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Ilo: banche e politiche di bilancio stanno portando le economie al disastro
L'Ilo, l'organizzazione internazionale del lavoro ci aveva visto giusto. All'inizio della crisi preventivò un calo di occupazione intorno ai duecennto milioni. Oggi a quattro anni circa l'ultimo rapporto annuale corregge in eccesso questa cifra: 202 milioni, con previsioni di crescita nel 2013. L'Ilo individua con molta precisione la cosiddetta "trappola dell'austerità", ovvero l'approccio monetarista alla risoluzione della crisi che di fatto sta tagliando gli investimenti, anche grazie alla complicità delle banche.

In Italia, le misure di austerità, intanto, "rischiano di alimentare ulteriormente il ciclo di recessione e di rinviare ancora l'inizio della ripresa economica e il risanamento fiscale". La ripresa, rileva l'istituto, viene frenata dalla contrazione del consumo privato. Tale contrazione è aggravata dal fatto che gli stipendi crescono meno velocemente rispetto all'inflazione. Inoltre, il tasso di investimento è diminuito nel 2010 e l'aumento della domanda estera è rallentato. Infine, tra il 2009 e il 2011, la spesa pubblica è diminuita del 2% in rapporto al PIL, con effetti negativi diretti sugli investimenti pubblici. Su fornte dei conti, l'Ilo fa riferimento al peggioramento degli ultimi 5 anni e agli interventi recenti per invertire la rotta. Il debito pubblico è schizzato dal 103% del PIL nel 2007 al 120% nel 2011. A seguito dell'aumento dei tassi di interesse nazionali sono anche sorti dubbi sulla tenuta delle finanze pubbliche. Per ridurre il deficit, il governo ha aumentato la pressione fiscale che dovrebbe raggiungere il 45% nel 2012. Il rallentamento dell'economia, si fa notare, è anche legato all'accesso più difficile al credito. Nonostante le importanti immissioni di liquidità da parte della Banca Centrale Europea (BCE), la maggior parte delle PMI deve fare i conti con maggiori difficoltà di accesso al credito bancario mentre aumentano i tassi di interesse; a ciò si aggiungono i problemi tradizionali della pesantezza amministrativa. L'accesso limitato al credito, insieme alle incertezze nel mercato europeo, contribuisce a ridurre gli investimenti privati, con conseguenze negative sulla ripresa del mercato del lavoro.

L'anno scorso, i mercati del lavoro hanno subito gli effetti del rallentamento della crisi economica ed è poco probabile che l'economia mondiale cresca ad un ritmo sufficiente nei prossimi anni per colmare l'attuale deficit di posti di lavoro e fornire un impiego agli 80 milioni di persone attese sul mercato del lavoro nello stesso periodo, spiega l'Ilo. La disoccupazione globale ha iniziato a risalire dalla fine del 2011, invertendo la tendenza degli anni precedenti, e nel 2012, il numero di disoccupati nel mondo dovrebbe quindi salire a circa 202 milioni, un dato in aumento rispetto ai 196 milioni del 2011 e pari a un tasso di disoccupazione del 6,1% . Per il 2013, gli esperti prevedono un tasso del 6,2 %. Inoltre, il numero di persone alla ricerca di un lavoro continuerà a crescere per raggiungere i 210 milioni nel 2016, malgrado un graduale ma limitato declino dei tassi di disoccupazione. Secondo l'Ilo, le tendenze "sono particolarmente preoccupanti in Europa", dove i tassi di disoccupazione sono aumentati in quasi i due terzi dei Paesi dal 2010. Ma la ripresa del mercato del lavoro è "al punto morto" anche in altre economie avanzate come Usa o Giappone.

Nelle economie avanzate, il livello di occupazione non dovrebbe recuperare i livelli pre-crisi prima della fine 2016, più tardi del previsto. Per l'Ilo il peggioramento della situazione illustra la trappola costituita dall'austerità e della riduzione del deficit di bilancio "ad ogni costo" per molte economie avanzata e in "primo luogo per l'Europa". "L'austerità si è tradotta in una debole crescita economica, un'accresciuta volatilità ed un deterioramento dei bilanci delle banche all'origine di una contrazione supplementare del credito, un calo degli investimenti e quindi nuove perdite di lavoro", si legge nel Rapporto. Il "World of Work Report 2012- Better jobs for a better economy" (128 pagine) si sofferma anche sulle politiche di deregulation del lavoro ed afferma che nemmeno quelle riescono a rilanciare la crescita e l'occupazione nel breve periodo. Gli effetti sull'occupazione delle riforme del mercato del lavoro dipendono fortemente sul ciclo economico. Di fronte a una recessione, una regolamentazione meno rigorosa può portare a più licenziamenti senza sostenere la creazione di posti di lavoro. Analogamente, l'indebolimento della contrattazione collettiva rischia di provocare una spirale al ribasso dei salari, e ritardare ulteriormente il recupero. Tra gli aspetti preoccupanti, sottolinea infine l'Ilo, c'è il tasso di disoccupazione giovanile, aumentato in circa l'80% delle economie avanzate e i due terzi dei Paesi in via sviluppo.