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"Se si continua così l'economia rischia il tracollo secco". Intervista ad Antonella Stirati
Alcuni rumors sulle borse stanno gettando degli interrogativi sull’avvicinarsi di una nuova esplosione dell’ennesima bolla speculativa, generata dall’eccesso di liquidità. Cosa ne pensi?
Ho difficoltà ad esprimere un giudizio. I dati sull’economia cinese, il cui rallentamento ha creato del panico, non sono facilissimi da leggere. La Cina ha spinto molto sulla domanda interna in questi anni, ed ha continuato a crescere nonostante la caduta dei mercati di esportazione. Molto dipende dalla politica economica della Cina. Il rallentamento delle altre economie non è certo un elemento favorevole.

Tuttavia la creazione di liquidità…
La creazione di liquidità di per sé in una situazione di economia stagnante non è un problema, nel senso che non genera inflazione. Piuttosto, si tratta di una politica scarsamente utile a stimolare l'economia se è slegata da una politica fiscale espansiva. E poi c’è da dire che essendo stato fatto ben poco per il controllo del sistema finanziario, il rischio è che i movimenti speculativi di capitale tra paesi finiscano per creare altra instabilità. Contrariamente a quello che pensano, e temono, i tedeschi, l’equazione tra creazione di liquidità e inflazione non funziona. Purtroppo la Bundersbank sulla base di questo argomento continua ad appoggiare politiche di austerità e chiede a Draghi di lasciar correre gli spread perché tanto poi, dicono, le politiche di risanamento fiscale ristabiliranno la fiducia e quindi l’economia ripartirà. Non è così.

Veniamo alla situazione europea che potrebbe arrivare a uno sbocco con le elezioni a settembre…
Non sembra di vedere nelle posizioni del governo tedesco un cambiamento. Rimane il punto sul fiscal compact e quindi sulla recessione. E questo nonostante le prove sul forte impatto negativo che le politiche recessive stanno avendo sull’economia del Vecchio continente. Certo, se la Francia dovesse prendere una posizione più dura e determinata la situazione potrebbe aprirsi un po’ di più, ma temo che andremo avanti per parecchio nella linea della gestione dell’emergenza.

Fino all’esplosione delle contraddizioni sociali…
Sì certo. Non è che loro non le vedano. Il punto è che intanto vanno avanti. Hanno paura delle contraddizioni che potrebbero aprirsi nell’economia tedesca oppure traggono più profitto da una situazione in cui costringono gli altri paesi a badare di più ai conti pubblici? Non tutti i tedeschi hanno gli stessi interessi. Vista da qui, il punto di equilibrio sarebbe che la Germania aumentasse la domanda interna e quindi il proprio tenore di vita in modo da generare una crescita anche negli altri paesi. Ma una politica di questo genere in quel paese non è mai stata fatta, hanno sempre puntato sulla crescita trainata dalle esportazioni. Insomma, bisogna vedere cosa succederà a livello politico. Scommetterei più sulla gestione della situazione piuttosto che su improbabili svolte, anche perché non vedo ingiro classi dirigenti in grado di prendere in mano la situazione.

La crisi intanto sta cambiando i connotati delle economie nazionali…
Vedo che ognuno cerca di fare i propri interessi finché può. La tendenza a voler privatizzare interi settori dello stato, per esempio, non demorde. C'è la possibilità di fare ampi profitti se si arrivasse ad una progressiva privatizzazione della previdenza, istruzione e sanità. In Italia c’è un segmento di piccole e medie imprese manifatturiere che esportano e continuano , grazie all’alta specializzazione, a mantenere o accrescere le proprie quote di mercato. Ma molte imprese, quelle che producono per il mercato italiano in particolare, ormai sono sull’orlo del baratro. Quello che si rischia è un tracollo secco dopo un lungo periodo di recessione. Insomma, si rischia una accelerazione nel collasso del sistema se non c'è rapidamente una svolta rispetto alle politiche di austerità.

Draghi si agita sempre di più su questo tema dell’occupazione giovanile. C’è da aspettarsi qualcosa?
Finora non ho percepito niente di diverso sui giovani se non la solita promessa, usata strumentalmente anche nella riforma delle pensioni, che si è pronti a fare qualcosa per loro. In realtà questi interventi pretendono sempre una maggiore flessibilità del mercato del lavoro e magari qualche intervento sulla formazione. C’è molta ideologia dietro. E basta. Il punto è che particolarmente in un momento di recessione come questo non vale l’assunto che l’occupazione dipende dall’incontro tra domanda e offerta di lavoro. I posti di lavoro non ci sono, e continueranno a non esserci se non c'è un intervento dal lato della domanda aggregata. La flessibilità non serve, e molti studi ormai lo dimostrano.

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