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Il default è dietro l'angolo anche se lo spread cala e i titoli vanno a ruba. Il punto sulla crisi
Lo spread scende, le borse vivacchiano discretamente e i titoli di Stato italiani trovano mercato in asta. Va tutto bene? Nemmeno per sogno. Potrebbe essere soltanto una tregua quella dei mercati, che un anno fa tenevano in ostaggio i Btp italiani e i bonos spagnoli e costrinsero la Bce ad un intervento straordinario. Secondo l’agenzia di rating Ficht c’è il rischio che l'estate sia calda, anzi rovente. Intanto, altro crollo della produzione industriale in Italia: a marzo il calo registrato si attesta al 5,2% rispetto allo stesso mese del 2012. Per Eurostat è il peggior dato tra le grandi economie continentali. Senza contare che c'è anche un nuovo record del debito pubblico a marzo. Il dato, informa la Banca d'Italia, ha raggiunto quota 2.034,725 miliardi di euro, contro i 2.017,615 miliardi di febbraio.
L'allarme sulla reale situazione in Italia viene formulato, da un altro punto di vista, anche da Lorenzo Bini Smaghi, ex consigliere esecutivo Bce, che sottolinea la delicata posizione dell’Italia che “dovrebbe presentare richiesta aiuti all'Esm e riutilizzare i fondi per ricapitalizzare le banche come ha fatto la Spagna''. E d'altra parte, secondo Bini Smaghi, le difficolta' del credito all'economia vengono proprio dalle banche non adeguatamente capitalizzate: ''dobbiamo risolvere i problemi delle banche e ricapitalizzarle''.

"Ripresa anemica, speculazione su di giri"
Nel suo rapporto trimestrale Fitch avverte: se il rally dei mercati ''non e' supportato da una stabilizzazione economica e da progressi verso l'unione bancaria, il pericolo e' che la volatilita' torni a vendicarsi in estate, come nel 2011 e nel 2012''. Anche Standard & Poor's, un'agenzia concorrente, vede nero sui fondamentali economici: ''la crisi del debito nell'Eurozona rimane un rischio-chiave per le condizioni creditizie nel 2013 e 2014'', e d'altra parte ''l'Eurozona restera' in recessione quest'anno, per poi avere una ripresa anemica nel 2014 anziche' nella seconda parte di quest'anno''.
Un quadro che rischia di complicare le cose secondo Fitch: l'86% degli investitori e' convinto che una recessione prolungata – e quella europea si appresta a superare il record del 2008 segnato dopo il crac di Lehman Brothers - rappresenti un rischio elevato per i mercati obbligazionari. Se lo spread è a livelli ridotti, è solo grazie alla liquidita' senza precedenti immessa dal Giappone, e dagli Usa sui mercati.

Il nodo del sistema bancario
Che il sistema bancario stia vivendo grandi tensioni, e propri in seno all’Europa dove ci sarebbe bisogno di una situazione di relativa stabilità, grazie anche ai minimi storici raggiunti dal tasso di sconto, lo si capisce da come sta reagendo la Germania al tentativo della Bce di “mettere ordine” negli istituti di credito. A polemizzare ieri sono stati il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, e il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. L’oggetto? La creazione del sistema unico per la risoluzione ordinata delle crisi bancarie dell'Eurozona. Mentre Schaeuble, in un intervento pubblicato dal 'Financial Times', ha tirato il freno, affermando che l'autorità unica di risoluzione non si può fare senza una riforma dei Trattati Ue, Dijssebloem ha ribadito al suo arrivo all'Eurogruppo, ieri, che si può procedere già ora a predisporre gli ulteriori 'tasselli' ('building blocks') dell'unione bancaria, e che la questione della modifica dei trattati "può essere affrontata più tardi".

Le banche tedesche il vero pericolo
L'autorità unica di risoluzione delle crisi costituisce la seconda tappa della costruzione dell'unione bancaria, dopo l'approvazione, già avvenuta, del meccanismo unico di vigilanza per gli istituti di credito, che sarà pienamente operativo entro la metà del 2014 (e prima del sistema comune di garanzia per i depositi, che nel frattempo è scomparso dall'orizzonte). Ma secondo Schaeuble per ora si può solo procedere verso un coordinamento dei sistemi nazionali di risoluzione, perché le attuali basi giuridiche (ovvero gli articoli dei Trattati che permettono di legiferare in questo campo) non sarebbero adeguate a sostenere un sistema unico per le banche di tutta l'Eurozona. Per questo, il ministro tedesco ha perorato un processo in due tempi: completamento e perfezionamento dei sistemi nazionali prima, e autorità unica europea solo dopo aver modificato i Trattati. Un processo lungo e non privo di insidie, che rischia di far perdere impulso all'intera unione bancaria. Di cui verrebbe così vanificato l'obiettivo principale, quello di spezzare il più presto possibile il 'circolo vizioso' fra crisi bancarie e crisi del debito sovrano nell'Eurozona. E un chiaro tentativo dei tedeschi di prendere tempo rispetto al tentativo di controllo da parte della Bce sui loro istituti di credito, messi in condizioni non certo positive a causa dello tsunami finanziario originato dalla crisi dei subprime. Che i prossimi anni continueranno a essere difficili per le banche tedesche, lo dice uno studio della societa' di consulenza Ernst & Young, secondo cui ''la congiuntura in Germania si sta sviluppando piu' lentamente del previsto e l'aumento delle insolvenze accrescerà il rischio di perdite sui crediti''.

La Grecia di nuovo sotto tiro grazie alle privatizzazioni
Intanto la speculazione non sta certo a guardare. E nei piani dei fondi speculativi torna la Grecia. Alcuni dei maggiori operatori del settore stanno indirizzando danaro e scommesse rialziste sui titoli bancari ellenici. Sono convinti di poterne ricavare ingenti profitti, secondo quanto riporta il Financial Times, mentre il paese cerca faticosamente di rimettere in piedi la sua economia con la dura cura su conti e riforme operata dal governo su sollecitazione di istituzioni e partner europei, che proprio ioeri sono tornati a chiedere altri sacrifici. La “porta d’entrata” dei fondi sono, guarda caso, le privatizzazioni e gli istituti di credito. E così entità come Farallon Capital, York Capital Management, Qvt Financial e Droemus, fondi hedge, ovvero con modalità operative aggressive, hanno deciso di partecipare alle ricapitalizzazioni delle banche elleniche. Ad esempio la Alpha Bank, seconda maggiore della Grecia, che a metà giugno conta di raccogliere 550 milioni di euro da investitori privati. E parallelamente questo aumento di capitale sarà accompagnato da una infusione di capitale da 4 miliardi di euro da parte del fondo anticrisi bancario greco.
Ad attrarli sono stati anche degli escamotage tecnici sulle speciali garanzie che vengono offerte gratuitamente assieme alle azioni di nuova emissione delle banche greche. Consentirebbero di realizzare utili rilevanti perché successivamente saranno scambiabili quasi autonomamente, due volte l'anno in cambio di azioni. "La Troika ha finito per fare questo incredibile affarone per gli hedge fund", commenta un gestore di portafoglio che resta anonimo, in riferimento alle condizioni di queste ricapitalizzazioni stabilite dalla Grecia di concerto con le autorità Ue.

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