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«15–20», il gioco del lotto di Juncker. E il miracolo dell’effetto leva

Più sono grandi le bugie e più sem­brano vere. Junc­ker e la Com­mis­sione Euro­pea mol­ti­pli­cano pane e pesci.
Solo una per­sona molto spe­ciale è riu­scita nell’impresa ed era real­mente fuori dal comune. Ven­tuno miliardi di euro, le risorse finan­zia­rie che Junc­ker e la Com­mis­sione inten­dono desti­nare al nuovo Fondo Euro­peo per gli Inve­sti­menti (Efsi), diven­tano 315 mld, e nello sce­na­rio migliore 410 mld di nuovi inve­sti­menti tra il 2015 e il 2017. Men­tre si taglia il bilan­cio pub­blico euro­peo, 16 mld arri­vano dal fondo Hori­zon e solo 5 da nuovi impe­gni, il nuovo fondo di inve­sti­mento deter­mi­ne­rebbe un effetto leva 15 nel primo caso e 20 nel secondo.

Si ria­pre il tema degli inve­sti­menti senza men­zio­nare gli Euro­bond, su cui in pas­sato Junc­ker si era speso. Ma nel peg­giore dei modi. Siamo alle solite.

Per­ché siano cre­di­bili i 300 mld è neces­sa­rio che la Bce acqui­sti obbli­ga­zioni, di pari importo, emesse dallo stesso Fondo, a sua volta garan­tito dagli Stati dell’eurozona, dato che non abbiamo vero bilan­cio pub­blico europeo.

Inol­tre, sarebbe neces­sa­ria una «mone­tiz­za­zione» del debito degli Stati che si impe­gnano a soste­nere (diret­ta­mente) il piano di investimento.

Biso­gne­rebbe met­tere in agenda due inter­venti ancora più ambi­ziosi: il piano Padre (ristrut­tu­ra­zione dei debiti pub­blici dei paesi mem­bri oltre il 60% con acqui­sto da parte della Bce e tra­sfor­ma­zione in titoli senza inte­resse da ripa­gare a lungo ter­mine con pro­venti del signo­rag­gio di cia­scun paese), e un sus­si­dio euro­peo di disoc­cu­pa­zione che sosti­tui­sce pro­gres­si­va­mente le misure nazionali.

Ma la Com­mis­sione Euro­pea, in pri­mis la Ger­ma­nia, è ideo­lo­giz­zata e «cac­cia» Key­nes se inter­viene la spesa pub­blica diretta, nono­stante l’impegno di Dra­ghi di con­si­de­rare l’acquisto di bond pub­blici per sol­le­ci­tare nuovi inve­sti­menti, men­tre la spesa indi­retta del Fondo andrebbe oltre le migliori ipo­tesi di Keyne.

Con la Com­mis­sione Euro­pea suc­cede di cadere in que­ste dispute. Pur­troppo la que­stione è molto seria. All’Europa ser­vi­reb­bero almeno 800 mld di euro di nuovo capi­tale, cioè gli inve­sti­menti persi nel corso della crisi. Se pro­prio dob­biamo essere più seri di Junc­ker, l’area euro dovrebbe ripri­sti­nare non meno di 1.000 mld se con­si­de­riamo l’ammortamento e la cre­scita man­cata tra il 2007 e il 2014. Non basta ripri­sti­nare quanto per­duto per recu­pe­rare un livello di occu­pa­zione ini­ziale. Infatti, nel frat­tempo, la pro­dut­ti­vità è cre­sciuta, anche se di poco in Europa, e conta poco lo slan­cio del pre­si­dente di turno dell’Unione: «è un vero e pro­prio new deal europeo».

For­tu­na­ta­mente den­tro la bugia della Com­mis­sione, quindi vera per defi­ni­zione, c’è qual­cosa di buono che il dibat­tito pub­blico rimuove accu­ra­ta­mente. Molti paesi hanno da tempo inviato alla stessa Com­mis­sione non meno di 1800 pro­getti, per un con­tro valore di 1.100 mld. In altri ter­mini i paesi euro­pei sareb­bero desi­de­rosi di soste­nere pro­getti pub­blici di pari valore. Pos­siamo discu­tere del come e del che cosa pri­vi­le­giare, ener­gia rin­no­va­bile, edu­ca­zione, ricerca, infra­strut­ture, ripri­stino ambien­tale, inno­va­zione tec­no­lo­gica e orga­niz­za­tiva, qua­lità del lavoro,ecc., ma gli stati aspet­tano un segnale poli­tico per recu­pe­rare il ruolo di agente eco­no­mico, cioè fare le cose che il pri­vato non farebbe mai.

Ovvia­mente sarebbe utile aprire una discus­sione all’altezza della sfida neces­sa­ria. Renzi non aiuta nella misura in cui misti­fica l’operazione Junc­ker e, come pre­si­dente del seme­stre euro­peo, non ascolta le molte sol­le­ci­ta­zioni che arri­vano pro­prio dall’Europa.

A pen­sar male si fa pec­cato, ma spesso ci si azzecca: non è che la Com­mis­sione volesse real­mente finan­ziare 300 mld di nuovi inve­sti­menti, anche con il con­corso della Bce, men­tre la pre­si­denza del seme­stre euro­peo si è pie­gata all’interesse di qual­che paese par­ti­co­lare in cam­bio di chissà quale favore?

L’Italia è uno dei Paesi fon­da­tori dell’Europa Unita, ma que­sto seme­stre rischia di pas­sare alla sto­ria come l’ennesima occa­sione man­cata. È già dif­fi­cile fare il pre­si­dente del Con­si­glio, imma­gi­narsi quello di turno dell’Unione. Vero Renzi?

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