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Delusione Hollande
Aveva fatto colpo François Hollande, quando una sera di marzo a Le Bourget dichiarava che il «suo avversario principale non era Nicolas Sarkozy ma la finanza». O quando preso di sorpresa dalle proposte fiscali del Front de Gauche aveva proposto una super tassa al 75% per chi guadagnava più di 1 milione di euro all’anno. Uno spostamento di contenuti a sinistra tanto da giudicare insostenibile il Fiscal Compact e lasciando che l’attuale primo ministro Jean-Marc Ayrault richiedesse solennemente dai banchi dell'Assemblea Nazionale un referendum su quello che era stato chiamato «il trattato Merkozy».

Cento giorni dopo la sua elezione e nonostante abbia una maggioranza parlamentare senza precedenti, il presidente socialista è in caduta libera nei sondaggi. Il suo governo e la sua maggioranza stentano a trovare la forza di rispettare gli impegni presi con l'elettorato francese. Il programma sociale innovativo di Hollande è rimasto in larga parte sulla carta. Il salario minimo è aumentato di 19 centesimi al giorno, nemmeno un caffè a settimana, sinceramente troppo poco come compensazione del suo congelamento per tre anni fatto dal governo della destra. Il ribadire la scelta del nucleare come fonte primaria di energia per il paese per i prossimi venti anni sta mettendo in forte difficoltà i Verdi che pure sono alleati di governo. Lo smantellamento dei campi rom ha valso al ministro degli interni le critiche del UNHCR: quasi come se fosse un ministro leghista nostrano.

Tutto questo non è certamente il cambiamento che si aspettava il popolo francese riportando dopo 10 anni la sinistra al potere.
E' in questa condizione di oggettiva disillusione che domenica sera (9 settembre), François Hollande si è presentato in televisione per presentare la road map del suo governo. Una ricetta fotocopia come quella che, nel nome dell’austerità, stanno assumendo gli altri governi europei, fatta di lacrime e sangue. Tre sono gli assi portanti dell'azione del governo Ayrault per i prossimi due anni. In primo luogo una manovra economica da 30 miliardi per il solo 2013 e altrettanto, presumibilmente, per il 2014 con l'obiettivo di riportare la Francia al pareggio di bilancio per questa data. Di questi 30 miliardi, 10 andranno trovati con una revisione della spesa corrente dello Stato e degli enti locali, in italiano si direbbe una “spending review”, che riguarderà tutti i ministeri tranne quelli della giustizia, degli interni e dell'educazione. 10 altri proverranno dall’abbattimento delle “nicchie fiscali” per le imprese, questi sgravi inventati da Nicolas Sarkozy che consentono alle grandi imprese e alle multinazionali di pagare proporzionalmente molto meno tasse che le piccole e medie imprese. Gli ultimi 10 miliardi saranno invece reperiti attraverso la fiscalità generale con l'innalzamento dell'ultima tranche delle imposte sul reddito da 43% a 45%, la tassazione di parte dei redditi finanziari allo stesso livello di quelli del lavoro e molto probabilmente con l'innalzamento ulteriore della Contribuzione Sociale Generalizzata (CSG), tassa che come indica il nome, grava su tutti i redditi e sulle pensioni.
E' in questo capitolo che s'inserisce la tassa di scopo del 75% oltre il milione di euro di reddito per persona, valida per solo due anni, il tempo previsto del risanamento finanziario. Riguarderà solo 2/3 mila persone, secondo quanto affermato dallo stesso presidente della Repubblica, avrà solo un valore simbolico e “patriottico”. «Nel caso di Bernard Arnault, il patron della multinazionale del lusso LVMH che ha annunciato il suo desiderio di chiedere la cittadinanza belga, questo vorrebbe dire che solo i suoi 10 milioni di stipendio sarebbero tassati e non i 200 milioni che percepisce dalle sue attività finanziarie», scrive l'ex candidato alla presidenziale per il Front de Gauche Jean-Luc Mélenchon.

Il secondo asse della politica del governo socialista per i prossimi due anni è la riforma del lavoro con l'introduzione della flexsecurity. Senza mai nominarla, il presidente Hollande ha tracciato il quadro di un accordo nel quale le imprese saranno libere di licenziare per, dice lui, incentivarle ad investire nel paese e i lavoratori saranno inseriti in una rete di protezione sociale che ne dovrebbe evitare la pauperizzazione. In grandi linee pur nelle differenze è lo stesso approccio che ha ispirato la controriforma Fornero in Italia. Secondo Hollande quest'accordo dovrebbe essere raggiunto tra le parti sociali prima della fine dell'anno. In caso contrario, se i sindacati non si piegassero alle richieste del MEDEF (la CONFINDUSTRIA francese), il governo interverrà con una propria legge, minaccia, quest’ultima, che azzoppa pesantemente il potere contrattuale dei sindacati.

La terza misura presentata domenica scorsa è la creazione di 150mila posti di lavoro a tempo determinato per giovani in situazioni di difficoltà, da inserire nelle amministrazioni locali e nel mondo dell'associazionismo. Si tratta di una copia sbiadita dei 500 mila posti creati dal governo Jospin con i Contratti Impiego Giovani che hanno almeno avuto il merito di smuovere il mercato del lavoro in quegli anni e di stabilizzarne una cospicua fetta di giovani. Questi nuovi posti invece, su ammissione dello stesso presidente della Repubblica, saranno compensati da altrettanti pensionamenti, mantenendo invariato il numero di dipendenti pubblici ma diminuendo di fatto insieme alla spesa per lo Stato anche la capacità del pubblico di erogare servizi all’altezza della situazione.

«Una vera e propria politica dei due tempi quella del governo Ayrault, fatta di austerità, tagli alla spesa corrente e di programmazione dello Stato e cancellazione dei diritti acquisiti dei lavoratori - scrive Pierre Laurent, segretario del PCF - Il presidente si è volutamente dimenticato dell’agenda sociale nel suo programma di governo». Come si è dimenticato di parlare di Europa e del Fiscal Compact, in discussione dal 2 ottobre all'Assemblea Nazionale e contro il quale le centrali sindacali CGT e SUD-Solidaire, insieme a realtà dell’associazionismo, il Front de Gauche e altri movimenti antiliberisti, hanno indetto una manifestazione nazionale a Parigi il 30 settembre per ottenere che questo testo sia sottoposto a referendum. Segno evidente che la luna di miele con il popolo francese di Hollande sta rapidamente esaurendosi.

I primi cento giorni presidenziali in Francia rappresentano in genere il “marchio” della politica presidenziale. Se si eccettua la parziale cancellazione dell’odiosa controriforma pensionistica voluta da Sarkozy, purtroppo questo marchio è, fino ad oggi, quello di un rosa sbiadito. Se poi l’Assemblea Nazionale si adeguerà ai diktat europei votando il Fiscal Compact, allora quel “marchio” inizierà anche a cambiare di segno.
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