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Crisi, il G7 mobilitato h24 per la fuga dei capitali dai paesi emergenti
E' fuga di capitali dai mercati emergenti. Solo questa settimana dai fondi azionari c'e' stato un deflusso pari a 6,3 miliardi di dollari, la somma piu' alta ritirata in una settimana da agosto 2011, mentre nel mese di gennaio si registra un deflusso pari a 12,2 miliardi di dollari. Secondo il Financial Times, che cita dati di Epfr Global, societa' che monitora dei flussi d'investimento, dai fondi obbligazionari invece sono volati via 2,7 miliardi di dollari questa settimana e 4,6 miliardi da inizio anno.
Il quadro complessivo dei paesi emergenti è piuttosto “mosso” in questi giorni. Molti esperti fanno risalire la crisi alla decisione della Fed di rientrare dal programma QE, che stava spargendo dollari in tutti i mercati internazionali. Questo sta progressivamente mettendo a nudo le varie magagne nelle bilance dei pagamenti e quindi i singoli problemi strutturali coperti in qualche modo dal grande flusso di moneta Usa. Se quindi da una parte la fuga di questi ingenti quantità di capitali potrebbe portare qualche sollievo alle economie finanziarie dei paesi industrializzati, dall’altra la conseguente crisi dei paesi emergenti, che di fatto stanno trainando l’economia mondiale in questo momento, potrebbe non rappresentare una buona notizia. C’è chi come il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, l’euro che in questi giorni sta svolgendo una funzione di scudo, aggiungendo che i ministri finanziari del G7 sono in continuo contatto per seguire "l'evolversi della situazione". "La rete di contatti è sempre attiva e attivabile con breve preavviso. Seguiamo con grande attenzione l'evolversi della situazione, ma è in questi momenti che si vede l'importanza dello scudo dell'euro. L'euro è stabile, anzi si rafforza. In questo momento l'euro è un'isola di tranquillità", ha detto il ministro.

L'Handelsblatt, giornale tedesco, ha scritto di una conference call tra oggi e domani dei ministri finanziari del G7 sulla situazione dei Paesi emergenti.

La turbolenza sui mercati emergenti per il Fondo monetario internazionale "richiede in alcuni casi iniziative urgenti" e “sottolinea la necessita' che le banche centrali vigilino sulle condizioni di liquidita'". Secondo il portavoce del Fmi in questo momento è "difficile identificare una singola causa scatenante" per l'ondata di ribassi".

Le tensioni, innescate dai timori legati alle prospettive di una politica monetaria statunitense più restrittiva e dal rallentamento dell'economia cinese, sembrano allargarsi in misura crescente ai Paesi dell'Europa centro-orientale come Polonia e Ungheria, che avevano invece finora mostrato una buona tenuta.

Varsavia ha deciso di posticipare la diffusione del calendario dell'offerta mensile di titoli di Stato a causa della volatilità del mercato, all'indomani della decisione dell'Ungheria di ridurre significativamente l'offerta di titoli a brevissimo dopo un balzo dei rendimenti.

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