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Italia, la crisi ha bruciato un milione di posti di lavoro. Un altro mezzo milione nel limbo della cassa integrazione
In cinque anni di crisi in Italia e' andato perso oltre un milione di posti di lavoro. E a questi vanno aggiunti, come documenta la Cgil, un altro mezzo milione in cassa integrazione. E’ questo il vero volto della crisi. Dal 2008 al 2013 nel nostro Paese gli occupati sono scesi da 25,1 milioni a 24,1 milioni con un calo di oltre 1 milione di unita' (-4,32%). Nell'area euro l'occupazione e' risultata in caduta del 3,25% (-4,9milioni) da 150,8 milioni a 145,9 milioni. Unica eccezione e' la Germania (+3,25%) che ha dato impiego a 1,8 milioni di persone in piu' (da 40,7 milioni a 42,2 milioni).
Il rapporto del Centro studi Unimpresa ha analizzato l'andamento del mercato del lavoro in Italia e nell'area euro dal quarto trimestre 2008 al quarto trimestre 2013. L'analisi di Unimpresa - basata su dati Banca d'Italia, Eurostat e Istat - mette in luce che nell'area euro (Unione europea a 18) l'occupazione e' calata complessivamente da 150,8 milioni a 145,9 milioni: i posti di lavoro in meno pertanto sono 4,9 milioni (-3,25%). Dentro i nostri confini, in media si sono persi 200mila posti di lavoro l'anno. Gli occupati erano 25,1 milioni a dicembre 2008 mentre gia' nel 2009 (quarto trimestre) erano calati a quota 24,1 milioni. Ancora una diminuzione nel 2010 (quarto trimestre) a 24 milioni e 676mila unita', ancora giu' a fine 2011 a 24 milioni e 575mila unita' e in calo dopo altri dodici mesi (dicembre 2012) con 24 milioni e 520mila unita' occupate.
L'ultima istantanea, quarto trimestre 2013, restituisce una fotografia a tinte fosche: i posti di lavoro sono 24,1 milioni e rispetto all'inizio della crisi (quarto trimestre 2008) sono andati persi, dunque, 1 milione e 86mila posti di lavoro con un calo percentuale pari al 4,32%.
"La situazione - commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - e' da allarme rosso. L'emorragia di posti di lavoro si estende a vista d'occhio giorno dopo giorno e non si vede una via d'uscita. Le imprese sono stremate e il fallimento e' inevitabile. Dopo le elezioni europee, il governo di Matteo Renzi deve andare avanti a testa bassa; poniamo ancora una volta l'esigenza di varare riforme serie, volte a dare speranza agli imprenditori e pure alle famiglie. Per rimettere in moto l'economia, e quindi per far ripartire l'occupazione, dando alle aziende la possibilita' di creare nuovi posti di lavoro, si deve dare impulso al credito e vanno tagliate le tasse". Secondo Longobardi "senza la liquidita' delle banche e senza un abbattimento drastico della pressione fiscale il nostro Paese non ha futuro. In questo quadro drammatico, abbiamo assistito finora purtroppo a una grande irresponsabilita' dei partiti, specie quelli della maggioranza chiamati a sostenere il vecchio esecutivo, che si sono divisi su questioni minori invece di pensare a salvare il Paese".
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