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"Renzi vuole abbattere il Welfare, esattamente come Cameron". Intervista a Roberto Romano
Ammesso che Renzi riesca a trasformare tutto quello di cui ha parlato l’altro giorno al Consiglio dei ministri in un provvedimento di legge, qual è il tuo giudizio da economista?
Se prima avevo qualche frustazione e avviso negativo le cose mi pare davvero che siano peggiorate. Questo governo è un bell’esempio di liberismo. Pregi e difetti, per carità.

Pregi?
Dice le cose che vuole fare, nel senso che fa dichiarazioni limpide e non contorte. Declina un quadro macroeconomico più vicino al vero, ma non vero fino in fondo. Che rispetto alle formulazioni dei governi precedenti è già un punto di avanzamento, perché in un periodo di crisi come questo se stai pure a nascondere la realtà alle persone…

I difetti?
Nel caso specifico parlerei di critiche. Siamo davanti a un governo oggettivamente liberista che è favorevole allo Stato minimo. E’ il suo punto di vista, del resto, e quindi il suo programma. Agisce unicamente e solamente sul lato dei tagli perché lo Stato è il vincolo per la crescita economica. Sono provvedimenti che potrebbe prendere la destra di Cameron. Questo è il governo Renzi. Alla base c’è lo scambio che spero che tutti riescano a vedere, tra la disponibilità di 80 euro mensili e la riduzione dello Stato a Stato minimo, e quindi di un taglio netto a servizi e assistenza. Spero davvero che tutti lo capiscano. A quel punto se la spesa pubblica diminuisce nella misura indicata andranno persi servizi e lavoro equivalenti.

Insomma, totale assenza di spesa pubblica per lo sviluppo.
Spero che tutti abbiano contezza di quello che sta accadendo. Tagli in una misura che travalica la vecchia spending review di Monti, a cui si aggiunge un intervento di Renzi attraverso Cottarelli. E quindi i conti esatti sono trentadue miliardi più quindici. Ottanta euro per acquistare sul mercato servizi che prima venivano erogati dallo Stato. Spero che qualcuno si alzi e non dica che gli ottanta euro sono a beneficio dei lavoratori.

Parlavi della corrispondenza tra tagli e servizi in meno…
Di tutte quelle misure sia vuol dire che sei milioni di persone potranno buttarsi dai ponti perché non avranno nessun beneficio. In più il taglio della spesa pubblica agisce su tutte le persone che non hanno il redito o che potenzialmente non lo possono avere. Ma la cosa davvero incredibile è che mentre in economia si usa il moltiplicatore per dire come un aumento di spesa fa crescere il reddito complessivo qui si sta barando sul saldo complessivo della crescita. Se devo andare a vedere bene con il Def, mentre le misure create, dicono loro, dovrebbero far crescere il Pil dello 0,5%, e le liberalizzazioni dello 0,8%, la spending review ha un effetto demoltiplicatore dello 0,2%. Non tornano i conti. Come si insegna in economia il demoltiplicatore ha un effetto maggiore del moltiplicatore perché toglie ricchezza consolidata.

Intanto, l’avanzo primario aumenta, almeno nelle previsioni
In realtà la cosa è che che stiamo giocando con il fuoco. L’avanzo primario arriva a 50 miliardi ma questo vuol dire minore domanda a cui bisogna aggiungere la spending review e arriviamo intorno ai 70. In una fase di crisi se blocchi la domanda in quella misura blocchi tutti, non puoi andare da nessuna parte. Tutto quello che si dice sull’aumento del Pil, è tutto basato sulle esportazioni, anche lì c’ è poco da prendere. Dal punto di vista liberista la manovra è molto coerente. Milton Friedman è più di sinistra rispetto a Renzi. Lo Stato è al minimo del funzionamento capitalistico, cioè i tribunali e la polizia. Nemmeno Einaudi arrivava a tanto. Per fare questa operazione di prendersi qualche voto alle europee stanno mandando al macello quindici milioni di persone.

 

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