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Si scrive imprenditori, si legge ladri
Per anni ci hanno fatto una testa così, percuotendo la grancassa dell'emergenza securitaria. Masse di immigrati, zingari, clandestini attenterebbero alle nostre case, alle nostre proprietà, al nostro benessere borseggiando, scassinando e aggredendo.

Chissà cosa devono aver pensato i dipendenti della Dometic di Forlì quando, nella primissima mattinata della vigilia di Ferragosto e nel pieno della notte del 23 agosto, hanno visto loschi figuri entrare negli stabilimenti per svaligiarli. Forse sono scattati, per un istante, gli stessi meccanismi psicologici e collettivi che scattano nella ricerca dei colpevoli di certi efferati delitti che avvengono nelle mura domestiche e che riempono, per giorni, le pagine dei giornali: gli immigrati sono spesso, nell'immaginario, i primi ad essere pensati sul banco degli imputati, per poi scoprire che è stato il vicino di casa, il padre, il fidanzato, il marito. Nel caso della Dometic i parenti e i congiunti non c'entrano, ma c'entrano i padroni.

Alla Dometic, intenti a fregare i generatori prodotti dall'azienda, c'erano infatti l'amministratore delegato italiano, il responsabile europeo della produzione e un dirigente della multinazionale. Nel caso degli ultimi due gli stranieri c'entrano, ma trattavasi di due svedesi. I lavoratori hanno fatto ciò che si fa con i delinquenti: hanno chiamato il 113 e sono arrivati i carabinieri. I malviventi volevano evidentemente dismettere l'attività del sito forlivese svaligiandolo. E per fortuna che gli stessi manager della Dometic il 2 agosto avevano sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali che congelava le procedure di mobilità precedentemente avviate.
Negli stessi giorni è avvenuto un caso analogo a Formigine (Modena), alla Firem: il padrone, Fabrizio Pedroni, ha trasferito armi e bagagli in Polonia, svuotando lo stabilimento durante le ferie. Come a Forlì, i lavoratori e la Fiom non sono stati a guardare: hanno denunciato pubblicamente la situazione, hanno lottato e hanno al momento bloccato il tentativo di furto. Per Pedroni, però, i ladri sono gli altri: ha, infatti, dichiarato ai microfoni di Radio24 che la Firem è «casa mia» e quindi lui può fare ciò che vuole.

Ho cercato di descrivere con un po' di ironia, ma non troppo, dato che la realtà supera ogni immaginazione, quanto avvenuto in questi giorni in Emilia-Romagna. Mi pongo però una questione molto seria, che va al di là di questi due incredibili casi: non sarebbe ora di darsi strumenti legislativi e giuridici forti per tutelare le imprese dagli imprenditori?
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