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Crisi, Draghi apre la seconda fase dell'austerity: cessione di sovranità in cambio di qualche posto di lavoro
Oggi arrivano i dati sull’inflazione europea. La Banca centrale europea è pronta a nuove misure. Il 'quantitative easing' si avvicina sempre di più. Anzi, a giudicare dal clima di effervescenza della borsa in questi ultimi giorni si capisce che il nuovo corso della Bce è stato in qualche modo già “scontato” dai mercati dei titoli.

Ma il presidente Mario Draghi chiama anche i governi e Ue a "fare la loro parte". E si spinge un po’ più in là fino a prefigurare una Unione europea molto più vincolante e con una “cessione di sovranità” più pronunciata. L'austerità cambia solo di domicilio, quindi. In un discorso che appare complementare all'intervento a Jackson Hole, dove apriva a politiche monetarie e di bilancio espansive, ieri ha lanciato l' "Unione di bilancio" e la condivisione di sovranità che anche Berlino invoca da tempo. I termini, comunque, sono tutti da vedere. Ela Germania si attrezza a fare la parte del leone, dettando riga per riga le sue pretese. Ed è lo stesso Draghi ad indicare la strada: i paesi dell'area euro devono essere "sufficientemente flessibili da reagire con rapidita' agli shock a breve termine, anche attraverso l'aggiustamento dei salari o la riallocazione di risorse tra i settori". 

Ad avvicinare il 'QE' - su cui la Bce deciderà nel primo trimestre 2015 – tecnicamente è la debolissima inflazione dell'Eurozona, che rischia persino di deludere lo 0,3% previsto dagli economisti: è possibile uno 0,2% dopo che la Germania e la Spagna hanno registrato a novembre un rialzo dei prezzi dello 0,5% e un calo dello 0,4% rispettivamente. Ma il punto è politico e di tenuta generale dell’Unione europea. A preoccupare veramente ci sono i dati sulla disoccupazione: mentre in Germania scende al minimo storico del 6,6% in Francia a ottobre è aumentata dello 0,8% rispetto al mese precedente, segnando il nuovo record storico di 3,46 milioni di senza lavoro.

L'Eurotower, che giovedì prossimo tornerà a riunirsi, avrà pronte le sue nuove stime a lungo termine. Il via libera potrebbe scattare dopo la sentenza della Corte di giustizia Ue, chiamata a esprimersi sull'acquisto dei titoli di Stato il 14 gennaio. Victor Constancio, il vice di Draghi fornisce già lo “schema tecnico del QE”. E dice apertamente che i titoli pubblici sono il mercato cui la Bce guarda per conseguire più facilmente l'obiettivo dei 3.000 miliardi, che rappresentano le munizioni dell’Eurotower in termini di risorse finanziarie: i titoli sovrani sarebbero comprati proporzionalmente alle quote nella Bce, in misura maggiore quindi le emissioni di Germania (18% del capitale), poi Francia (14%), Italia (12%), Spagna (9%). E' evidente il contrasto con lo stop dato dal presidente 'falco' della Bundesbank Jens Weidmann, che ieri avvertiva dei "grossi ostacoli legali" all'acquisto di titoli sovrani.

Draghi ha detto esplicitamente che i conti in ordine non proteggono del tutto dalle crisi e dal contagio e che per diradare le nebbie sul futuro della moneta unica, attaccata dai mercati da una parte, dall'ondata euroscettica in Paesi come la Francia e l'Italia dall'altra, occorre che ciascun Paese abbia un vantaggio a restare nell'euro, attraverso "qualche forma di condivisione del rischio fra Paesi". Draghi, quindi, sta pensando a forzare il mandato della Bce avanzando la proposta di una "rete di protezione per il debito sovrano". E intanto forza il suo di mandato, spingendosi fino al punto del ruolo politico, che da una parte abbraccia l'idea, lanciata da Angela Merkel, di "una vera condivisione di sovranità nella governance" delle riforme strutturali, e quindi di una pesante cessione di sovranità dei singoli stati, e dall’altra sollecita "un passo in avanti decisivo verso una maggiore Unione fiscale": in vista di una futura condivisione di sovranità nelle decisioni di bilancio, per Draghi l'euro ha bisogno di un "processo di convergenza" nelle politiche economiche.

Intanto, la Commissione europea presenterà oggi i risultati degli esami dei bilanci dei Paesi membri. In una intervista a un gruppo di giornalisti europei, rilanciata in Italia da Repubblica, il presidente Jean-Cluade Juncker afferma che non ci saranno sanzioni: “Per alcuni Paesi saranno necessari sforzi supplementari – dice - ma un conto è dire chiaramente come e perché non si rispettano gli impegni del Patto. Un altro è punire con sanzioni e procedure”.
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