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TUTTE LE FALSITA' CHE RACCONTANO SULLA CRISI ECONOMICA. INTERVISTA A MARIO PIANTA

Mario Pianta, economista, ha da poco scritto un libro che affronta i nodi della crisi economica a partire da uno dei nodi più delicati, quello della distribuzione del reddito. Se letta da questo punto di vista le vie di uscita dalla crisi rimangono ben poche in quanto tramonta l'interesse generale e si innesca una spirale verso il basso per le classi medio base e verso l'alto per i più ricchi. Alla faccia del richiamo alla responsabilità generale. "Nove su dieci. Perché stiamo (quasi) tutti peggio di dieci anni fa", di Mario Pianta (editori Laterza).

Cosa cambia con l’approvazione del vincolo di bilancio nella Costituzione italiana?
L’inserimento del pareggio di bilancio è un grave errore dal punto di vista istituzionale perché è in contraddizione con lo spazio che la Costituzione italiana riconosce alla politica economica e al ruolo dello Stato dal punto di vista economico. E’ un disastro a livello europeo perché l’imposizione del vincolo, che poi è l’estensione di una norma tedesca nel rapporto tra Stato centrale e Laender, viene imposto a tutti i paesi europei in un periodo di piena recessione con un effetto molto pesante di aggravamento della recessione stessa. Durante la recessione arrivano meno soldi dal pagamento delle tasse, in Italia già si prevede che saranno quindici miliardi in meno, e ciò non fa che aggravare ancora di più la situazione del rapporto tra debito e pil. Ecco perché c’è stato un aumento enorme del deficit.

Un quadro del tutto irreale quindi…
Imporre il raggiungimento entro il 2013 è tecnicamente impossibile. La Spagna ha già detto che non ce la può fare. L’Italia ce la farà, dichiarano i vertici, forse nel 2018. In Francia più o meno lo stesse date. C’è una schizofrenia preoccupante tra una imposizione di regole fatte apposta per tutelare la cosiddetta fiducia nei mercati in cui si finisce per pagare più che altro gli interessi e i richiami alla crescita. Una misura assolutamente inefficace dal punto di vista della solidità dei conti pubblici e completamente irrealistica. Questo stesso approccio viene replicato in grande nell’insieme complessivo delle norme del fiscal compact di cui il pareggio di bilancio è uno dei punti. Il fiscal compact è stato firmato da tutti e questo ripropone su scala più grande l’effetto distruttivo. Il fiscal compact impone i vincoli sul pareggio di bilancio e in più impone a chi va oltre il 60% un ventesimo l’anno di rientro da prelevare dalle tasse. Per l’Italia vale 50 miliardi l’anno, che vuol dire, con gli interessi, 80 miliardi di spesa in più se le regole rimangono queste. C’è sostanzialmente una colossale stupidità economica perché tagliare la spesa pubblica porta a una recessione certa. Tra l’altro, Hollande è contrario, e quindi se dovesse vincere salterebbe tutto.

Il Governo si appresta a varare una stagione di cosiddetta crescita. Non ci crede nessuno e in realtà la loro operazione nasconde un’altra puntata del massacro sociale.
La crescita per loro è tagliare i salari per diventare competitivi in termini di prezzo, e fidarsi della domanda mondiale in una situazione in cui non c’è domanda. C’è da dire, ma per loro sembra paradossalmente un elemento di cui quasi non tener conto, che le esportazioni crescono solo per i paesi forti, come la Germania. Infine, chi parla di crescita in quei termini, in realtà ha in mente che i mercati lasciati a se stessi quelli più sregolati si risveglino e si rimettano in moto. Falso.

Nel tuo ultimo libro  affronti questo nodo della distribuzione del reddito, che ovviamente ha a che fare con la ripresa economica. Il quadro italiano è caratterizzato da una polarizzazione che non solo non aiuterà la ripresa ma farà in modo che i poveri saranno sempre più poveri.
La polarizzazione è il risultato della distribuzione del reddito. I più poveri di fronte alla crisi hanno meno cuscinetti e si trovano in difficoltà crescenti. La politica del lavoro programmata dal Governo ridurrà ulteriormente i salari determinando in peggio tutti i meccanismi sociali che descrivo nel libro. Si rafforza la finanza e il reddito che deriva dalla ricchezza, come il capitolo degli interessi sul debito: una parte ce l’hanno le banche e un’altra la grande impresa. Il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi il 45% della ricchezza totale, mentre riceve il 27% del reddito. Il 50% delle famiglie più povere dispone di appena il 10% della ricchezza totale. All’estremo vertice della piramide, i dieci individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza pari a quella dei tre milioni di italiani più poveri In media, la ricchezza di uno di questi italiani che guidano la classifica dei “super-stra-ricchi”, vale quella di trecentomila italiani poveri. Un dato da paese feudale.

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