Sabato 21 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento 17:07
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


La crisi morde la Lombardia. Il 2013 sarà l'anno più duro
“Il 2013 sarà l’anno più duro della crisi economica internazionale che, iniziata nel 2007, è già più lunga di quella del ’29, mentre si consolida la crisi economica e industriale dell’Italia e della Lombardia". Così Giacinto Botti della segreteria della Cgil Lombardia presenta i dati Inps sul primo trimestre di quest’anno rielaborati dal Dipartimento politiche contrattuali della CGIL Lombardia.

"Le prospettive di crescita del Pil del nostro Paese per il 2013 sono molto più basse della media europea - afferma Botti - mentre la crescita della Lombardia non sarà distante dalla media nazionale. Alcuni istituti come il Fmi prevedono una minore crescita del nostro Paese per il 2013 pari al -1,9%, ma in conseguenza della nostra struttura produttiva, è probabile che tale forbice possa arrivare, sia per l’Italia che per la Lombardia, al -2,4%, - 2,9%".

"Dal 2007 - prosegue il segretario Cgil - il nostro Paese e la nostra regione hanno bruciato rispettivamente 10 e 11 punti di Pil. La coesione sociale, se in parte ha tenuto, è solo grazie agli ammortizzatori sociali istituzionali, che hanno garantito almeno formalmente il posto di lavoro e arginato la già significativa riduzione del nostro tessuto produttivo (oltre il 25% in Lombardia, cioè nella regione di eccellenza per la quantità e la qualità della sua produzione)".

E’ dunque indispensabile, secondo la Cgil, mantenere il sostegno e la copertura economica della cassa in deroga, le cui richieste nei primi tre mesi coinvolgono oltre 10.000 aziende e circa 55.000 lavoratrici e lavoratori in Lombardia, nonostante la diminuzione della platea interessata (artigiani, PMI, settori del commercio sotto i 50 dipendenti e aziende che hanno utilizzato tutte le possibilità di accesso alla cassa ordinaria e straordinaria), in conseguenza della scomparsa o del ridimensionamento di molte attività e imprese.

Infatti, la riduzione in percentuale della cassa in deroga
indicata dai dati Inps (-58,79%) non è certo la conseguenza di un allentamento della crisi, osserva ancora la Cgil, ma essenzialmente di due fattori: il primo è la contrazione della base produttiva, alla quale corrisponde un incremento drammatico dell’indennità di disoccupazione e conseguentemente del tasso di disoccupazione, il secondo è che i dati provenienti dall’INPS fanno riferimento solo al numero delle ore ufficialmente autorizzate delle domande decretate pervenute dalla Regione; le procedure relative, va detto, hanno subito un rallentamento a causa di problemi di copertura finanziaria e di burocrazia.

I DATI
Complessivamente nel mese di marzo 2013 si registra una crescita delle ore autorizzate di CIG del 10,14% (64.108.127 ore), una crescita della cassa ordinaria del 25,38% (28.404.409 ore), della cassa straordinaria del 47,05% % (29.252.170 ore), mentre, per le ragioni che abbiamo sottolineato, si riduce la cassa in deroga del 58,79% (6.451.548)

Tutti i settori registrano tassi di crescita della cassa , ma i più colpiti sono legati agli impianti di installazione per l’edilizia (67,56%), alla meccanica (27,99%). All’industria edile (44,66%), energia (22,26%).

Le province più colpite , cioè quelle che si collocano al di sopra della linea regionale (10,14%) sono: Varese (31,51%), Como (16,44%), Bergamo (33,93%), Pavia (65,62%), Lecco (45,81%).

Se invece consideriamo il numero equivalente delle ore
in cassa integrazione per occupato, cioè il numero “aggiuntivo” di persone senza lavoro, troviamo: Bergamo al 5,22%, Brescia al 6,50%, Como al 6,99%, Cremona al 2,40%, Lecco al 10,45%, Lodi all'1,54%, Milano al 2,47%, Mantova al 2,13%, Pavia a 4,10%, Sondrio all'1,63%, Varese all'8,30%. La media regionale si colloca a 4,38%.

I LICENZIAMENTI
Anche se complessivamente i licenziamenti regolati per legge, cioè indennità di mobilità 223/91 e indennità di disoccupazione 236/93, tra il periodo gennaio-marzo 2013 e quello gennaio-marzo 2012, diminuiscono del 39,06%, ciò è dovuto esclusivamente al fatto che l’indennità di disoccupazione è stata sostituita dall’ASPI (vedi tabelle).

Mentre rimane in aumento il ricorso alla 223/91 (circa del 10% con 7.824 licenziamenti) e cresce complessivamente il ricorso all’ASPI e all’indennità di disoccupazione del 77%, con 50.870 domande complessive, delle quali 17.581 con ASPI e 33.289 con indennità di disoccupazione) (Vedi tabelle). La riduzione del ricorso alla 236/93 è infatti apparente, dal momento che siamo in presenza di una modifica strutturale del sistema di rilevazione e dell’intervento di sostegno. In sostanza, è stata abolita la lista provinciale per la mobilità derivante dalla legge 236/93, e alla sottocommissione regionale non pervengono più le richieste e le informazioni su questi licenziamenti.

La linea generale è quella di un aumento della disoccupazione in ragione della perdita dei posti di lavoro; mentre le ore domandate a tutela-garanzia del posto di lavoro (cassa in deroga, ordinaria, straordinaria) aumentano di oltre il 10%, per la deroga la diminuzione è apparente per le motivazioni sopra evidenziate. Un fenomeno del tutto coerente con la crescita della disoccupazione e il crollo del sistema produttivo. Infatti, il saldo occupazionale è negativo dell’1,5%, l’equivalente della crescita del tasso di disoccupazione, arrivato ormai a oltre il 9%; un dato che supera addirittura il 15% se aggiungiamo tutti coloro che sono in cassa e hanno smesso di cercare un lavoro.

"In questa fase di stallo politico - si legge ancora ella nota - è sempre più urgente ridare centralità al valore del lavoro e alla sofferenza sociale che non può più aspettare l’indicazione di soluzioni urgenti, in netta discontinuità con le politiche depressive e neoliberiste dei governi precedenti. Senza interventi di politica industriale - conclude Botti - a livello nazionale e regionale, di investimento e di indirizzo pubblico, finalizzati a favorire innovazione, ricerca, sviluppo e crescita non si costruisce una prospettiva per il futuro del Paese, della Lombardia e delle nuove generazioni".

Per questa ragione la Cgil sarà in piazza anche in Lombardia
, per la prima volta dopo anni unitariamente con Cisl e Uil, martedì 16 aprile, alle ore 10 davanti a Palazzo Lombardia a Milano, in contemporanea con la manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil che si terrà a Roma davanti al Parlamento, per chiedere che il governo ripartisca entro aprile ulteriori risorse alle Regioni per autorizzare tutte le domande di cassa e mobilità in deroga presentate, e che Regione Lombardia metta a punto un piano straordinario di interventi per il rilancio dello sviluppo, degli investimenti e la creazione di nuovi posti di lavoro. 
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi