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Bce, Draghi taglia i tassi ma fa gli scongiuri contro la deflazione
La scelta della Bce di tagliare i tassi e' stata motivata dal fatto "che a ottobre il calo dell'inflazione e' stato piu' forte del previsto". Spiega così il presidente della Bce Mario Draghi in conferenza stampa la riduzione allo 0,25% dei tassi di interesse del costo del denaro. Certo, un pezza formale adeguata ma poco convincente sul piano politico. E’ da mesi che l’inflazione non impensierisce i sonni dei governi europei. E questo, per il semplice fatto che a fare da “calmiere” è la drastica riduzione dei consumi. Perché non sono stati tagliati prima quindi? Troppe divisioni nel board con i tedeschi che guardano ai rendimenti dei fondi pensione più che a qualsiasi altro obiettivo?
Gli approfondimenti sulle ragioni vere, come aggiunge lo stesso Draghi, sono rimandati a dicembre. Il taglio servirà a poco per la ripresa, ma tutti sono contenti, a cominciare dalle borse europee che dopo una seduta tendente al ribasso hanno ripreso vigore, ad eccezione di Milano. Il clima è da euforia. Un clima che Draghi ha tutta l’aria di voler governare saggiamente quando aggiunge che la festa dei tassi al ribasso non è finita qui. Ancora di più le banche che, sempre per dirla con le parole del governatore, hanno bisogno di essere rafforzate. Dall'estate 2012 sono stati fatti "sostanziali progressi per migliorare la situazione finanziaria delle banche", dice il presidente della Bce che si trova a dover fronteggiare con la supervisione una fase molto delicata nei rapporti di forza con la Germania, ma, aggiunge, "per un'adeguata trasmissione della politica monetaria nelle condizioni di finanziamento dei paesi della zona euro, e' essenziale ridurre ulteriormente la frammentazione dei mercati del credito ed e' necessario rafforzare la resistenza delle banche".
Nella conferenza stampa Draghi non manca, invece, di insistere sulla necessità delle riforme strutturali. E lo fa sottolineando anche che se c’è bisogno è pronto a muovere guerra anche all’eventualità della deflazione, vera e propria bestia nera del capitalismo in tutte le sue forme. E con i livelli dei consumi e della povertà imperante non è che ne siamo così lontani. Il calcolo di Draghi è chiaro: con l’aumento dei consumi a dicembre potrebbe crearsi quel refolo di vento che ci allontana dal baratro. Oramai si naviga a vista. E’ proprio l’Fmi con Gerry Rice a ricordare che il pericolo della deflazione è sempre più reale.
"Il taglio dei tassi conferma la debolezza della congiuntura europea; e' una mossa necessaria, ma probabilmente insufficiente", commenta Sergio De Nardis capo economista Nomisma commentando la decisione della Bce di tagliare il costo del denaro al minimo storico. Per De Nardis "l'Eurozona necessita di una politica monetaria piu' espansiva che persegua in modo credibile e per alcuni anni un target d'inflazione piu' elevato del 2%. Questo si presenta necessario per accomodare il riequilibrio competitivo tra Germania da un lato e paesi periferici dall'altro, senza indurre in questi ultimi una deflazione, ovvero una flessione del livello generale dei prezzi". "La deflazione in tali economie - conclude De Nardis - renderebbe insostenibili i processi di rientro di finanza pubblica e aumenterebbe i rischi di rottura dell'euro".

Paolo Ferrero, segretario del Prc, infine, definisce l’intervento della Bce “inutile e tardivo” perché ormai “l’economia italiana è in piena deflazione e quella europea sta poco meglio”. “La riduzione dei tassi di interesse – continua Ferrero - non farà riprendere investimenti e consumi per il semplice motivo che la crisi non è dovuta al costo del denaro ma alle politiche di austerità che determinano tagli della spesa pubblica e del welfare e alla vergognosa distribuzione del reddito che vede la maggioranza delle famiglie andare verso la povertà”. “È la medicina che ha prodotto la malattia – conclude Ferrero - e senza l’abbandono delle politiche di austerità, senza il rilancio del welfare, la redistribuzione del reddito dall’alto in basso e senza una forte politica pubblica finalizzata a soddisfare i bisogni sociali, non ci può essere alcuna uscita dalla crisi. Servono politiche comuniste, non il liberismo”.

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