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"Un paese in bilico. L'Italia tra crisi del lavoro e vincoli dell'euro". Ecco perché il Bel Paese è a rischio
“Una nuova traiettoria di crescita che sappia valorizzare il lavoro, la produzione, la conoscenza, l'innovazione, invece della finanza e della speculazione, preservando l'ambiente". Nel libro 'Un paese in bilico. L'Italia tra crisi del lavoro e vincoli dell'euro', di Vincenzo Comito, Natalia Paci e Giuseppe Travaglini, (Ediesse, 245 pp. 14 euro) non c’è solo una critica piuttosto radicale alla politica dell’austerità ma anche una lunga serie di proposte. Anche perché, ormai è acclarato che la crisi ha portato a una profonda trasformazione del 'modello di sviluppo' dell'Italia in questi ultimi 30 anni, con particolare attenzione alle riforme del lavoro e alle conseguenze del sistema dell'euro. E quindi, trovandoci in un atterraggio tutt’altro che morbido, occorre trovare il modo di riparare ai danni del liberismo. "Il nostro paese ha visto crollare dalla fine degli anni '80 – scrivono i tre economisti - il tasso di crescita del prodotto nazionale, la produttivita' del lavoro, il tasso di investimento, l'intensita' di capitale e il progresso
tecnologico", e quindi "l'adesione all'euro e alle regole che ne presiedono il funzionamento” non ha fatto altro che esasperare “le tensioni gia' esistenti nel mercato del lavoro e in quelli
finanziari".
E tutto il volume, attraverso i tre saggi che ne compongono l'ossatura ('Crescita, occupazione ed euro' - 'La crisi dell'euro. Perche' e cosa fare' - 'La crisi del lavoro. Deregolamentazione e disuguaglianze'), vuole offrire un'occasione di ripensamento critico e analitico del modello di sviluppo italiano degli ultimi decenni, anche perche', dicono gli autori, "siamo a una svolta cruciale delle attuali vicende economiche e sociali del Paese ed e' essenziale correggere velocemente gli errori". Sicuramente critici verso le politiche di euro-austerita', Comito, Travaglini e Paci dicono che non e' stato l'indebitamento pubblico a provocare la crisi, ma la crisi a provocare l'innalzamento del livello di indebitamento. E in Italia a rendere, dal 2008 a oggi, il livello del debito sempre piu' allarmante e' stata la continua flessione del Pil: -9 punti di crescita del Pil in 6 anni, calo che ha contribuito a spingere il rapporto debito/Pil oltre il 130%.

E per il mercato del lavoro, spiega il libro, scegliere di continuare a competere sui costi, continuando a precarizzare l'offerta di lavoro e la compressione dei dirirtti individuali e collettivi, finisce per tenere fuori dal sistema produttivo le conoscenze di un'intera generazione e moltiplica l'instabilita' del sistema, senza rinnovarlo e riqualificarlo. Per risolvere la crisi, insomma, bisogna ripartire dal lavoro come fondamento della persona e dell'economia.

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