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Bce: a rischio obiettivo deficit Italia nel 2013. In arrivo altra manovra lacrime e sangue.
La Bce, grazie ai governi Berlusconi-Monti-Letta, da un po' di tempo detta la linea di politica economica all'Italia. La Banca Centrale Europea vede «una graduale ripresa dell'economia» nell'area dell'euro. «Per i restanti mesi del 2013 e il prossimo anno ci si attende, in linea con lo scenario di base, un lento recupero del prodotto, soprattutto sulla scorta di un progressivo miglioramento della domanda interna sostenuta dell'orientamento accomodante della politica monetaria». Il pil, come annunciato dal presidente della Bce, Mario Draghi giovedì scorso, dovrebbe registrare un calo dello 0,4% nel 2013 e una crescita dell'1% nel 2014.

Ma torniamo all'Italia, che ricordiamo è uscita dalla procedura di deficit eccessivo pochi mesi fa. La Bce ricorda i dati preliminari di fine luglio che indicavano un fabbisogno finanziario cumulato «di 51 miliardi di euro (3,3% del Pil), in aumento da quasi 28 miliardi (1,8% Pil) nello stesso periodo del 2012». Fa notare, inoltre, che gli stessi dati sono poi peggiorati ad agosto, con oltre 60 miliardi di fabbisogno cumulato, quasi il doppio dello stesso periodo del 2012. La Bce sa fare i conti e avverte che «il peggioramento, dovuto soprattutto all'erogazione di sostegno al settore finanziario e al rimborso di arretrati, mette in risalto i rischi crescenti per il conseguimento dell'obiettivo di disavanzo delle amministrazioni pubbliche nel 2013 (2,9% del PIL)».

Tradotto che significa? Significa che il rapporto deficit/Pil del 3% è a rischio e che quindi il governo italiano deve trovare delle soluzioni per tranquilizzare i capi, a partire dalla troika (Bce, Ue, Fmi). Quale soluzione migliore di un'altra manovra 'lacrime e sangue'? Tutti dal governo dicono che non ci sarà, che è l'ora della crescita, del rilancio nonostante i dati degli osservatori nazionali e internazionali dicano tutt'altro. Alla fine, molto probabilmente, troveranno un nome efficace al posto di 'manovra' per farla digerire meglio ai cittadini, alle prese ancora, e più di prima, con una crisi che non hanno causato ma che giorno dopo giorno pagano sulla propria pelle.
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