Martedì 25 Febbraio 2020 - Ultimo aggiornamento 12:00
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Letta in Europa: l’operazione è riuscita, il paziente è morto, festeggiamo!

Felicità, allegria, quasi scene di giubilo ieri a Palazzo Chigi. L’Europa ha confermato che l’Italia ha rispettato i vincoli di bilancio e che quindi ora avrà un po’ più di flessibilità nella gestione dei conti pubblici. Di conseguenza le celebrazioni di Letta: i sacrifici pagano.

Ma il giubilo del Presidente del Consiglio appare davvero fuori luogo ed anche piuttosto offensivo. Che i sacrifici pagano andrebbe detto ai milioni di disoccupati, alle imprese che hanno chiuso i battenti, ai pensionati sul lastrico, ai cassaintegrati, ai precari che tornano a vivere dai genitori, agli studenti che vanno a scuola senza carta igienica. A loro gli oneri della crisi, e nessun onore, nessun premio.

Più in generale, davvero pare che il governo sia completamente distaccato dalla realtà, totalmente perso nella rincorsa al rispetto dei parametri europei, costi quel che costi. Per il governo attuale (ma anche per quello precedente) l’unico obiettivo di politica economica è la riduzione del deficit. Il resto – crescita, occupazione, povertà, produttività – è un fatto ancillare, di cui occuparsi se e quando ce ne sarà possibilità. Continuando a sostenere l’insostenibile, e cioè che la crescita sia possibile solo dopo aver messo in ordine i conti pubblici, quando è vero esattamente il contrario. Per tagliare il deficit abbiamo fatto salire la disoccupazione, mentre anche Confindustria ci dice che siamo ormai al punto di non ritorno. Letta, al contrario, davanti a questo disastro esulta e ringrazia in particolare il governo Monti, per il suo decisivo contributo al taglio dei costi ed aumento delle entrate. Peccato che si dimentichi di dire che quello stesso governo ci aveva promesso la crescita mentre ora ci troviamo in una recessione ben peggiore di quella che inizialmente prevista. O pensiamo davvero che la cura da cavallo fatta sui conti pubblici non abbia influito sul crollo del Pil?

E quale sarebbe l’utilità di abbassare il deficit, oltre chiaramente ottemperare le ottuse richieste di austerity dell’Europa? Ci spiegano che ora che abbiamo ridotto il deficit, possiamo cominciare a spendere. Attenzione, non abbiamo fatto risparmi, né tantomeno abbiamo ridotto il debito pubblico, anzi in continuo aumento grazie alla recessione. Abbiamo solo speso di meno. Ed ora, dunque, possiamo spendere di più? Si tratta di qualcosa di completamente illogico, direi quasi demenziale. Prima aggraviamo la recessione, poi spendiamo di più per cercare di uscirne? Non era meglio investire prima per evitare il crollo del Pil e dell’occupazione che cercare di recuperare quando ormai il danno è stato fatto?

Si tratta di una posizione talmente contro-intuitiva, che anche il sempre presente Commissario Rehn è dovuto intervenire per smentire il governo italiano. Ma quali spese ed investimenti aggiuntivi? I governi che hanno portato il deficit sotto il 3% del PIL potranno al massimo spendere la differenza. Tradotti in soldoni: se il deficit si fermerà al 2.6% allora la spesa pubblica potrà aumentare dello 0.4% (3-2.6). Quindi il tetto al deficit rimane, non dando alcuna libertà di manovra alle economie in crisi. D’altronde, che senso avrebbe avuto tagliare, tagliare, tagliare, raggiungere il famoso target per poi superarlo nuovamente? Siamo davvero alla fiera dell’assurdo.

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