAZIONALE. Aiuti alla Grecia. Quando il debitore riceve soldi dal creditore qualcosa non torna
Francoforte - La chiamano austerity ma è solo una faccia della medaglia. La Germania della Merkel, in genere molto solerte nello sponsorizzare politiche lacrime e sangue per quelli che, in Europa, considera gli “ultimi" della classe, è in realtà uno Stato spendaccione. Solo per dirne una, il governo tedesco ha istituito fin dall'ottobre del 2008 - all'indomani del fallimento della Lehman Brothers - un fondo salva-banche (Soffin) finanziato con i soldi dei contribuenti con il compito di garantire la cosiddetta stabilità finanziaria. Stando ai dati ufficiali diramati ieri dall'ente federale con sede a Francoforte che gestisce il fondo, le perdite accumulate da inizio esercizio fino a oggi ammonterebbero a ben 23 miliardi di euro. Quest'anno, il passivo registrato solo fino al mese di settembre è di 900 milioni di euro. Ci sono persino voci come quella del quotidiano “Bild" che stimano per l'intero 2012 un deficit finale di quasi tre miliardi - tutti a carico dei contribuenti tedeschi, ovvio. Il fondo può fornire garanzie per 400 miliardi di euro e può finanziare gli istituti di credito fino a una somma complessiva di 80 miliardi. Le perdite registrate quest'anno sarebbero da imputare soprattutto all'ammortamento del debito della bad bank nata dalle costole della ex West LB, dalla quale ha ereditato un bel pacchetto di titoli tossici.

Tanto prodigo verso le proprie banche, il governo della Merkel, quanto severo nell'esigere tagli alla spesa sociale dagli altri paesi membri dell'Ue. Lo dimostrano le resistenze opposte negli ultimi tempi all'ipotesi di un taglio - o una sospensione di una parte - del debito pubblico della Grecia nei confronti dei suoi creditori. La proposta di ridurre il debito ellenico, avanzata dallo stesso Fondo monetario internazionale, non va giù alla Germania, e neppure alla Bce, di fatto tra i maggiori creditori di Atene. Alla fine, i ministri delle finanze dell'eurozona - riuniti a Bruxelles non più di un paio di settimane fa - ha tirato fuori una soluzione ibrida. Il taglio del debito non figura direttamente nel nuovo pacchetto di aiuti (in totale 44 miliardi di euro), ma lo Stato greco dovrà utilizzare il denaro concesso esclusivamente per riacquistare dalle mani dei creditori (investitori privati ma, soprattutto, le banche greche) una quota dei propri titoli pubblici. Per sbloccare la prossima tranche di aiuti il Fondo monetario pone come condizione l'adempimento dell'acquisto dei titoli pubblici. Dov'è il trucco? Lo Stato greco ricomprerà i suoi titoli a prezzi inferiori rispetto ai valori originari all'atto della loro emissione e in questo modo abbatterà una parte del proprio debito. Forse ci rimetteranno qualcosa le banche greche - certo, non gli altri investitori internazionali. Ma, nello stesso tempo, Atene rinnova lo status di debitore. Nessuno sconto, quindi. Del resto, il sì della Germania al pacchetto di aiuti è un sì «condizionato». «Abbiamo sempre sostenuto il principio di condizionalità. La Grecia riceverà tutti gli aiuti se continuerà ad adottare le riforme, una dopo l'altra». Parole del ministro delle finanze tedesco ed esponente della Cdu, Wolfgang Schäuble. Tra le condizioni degli “aiuti" figura anche l'accettazione da parte di Atene di un meccanismo automatico di tagli alla spesa pubblica - o quel che ne è rimasto - in caso di mancato pareggio di bilancio e l'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni. C'è da dire che nella seduta del Bundestag che ha approvato il via libero da parte della Germania agli aiuti ad Atene, anche la Spd e i Verdi hanno votato a favore assieme alla coalizione di governo che sostiene la Merkel. L'unica forza che ha votato contro è stata la Linke che accusa la Merkel di fare una politica a favore dei banchieri. «In Grecia ci sono sempre più disoccupati. Più della metà dei giovani si trova sulla strada. Aumenta il numero dei senzatetto.

Persino il tasso di suicidi è cresciuto negli ultimi due anni del 40 per cento. Già dal primo pacchetto dei cosiddetti aiuti nella primavera del 2010 la cancelliera Merkel ha premuto per imporre tagli brutali ai salari, alle pensioni e allo stato sociale in Grecia. La capacità produttiva del paese è calata del venti per cento. E la fine non si vede ancora. Merkel sta lasciando dietro di sé una scia di sangue. E di questo sono responsabili anche la Spd e i Verdi. Fino a oggi hanno sostenuto la politica dei tagli con i propri voti». La Spd ha finito per dire sì. «Per evitare il fallimento dell'eurozona», ha detto il segretario e prossimo candidato a cancelliere Peer Steinbrück, nonostante anche lui accusi il governo in carica di voler arrivare alle elezioni senza dire chiaramente «quanto costerà tutto questo ai contribuenti tedeschi».  
Al momento, la prossima mossa sta alle banche greche. Lunedì Atene renderà note le condizioni di acquisto dei titoli di stato in mano ai privati. Le banche elleniche potrebbero decidere di rivendere allo Stato l'intero pacchetto di titoli da loro detenuto - il cui valore nominale ammonta a 17 miliardi. Spetterà alle banche dire però l'ultima parola sul prezzo di vendita. Lo Stato, dal suo canto, non ha alternative. All'operazione di riacquisto dei propri titoli pubblici - che costerà all'incirca dieci miliardi di euro - è vincolata la concessione degli aiuti dell'Ue e del Fmi. Non dovesse andare in porto, la Grecia può dire addio alla prossima tranche.
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