A restare invariati, rispetto alla direttiva della Commissione, sono i tassi da applicare: l’imposizione prevista è dello 0,1% per azioni e titoli, e dello 0,01% per i derivati. Restano esentati, invece, i fondi pensione.
Applicando questi tassi d’imposta, stando alle prime valutazioni d’impatto, si arriverebbe a recuperare fino a 55 miliardi di euro, da destinare “al risanamento fiscale al fine di stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro”. Ma vengono specificati anche campi precisi a cui destinare una parte delle risorse recuperate, come “l’aiuto allo sviluppo e la lotta al cambiamento climatico”.
Dall’Italia, il plauso per il voto di Strasburgo è unanime. Per David Sassoli, capo-delegazione del Pd al Parlamento europeo, "il principio che a pagare per la crisi siano finalmente anche quelli che l'hanno provocata, è adesso sancito dall'unica istituzione europea espressione diretta dei cittadini”. Lo stesso segretario del Pd Bersani, a margine della della riunione dei Progressisti europei, in corso in queste ore proprio a Bruxelles in vista del vertice UE di questa sera, ritiene la Tobin Tax “cruciale”.
Roberta Angelilli (PdL), vicepresidente dell’Aula di Strasburgo, valuta che applicando questa imposta sulle transazioni finanziarie “per l'Italia si valuta un beneficio tra i 5 e i 6 miliardi di euro l'anno”, e ribadisce che “anche il settore finanziario, così come richiesto dai nostri cittadini, deve dare il giusto contributo per far fronte ai costi della crisi economica”.
Di “segnale positivo dal Parlamento europeo” parla Rocco Buttiglione, presidente Udc, che precisa: “il punto non è scoraggiare le transazioni finanziarie allontanando i capitali. Il punto è mettere una tassa, molto molto piccola, che non sia praticamente percepita dalle normali operazioni, mentre finisca per incidere sullo spostamento di grandi capitali, cioè colpire le operazioni della speculazione”.
Ora la parola, da Strasburgo, passa a Bruxelles, dove oggi pomeriggio si riunirà il Consiglio dell’Unione Europea.
