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Krugman fa i conti in tasca alla Bce: "Draghi sbaglia, prospettive migliori con il 3% di inflazione"
Sulla carta, le banche sembra abbiano risposto positivamente al disincentivo posto dalla Bce con il provvedimento sui “tassi negativi” di pochi giorni fa. Ma, ovviamente, non c’è nessuna sicurezza che i 25 miliardi tolti dal “parcheggio della liquidità” presso l'Eurotower vadano dritti agli investimenti. E infatti nel Bollettino mensile le stime sulla crescita in Europa rimangono basse, addirittura “inferiori alle attese”. Così come rimangono basse le stime sull'inflazione annunciate la scorsa settimana: allo 0,7% per il 2014, all'1,1% per il 2015 e all'1,4% per il 2016. Si sprecano gli inviti agli istituti di credito a fare "il loro dovere". L'ultimo appello in questa direzione arriva addirittura dal ministro Padoan. Rimarranno parole al vento. 

Secondo Francoforte il Pil dei paesi della moneta unica quest'anno segnerà un incremento dell'1%, +1,7 nel 2015 e +1,8 nel 2016. Nel primo trimestre dell'anno, il Pil dell'Eurozona e' aumentato dello 0,2% sul periodo precedente, un'evoluzione che "conferma la graduale ripresa in atto, pur essendo in certa misura piu' debole delle attese”. Incrementi del tutto ininfluenti, comunque, sui redditi e, soprattutto, sul mercato del lavoro. "Sebbene dai mercati del lavoro provenga qualche ulteriore segnale di miglioramento – scrive ancora la Bce - la disoccupazione resta elevata nell'area dell'euro, unitamente a una capacita' produttiva inutilizzata che permane nel complesso considerevole". Con questi numeri si va dritti dritti al peggioramento del deficit di gran parte dei paesi europei. Un peggioramento che costringerebbe la Bce a prendere in considerazione l'idea di un acquisto dei titoli di Stato. 

Paul Krugman spara a zero contro la Bce e fissa al 3% il livello di inflazione che potrebbe favorire in qualche caso la ripresa. Ben lontani quindi dai numeri elaboratori da Mario Draghi. "Storicamente sappiamo che una combinazione tra un'inflazione bassa, l'austerity e la svalutazione interna, cioè una riduzione del costo del lavoro, non ha mai funzionato per rimettere in moto un'economia. Perchè allora applicare questa ricetta per risolvere i problemi dell'Europa?”, dice l’economista professore a Princeton. “L'inflazione non è la panacea, non deve essere troppo elevata. Ma le prospettive europee sarebbero nettamente migliori con il 3% di inflazione piuttosto che l'attuale 0,5%", sottolinea in un'intervista al 'Nouvel Observateur'.

Se l'inflazione aumenta nella zona euro, sottolinea Krugman, "sarà probabilmente più forte in Germania e sempre debole in Spagna dove c'è un tasso di disoccupazione più elevato. E' esattamente quello che bisognerebbe fare: la Spagna riguadagnerebbe competitività rispetto alla Germania. La Francia starebbe tra tutti e due. Ma siamo ancora molto lontani dal registrare un tale fenomeno. Le misure appena annunciate dalla Bce non basteranno a suscitarlo". Sotto la presidenza di Mario Draghi, rileva tuttavia Krugman, "la Bce è cambiata. Si dimostra di più larga veduta. Niente a che vedere con la Bce che aumentava i tassi nel 2010 mentre la crisi non era terminata".

Per Krugman, "la Commissione Ue vive su un mito: per lei, tutti i problemi economici arrivano dalla crisi delle finanze pubbliche che bisogna risolvere poi la crescita arriverà da sola. E' totalmente sbagliato! Spingendo l'austerity per tutti, senza sostenere gli sforzi per il rilancio, la Commissione Ue mette in pericolo tutto il progetto europeo. E' molto più dura che la Bce o l'Fmi. Questo deve cambiare".
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