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Roberto Romano: La Lombardia ha perso il treno europeo
La Lom­bar­dia è una regione euro­pea? È una domanda che nes­suno ha più il corag­gio di fare e di farsi. Paura? Sme­mo­ra­tezza? Ina­de­gua­tezza? Da una parte si con­ti­nua a foto­gra­fare la Lom­bar­dia come un motore dell’Europa, dall’altra si rac­conta un disa­gio sociale, più o meno mani­fe­sto, che com­pro­met­te­rebbe l’uscita dalla crisi. Alla fine il dibat­tito diventa dico­to­mico: soste­nere l’eccellenza lom­barda, oppure soste­nere le per­sone che tem­po­ra­nea­mente vivono la crisi. Ricor­dare la «poli­tica eco­no­mica e sociale» di Wil­liam Beve­ridge è un azzardo, ma prima o poi que­sto azzardo dovrà essere intra­preso. Si tratta di coniu­gare lo sra­di­ca­mento della povertà e la libertà dal biso­gno, un tratto costi­tu­tivo delle eco­no­mie indu­stria­liz­zate, senza dimen­ti­care che l’infrastruttura dello stato sociale risiede pro­prio nella piena occupazione.

Su que­sto ultimo punto abbiamo le con­su­mate pro­po­ste: più inve­sti­menti, for­ma­zione, ricerca e svi­luppo e ammor­tiz­za­tori sociali. Al mas­simo è richie­sto un inter­vento pub­blico teso a soste­nere l’iniziativa pri­vata, il più delle volte con­di­vi­dendo la neces­sità di ridurre le tasse e la buro­cra­zia. Se il sistema eco­no­mico della Lom­bar­dia è una eccel­lenza, occorre rivi­ta­liz­zarlo con­ser­vando quel tanto di buono che lo stato sociale deve è può fare. In altre parole la crisi è una crisi ciclica (lunga), ma se lavo­riamo assieme usci­remo tutti più forti, ric­chi e com­pe­ti­tivi. A que­ste con­di­zioni la più grave crisi poli­tica del cen­tro destra della Lom­bar­dia non poteva avere uno sbocco a sini­stra. Se la crisi è una crisi con­giun­tu­rale con­viene affi­darsi al cen­tro destra. Per­ché sce­gliere diver­sa­mente? Infatti, le ele­zioni sono state vinte da Maroni. La sini­stra, tutta la sini­stra, non aveva e non ha un pro­getto di tra­sfor­ma­zione. Per­ché affi­dar­gli il cam­bia­mento? Meglio le con­su­mate prassi. Non risol­vono i pro­blemi, ma sono rassicuranti.

Ritor­niamo alla domanda ini­ziale: la Lom­bar­dia è una regione europea?

Se la crisi inter­ve­nuta nel 2007, non ancora con­clusa, ha un merito, non desi­de­rato, è quella di avere messo a nudo la neces­sità di fare poli­tica eco­no­mica, la quale altro non è che la solu­zione dei pro­blemi. Qual è il pro­blema di strut­tura della Lom­bar­dia? La Lom­bar­dia non attra­versa una crisi con­giun­tu­rale, piut­to­sto un pro­gres­sivo allon­ta­na­mento dall’Europa, con delle impli­ca­zioni sociali, indu­striali e di bilan­cio pub­blico che potreb­bero aggra­vare la situa­zione. Come pos­siamo defi­nire crisi di strut­tura? Nel modo più sem­plice: se una regione, un paese, opera per anti­ci­pare il benes­sere e la strut­tura pro­dut­tiva e occu­pa­zio­nale di domani, pen­siamo a Wil­liam Beve­ridge, sarà pos­si­bile pro­get­tare il futuro; se una regione ripro­duce se stessa il futuro diventa un azzardo (morale).

È noto che la cre­scita del Pil della Lom­bar­dia tra il 2000 e il 2012 è stata più bassa di 17 punti rispetto all’Europa. Un fatto che dovrebbe far riflet­tere in sé. Ma non è que­sto l’aspetto più grave e dram­ma­tico. Il nodo di strut­tura è un altro: gli inve­sti­menti della Lom­bar­dia sono uguali a quelli medi dell’Europa (19,4%), ma ciò non ha per­messo al Pil di cre­scere come e quanto quello medio euro­peo. Gli inve­sti­menti non sono il motore della Lom­bar­dia, piut­to­sto un vin­colo. Come è stato pos­si­bile che gli inve­sti­menti della Lom­bar­dia da oppor­tu­nità di cre­scita, nuove imprese e lavoro, siano diven­tati una palla al piede? Dif­fi­cile da cre­dere, ma nella catena del valore inte­grato, valore aggiunto da e per l’estero, gli inve­sti­menti regio­nali sono diven­tati red­dito per altre regioni e per altri paesi. In altre parole gli inve­sti­menti incor­po­rano sapere pro­dotto da altri paesi. Se incor­po­riamo sapere da altri paesi, il Pil della Lom­bar­dia non poteva che avere le ten­denze mostrate. Il meno 17% di cre­scita è esat­ta­mente pari alla produzione-lavoro buono con­se­gnato all’estero. Se non pro­du­ciamo i beni stru­men­tali che le imprese a valle doman­dano, per­diamo lavoro e pro­du­zione indu­striale. Solo in que­sto modo pos­siamo spie­gare l’impoverimento di strut­tura della Lombardia.

Alla fine la for­ma­zione dei ragazzi matu­rata nelle nostre uni­ver­sità è troppo alta per le imprese lom­barde. È un modo per spie­gare che i luo­ghi comuni, più inve­sti­menti, for­ma­zione, ricerca e svi­luppo e ammor­tiz­za­tori sociali, sono lo spec­chio fedele del livello del dibat­tito poli­tico, sociale e datoriale.

Gli effetti (flusso) sono dram­ma­tici. La velo­cità di cre­scita della disoc­cu­pa­zione reale e della povertà non hanno pari tra le regioni ita­liane e ancor meno tra le regioni euro­pee. La disoc­cu­pa­zione è cre­sciuta del 71%, men­tre la povertà del 50%.

Nell’arco di pochis­simo tempo la Lom­bar­dia è sci­vo­lata al 128° nello score delle regioni euro­pee, al 139° nella ricerca e svi­luppo. Sulla ricerca e svi­luppo siamo stati supe­rati da Emi­lia e Pie­monte. In altre parole la strut­tura dell’economia lom­barda è assente dalla catena del valore euro­peo. Diver­sa­mente è inspie­ga­bile la quota di red­dito da lavoro sul totale rispetto a tutte le altre regioni del Paese. Il lavoro non è da tempo la matrice dello svi­luppo. Men­tre in Europa il red­dito da lavoro si avvi­cina al 50% e in Ita­lia al 41%, che già da conto della crisi, in Lom­bar­dia il red­dito da lavoro sfiora di poco il 35%. Come è pos­si­bile che una regione indu­stria­liz­zata come la Lom­bar­dia abbia una quota da red­dito da lavoro così bassa? Quin­dici anni di For­mi­goni non sono pas­sati invano; rimane un lascito da cui è dif­fi­cile affran­carsi. Maroni è diverso ma per molti, troppi, aspetti è molto peg­gio. Se For­mi­goni imple­men­tava la sus­si­dia­rietà come policy, quindi deflusso di potere deci­sio­nale, Maroni riflette la despe­cia­liz­za­zione della Lom­bar­dia, assi­cu­ran­do­gli una solu­zione ter­ri­to­riale. Imma­gi­nate la solu­zione della più grave crisi di strut­tura via ter­ri­to­rio. Men­tre l’Europa lavora per indu­stria­liz­zare la ricerca, la Lom­bar­dia dovrebbe indu­stria­liz­zare il territorio.

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