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"Ue ed Euro cadaveri della crisi che cancella gli Stati e potenzia la finanza". Parla Bruno Amoroso

L'imposizione dell'austerity sembra a questo punto far entrare l'economia in una fase di stallo reale. Molti parlano di emergenza continua come fase "normale". Cosa dicono gli economisti?
L’’”austerity” imposta dopo la crisi del 2008 non è la conseguenza di questa ma la fase successiva della strategia di rapina messa in atto con un doppio ruolo: (i) rendere permanente la crisi economico-sociale come strumento di “allarmismo economico” (F. Caffé) e realizzare la distribuzione dei redditi che ne è seguita a favore di 1/5 della popolazione; (ii) imporre quelle riforme istituzionali che in condizioni di normalità non sarebbero possibili, per completare la cessione di sovranità alla Triade da parte degli Stati. Gli economisti, se critici, sono isolati e messi a tacere, gli altri partecipano al balletto delle cifre messo in atto con la legge di stabilità, un sistema di scatole cinesi costruiti dalla ragioneria dello Stato per deviare l’attenzione dai problemi reali del paese. Una ulteriore perdita di tempo in attesa del collasso programmato, dello Stato e delle banche.

Perché è importante il rapporto tra spesa pubblica e economia reale? E dove si arriva con una economia basata unicamente sulla moneta in un contesto del genere?
Il problema dell’Italia non è il rapporto tra spesa pubblica e economia, ma tra finanza predatoria e economia. La grande finanza privata si sta arricchendo a tempi accelerati, lo ha detto Siniscalco di recente compiacendosene, e Saccomanni sostiene che è questa a cui dobbiamo guardare come modello (la “finanza ombra”). Il problema degli sprechi e inefficienze della spesa pubblica, che ovviamente va risolto, esiste per comprare la collusione delle burocrazie e di alcuni gruppi sociali alle politiche di austerità. Tra un Pd al governo e la corruzione della pubblica amministrazione c’è un ovvio legame. Rompere il legame che si è creato tra la monetizzazione estrema di tutte le funzioni sociali dovrebbe essere parte della ricostruzione del sistema di welfare e di economie di comunità. Ma questa è un’altra storia.

Cosa pensi della fine dell'euro?
Penso che l’UE e l’Euro sono i cadaveri eccellenti di due progetti ormai entrambi affondati. Sull’UE ha dichiarato di recente il presidente del Parlamento europeo Martin Schultz: “Se l’UE fosse uno stato che chiedesse di essere ammesso all’Unione Europea la richiesta verrebbe respinta per assenza di democrazia”. Che l’UE e l’Euro si pongano fuori della legalità e del progetto europeo lo ha documentato di recente anche l’ex Ministro delle finanze Guarino in un documento accuratamente tenuto nascosto dai mass media. Se l’euro seguita a funzionare come la moneta tedesca, come avviene oggi, andrà avanti fino al crollo delle economie dell’Europa del Sud. Se si cercherà di modificarlo con un negoziato forte con la Germania sarà questa a uscire dall’euro. Altre alternative ragionevoli, come il ritorno al “serpente monetario” o la rinegoziazione dell’euro con un euro sud, non sono oggi possibili almeno fino a quando la rabbia popolare non polverizzi e rifondi l’attuale sistema sindacale e delle sinistre europee.

La famosa lettera degli economisti che dibattito ha provocato?
Iniziative di analisi e di denuncia degli effetti perversi delle politiche neoliberiste sono state numerose nell’ultimo decennio ed hanno ottenuto ampi consensi anche tra gli economisti. Ma questo senza alcuna influenza sul dibattito politico e le proposte dei partiti, di sinistra in particolare. Tornare al sistema bancario precedente al Testo unico del 1993 di Mario Draghi, abolire le norme europee in materia di derivati (MIFI), rilanciare un progetto nazionale e europeo di welfare rompendo i vincoli imposti dalla finanza con il governo della BCE, ecc. Sono cose ripetute in tutte le salse. Ma fanno male gli economisti critici a pensare che gli “altri” e i governi sbagliano e non lo abbiano ancor capito. La verità è che hanno un progetto di società diverso, quello che stanno realizzando con la Globalizzazione e il ritorno della Povertà e della Guerra.

Il taglio dato dal governo alle privatizzazioni, ovvero quello della cassa, quali danni effettivi produrrà?
Le politiche economiche in corso, successive alla rapina dei risparmi, che sarà da qui a breve ripetuta con le “verifiche” alle banche da parte della BCE, puntano all’impoverimento del sistema delle imprese per la svendita delle parti migliori a società estere (sul modello di quanto già fatto da Prodi e da Draghi, il primo con l’IRI e il secondo con le banche) negli anni Novanta. Le privatizzazioni sono in corso, e il nuovo ordine economico europeo che si delinea – con il sistema bancario europeo che concentrerà in poche grandi banche di affari il sistema del credito e la concentrazione industriale e tecnologica nell’area centro nord dell’Europa. Tuttavia esiste ancora un sistema produttivo e bancario in Italia e nell’Europa del sud che potrebbe prendere in mano i propri destini con una grande alleanza politico sociale e riportando la politica vera nelle istituzioni italiane e europee. Ma questo richiede un grande fronte popolare, una alleanza sociale ampia nella quale confluiscano tutte le forze che hanno un altro progetto d’Europa in mente. Non una “grande coalizione”, e neanche i riti “vudù” intorno alla Costituzione, ma un nuovo fronte popolare che “asfalti” la grande coalizione e tutti I partiti e sindacati che ne fanno parte. Non si tratta insomma di celebrare la Costituzione o il progetto di Spinelli, ma di rifondare entrambi passando, così come fu per quelli, attraverso un forte conflitto civile.

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