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"Draghi si prepara ad un intervento sulla disoccupazione". Intervista ad Andrea Di Stefano

Gli indici di borsa, soprattutto americani, continuano a salire. L’impressione è che stia montando una nuova bolla.
La situazione è un po’ più complessa perché se guardiano i profitti delle imprese quotate a differenza del 2007, data di inizio della crisi, c’è un rapporto borsistico meno negativo. Le ristrutturazioni, infatti, ci sono state. L’incremento dei profitti è in relazione a questo. E una parte del rialzo degli indici è legato all’incremento. L’altro elemento di cui bisogna tener conto è quello dei movimenti finanziari. Finito il periodo speculativo sull’euro moltissimi fondi, che hanno il portafoglio pieno di obbligazioni, si ributtano sugli azionari.

Vuol dire che si riavvicinano all’economia reale?
Dipende se l’azionario è lo specchio dell’economia reale o solo in parte. Comunque risalendo nella gerarchia, e quindi siamo al terzo fattore, è chiaro che la causa principale di questa nuova ondata nelle borse è legata all’eccesso di liquidità creato dalla Fed. Del resto, il tasso di disoccupazione raggiunto negli Usa era piuttosto alto. E quindi dovevano correre ai ripari.

Questo tema della disoccupazione a livelli troppo alti è diventato da un po’ anche una leit motiv di Draghi…
Il Governatore della Bce sta preparandosi ad intervenire un po’ sul solco della Fed; certo, utilizzando quel po’ di strumenti che ha a disposizione e tenendo conto del contesto politico in cui è costretto ad agire. Vede il rischio reale di un avvitamento recessivo. Quello che sembra assurdo, osservando questa fase dall’Italia, è che è che nel momento in cui si sta sgretolando l’austerity non abbiamo voce in capitolo. Il dato sul crollo della produzione tedesca non può lasciare indifferenti. Credo che Draghi voglia proporre una operazione di grosso peso a livello europeo fuori dalla competenza dei singoli Stati. Potrebbe verificarsi un gioco di sponda tra Bce e Commissione mettendo a punto uno strumento straordinario che intervenga sulla caduta del reddito.

Una sorta di salario sociale?
Potrebbe essere. Ma attenzione, potrebbero chiedere in cambio condizioni dure dal punto di vista della riforma del mercato del lavoro.

Torniamo alle borse. Sembra che da questo tsunami che ormai dura da più di cinque anni non abbiamo imparato niente…
Non hanno imparato niente. L’unica cosa, tardiva, che si vede all’orizzonte è il crescere di una regolamentazione di contrasto per quanto riguarda gli acquisti allo scoperto, ma stiamo parlando delle tecniche da veri e propri pirati della finanza. Detto questo, se andassimo ad osservare bene i numeri sull’aggregato della massa monetaria, ci accorgeremmo che sono tutti in rialzo. E questo aumenta il rischio della bolla finanziaria.

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